"E anche questo Natale se lo semo levati dalle palle", diceva l'avvocato Giovanni Covelli, alias Riccardo Garrone, nel film 'Vacanze di Natale'. Traslando il concetto, magari con uno di quei meme da AI che tanto sono in voga, potremmo sostituire il baffuto protagonista della pellicola del 1983 con Cristian Chivu e la parola 'Natale', che ancora ci sta comunque bene visto il calendario, con 'bestia nera'. Perché finalmente, è il caso di dirlo, l'Inter è riuscita a regolare non solo sul piano del gioco, ma anche nel risultato, quello che da anni era ormai diventato forse l'avversario più scomodo sia al Dall'Ara sia al Meazza, ultimamente anche in terra araba. La classica bestia nera, insomma. Ieri sera a Milano, come a Riad, si è vista una squadra siuperiore all'altra. Ma stavolta i rossoblu non sono riusciti a difendere il risultato favorevole fino a oltre il 90esimo, perché l'Inter pur sprecando la solita vagonata di occasioni ha saputo colpire al momento giusto, indirizzando il racconto verso il finale più gradito. Un 3-1 persino stretto alla luce della mole di gioco prodotta e dei balzi felini di Ravaglia, un 'quasi eroe' in una serata che l'ha visto preso di mira da ogni posizione. C'è da essere molto soddisfatti dunque, perché oltre alla qualità del calcio che ormai è un'abitudine, i ragazzi di Chivu hanno mostrato anche una timida dose di cinismo, sufficiente per arrivare al 94' senza presagire beffe nonostante il gol della bandiera di Castro.

Sin dall'inizio il copione è stato chiarissimo: nerazzurri aggressivi, decisi a sfruttare gli spazi concessi abitualmente dagli avversari, sempre alti e in anticipo, accettando l'uno contro uno e il campo aperto. Da questo punto di vista le due squadre avevano parecchi punti in comune, ma alla lunga ha prevalso la qualità di chi era in campo. Si pensi al gol del vantaggio, arrivato persino più tardi rispetto alle aspettative: colpo di tacco di Thuram, dribbling di Lautaro, sinistro in corsa di Zielinski. Tutto molto bello. E ce ne sarebbero anche altre di iniziative corali degne di nota ma andate nel dimeticatoio della cronaca per imprecisione o eccesso di foga nell'esecuzione. Non a caso le altre due reti arrivano da corner, una materia in cui l'Inter continua a primeggiare. A onor del vero, però, è giusto sottolineare come se il colpo di testa di Odgaard, sullo 0-0, fosse stato 10 centimetri più a sinistra, chissà che partita racconteremmo adesso. Ma fa parte del gioco, anche in un contesto in cui una squadra domina l'altra, sono gli episodi a fare sempre la differenza. E stavolta i padroni di casa li hanno fortemente spinti dalla propria parte, lasciando poche briciole ai quotati rivali, forti di un ottimo assetto di gioco, alcune individualità interessanti e la tradizione degli ultimi confronti. L'ultima, forse, l'arma davvero in più da sfoderare al Meazza.

Primo posto confermato, almeno fino a mercoledì quando si andrà al Tardini a sfidare la squadra che Chivu ha mantenuto in Serie A con il proiprio lavoro, una trasferta rognosa da tutti i punti di vista. Ma a questo giro era importante replicare ai successi di Milan e Napoli, entrambi fuori casa. E dopo Bergamo, questa Inter anche contro il Bologna ha confermato di avere la testa giusta per non farsi sopraffare dall'ansia del dover vincere a tutti i costi, la stessa che in passato, spesso e mal volentieri, le faceva perdere punti sanguinosi e posizioni in classifica. Oggi la musica sembra diversa ma nelle prossime settimane fioccheranno le situazionio in cui bisognerà replicare a chi spinge da dietro.

Esordio positivo dunque in questo 2026, prima vittoria in un gennaio stressante dal punto di vista degli impegni ravvicinati. E se ancora una volta Luis Henrique ha dimostrato di sentirsi a proprio agio sulla fascia destra nerazzurra, sarebbe folle pensare di lasciarlo solo fino a marzo, quando dovrebbe tornare Dumfries. Nel pre-gara Marotta ha confermato che a destra c'è un problema, ma non è una questione di fiducia o meno nel brasiliano quanto piuttosto numerica. Per questa ragione, che si tratti di Joao Cancelo o chi per lui, l'auspicio è che in Viale della Liberazione il concetto di 'a posto così' non trovi spazio, è troppo evidente la falla lasciata dall'esterno di Aruba per ignorarla. E tergiversando troppo c'è il rischio che alla lunga inghiotta punti e obiettivi stagionali che questa squadra è all'altezza di raggiungere. Dopo la bestia nera Bologna, 'levamose dalle palle' anche questo problema.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 05 gennaio 2026 alle 00:00
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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