Non si vive di solo Vidal. Il nome del cileno continua a monopolizzare il mercato interista, almeno quello parlato. Perché poi, concretamente, il club nerazzurro si sta muovendo in più direzioni al fine di allestire una rosa competitiva e che esaudisca i desideri di Conte. Vidal è senz'altro un profilo particolarmente gradito al tecnico leccese, così come lo sono Hakimi e Kolarov. Il sogno resta Kanté, al momento pressoché inarrivabile: servirebbe una grossa cessione per agguantare il francese, ma di questi tempi nessuno ha troppi margini di manovra.

Tra le altre indiscrezioni di mercato, più o meno confermate, spicca l'addio di Diego Godin. Una voce confermata anche dal Cagliari, per bocca di dirigenti e allenatore: l'uruguaiano starebbe seriamente per accordarsi con il club rossoblu, lasciando Milano dopo appena una stagione. Un addio in nome di cosa? Certamente influisce l'età, non più verde. E senza dubbio un grosso peso ce l'ha anche l'ingaggio dell'ex Atletico Madrid, legato all'Inter da un accordo di circa 6 milioni a stagione. E poi c'è l'aspetto tecnico/tattico da valutare. No, Godin non è uno specialista della difesa a tre. Era stato preso quando c'era ancora ragionevole certezza che in panchina sarebbe rimasto Spalletti, che lo avrebbe utilizzato a rotazione con Skriniar e De Vrij. Ma la storia è cambiata in corsa e il capitano della Celeste ha avuto più di un grattacapo per adeguarsi a un nuovo sistema di gioco dopo 20 anni di carriera.

Tutto giusto, quindi? Forse. Soprattutto se poi a Milano dovesse arrivare Kumbulla, profilo che sa disimpegnarsi con disinvoltura in tutte le posizioni di una linea a tre. Ma il dubbio resta. E non solo perché, lasciandolo andare via a zero, questo assomiglia parecchio a un regalo che l'Inter fa al Cagliari (il secondo dono dopo il prestito di Nainggolan). No. Anche perché Godin non è un giocatore normale. Al di là della bravura tecnica, dimostrata anche a Milano nonostante le difficoltà fisiologiche, Diego è un uomo di caratura rara. Uno che ha vinto quasi tutto e che sta zitto in panchina senza fiatare. Uno che non sbaglia mai una dichiarazione e che stimola i compagni anche quando viene accantonato. Sa dare l'esempio, sa giocare le partite che contano. Se sbaglia, si rialza e picchia forte: gli hanno ripetuto più volte "bollito", e lui ha rialzato la china, con sudore, come nella finale di Europa League. E non sembra affatto uno appagato, uno che voglia andare a svernare. Integro fisicamente e con la spina ancora attaccata. Godin è un campione come ce ne sono pochi. Perderlo non sarà indolore.

Suerte, Faraon.

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 15 settembre 2020 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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