Un campo da calcio (come ama definirlo lo scrittore pisano Sandro Solinas) è “lo scrigno dei nostri ricordi” e di ricordi ogni campo (in Italia se ne contano oltre 24.000) ne ha un’infinità come li ha il campo riconosciuto all’unanimità come un’autentica istituzione (il San Siro/Giuseppe Meazza di Milano) che nella giornata di sabato 19 settembre 2026 si è cucito i suoi primi (e purtroppo ultimi...) 100 anni. Voluto dal presidente del Milan Piero Pirelli per l’inadeguatezza del campo di Viale Lombardia fu costruito in zona San Siro (santo al quale era dedicata un'antica chiesa ubicata in zona risalente all’VIII secolo) sulla base di un progetto che ricalcava le trame degli impianti inglesi ideato dagli architetti Ulisse Stacchini e Alberto Cugini venendo inaugurato domenica 19 settembre del 1926 alla presenza del Duca di Bergamo Adalberto di Savoia-Genova (la spesa fu di circa 5 milioni di lire e i 120 operai messisi all’opera per edificarlo impiegarono 13 mesi).

In quella storica giornata che lo tenne a battesimo si affrontarono amichevolmente (e non poteva essere altrimenti) il Milan e l’Inter. A far loro l’inusuale derby meneghino furono i bauscia che firmarono 6 reti contro le 3 dei casciavit che scrissero anch’essi una pagina da tramandare ai posteri grazie a Santagostino, autore della prima rete in assoluto. Il giorno dopo si scese ancora in campo per un’altra amichevole che vide affrontarsi la mista Inter/Milan e il Deutscher F.C. di Praga (finì 4-1 per i milanesi con l’interista Bernardini che aprì e chiuse le marcature). A due domeniche dall’inaugurazione (il 3 ottobre) il Milan e la Sampierdarenese disputarono la prima partita ufficiale mentre qualche mese dopo (il 20 febbraio del 1927) andò in scena il primo confronto internazionale, quello tra l’Italia e la Cecoslovacchia che Baloncieri riprese nel finale chiudendolo sul 2-2.

Passarono gli anni e il campo crebbe in importanza e capienza (nel 1934 ospitò tre partite del mondiale e grazie alle spese sostenute dal comune di Milano dopo la vendita da parte del Milan ratificata nel 1935 i posti passarono da 35.000 a 55.000). Fino al 1947 il campo fu utilizzato esclusivamente dal Milan e in qualche occasione dall’Inter la cui casa (dopo la dismissione del campo di Via Goldoni poi intitolato a Virgilio Fossati) era l’Arena Civica (utilizzata anche dal Milan durante il periodo bellico e post bellico) ma a partire dallo stesso anno fu condiviso con l’Inter che il 27 maggio del 1965 (con il secondo anello venuto su negli anni ‘50 a renderlo più maestoso e con l’impianto di illuminazione venuto su qualche anno dopo a garantire le partite in notturna) sarebbe salita sul tetto d’Europa battendo a San Siro il Benfica in una notte da tregenda (fu l’unica volta che una squadra milanese avrebbe vinto la coppa più ambita calpestando l’erba di casa). Finale di Coppa dei Campioni che si sarebbe rivista cinque anni dopo (a sfidarsi furono il Feyenoord e il Celtic) con un’altra novità, il tabellone elettronico.

Nel 1980 (dopo alcuni interventi di messa in sicurezza riguardanti il primo anello ormai datato) San Siro (intitolato nel frattempo all’ex fuoriclasse di Inter e Milan Giuseppe Meazza “il balilla”) ospitò tre partite degli europei e nel maggio del 1989 vide elevarsi sul tetto d’Italia quella che passò alla storia come l’Inter dei record guidata da colui che il San Siro lo calpestò nelle vesti di calciatore con la maglia del Milan, il Trap. Designato per i Mondiali del ‘90 (aprendo la rassegna con il clamoroso sgambetto del Camerun all’Argentina) l’imponenza toccò il cielo con la posa del terzo anello che portò la capienza a 85.700 spettatori (oggi attestata a quasi 76.000). Nel 1996 a trovare spazio fu il museo di Milan e Inter mentre con l’inizio del nuovo millennio rivide una finale di Coppa dei Campioni, quella tra il Bayern Monaco e il Valencia. Finale replicata per la quarta volta nel 2016 quando si affrontarono il Real Madrid e il Valencia.

Venduto dal Comune di Milano a Milan e Inter il 30 settembre del 2025, entro pochi anni verrà abbattuto chiudendo per sempre lo scrigno dei suoi mille e più ricordi che il campo da calcio italiano per antonomasia (non per nulla definito “La Scala del Calcio”) ha scritto in ogni singolo giorno dedicato al football, partendo da quel 19 settembre del 1926 quando l’arbitro milanese Cerri fischiò non solo il calcio d’inizio di una partita ma il fischio d’inizio di una partita che giunta oggi ai tempi supplementari vorrebbe continuare all’infinito, ma il tempo del romanticismo è ormai soltanto un lontanissimo e sbiadito ricordo; sentimento che accomuna sportivi e non per l’addio a Sandro Mazzola, leggendario numero 8 della Grande Inter scomparso nel giorno del centenario della sua casa che iniziò a esser illuminata dalle sue virtù in un derby meneghino del 24 febbraio 1963 scagliando il cuoio in fondo al sacco a soli 13 secondi dal via... 

Francesco Lacquaniti

Sezione: Visti da Voi / Data: Lun 21 settembre 2026 alle 20:02
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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