Come un ciclista andato in cotta su una salita durissima, ormai non vede l’ora che arrivi il traguardo per poter finalmente mettere i piedi a terra e riprendere fiato dopo aver vissuto l’inferno per chilometri e chilometri. Ormai questo è il sentimento che attanaglia l’Inter: quello di chiudere in fretta questa maledetta stagione, che sembrava promettere bene e che invece si è commutata in un’annata a dir poco fallimentare, dove progressivamente tutti gli obiettivi sono venuti meno, in una terrificante sequela di risultati catastrofici, con il contorno non trascurabile, ma non abbastanza giustificativo per questa annata da tregenda, di una catena di infortuni che ha progressivamente ridotto all’osso le scelte di Andrea Stramaccioni.
La gara contro il Genoa, disputata con 15 indisponibili e due squalificati, è stata in un certo senso emblematica dello stato emotivo del gruppo: tanta buona volontà ma poca vena realizzativa, soprattutto poca voglia di fare male e farsi del male. I rossoblu si adattano bene al clima e, complice anche Luca Toni che da Firenze consegnava la salvezza alla sua ex squadra condannandone però un’altra alla retrocessione, la partita, fatti salvi un paio di lampi di Handanovic e una traversa di Rocchi, viaggia ad una velocità di crociera, senza troppi rischi. E nell’amarezza delle tante traversie di questa stagione, viene da pensare: “Va bene così”.
E’ il primo 0-0 stagionale di Stramaccioni; non si è perso come accadeva da tre gare a questa parte, ma non si è nemmeno vinto, nessun gol subito ma nemmeno nessun gol fatto. E come detto, visti i precedenti, verrebbe quasi da sorridere, visto l’andazzo delle ultime settimane, perché almeno questa volta l’Inter ha limitato i danni. Eh, già: è arrivata a fare questi conti della serva e accontentarsi di queste briciole, l’Inter, nell’anno più drammatico della sua storia recente, che la vede fuori dall’Europa dopo 14 anni, e che ora rischia di regalare anche un nuovo, inedito spettro: l’anno scorso era il terzo turno preliminare di Europa League, quest’anno sempre di terzo preliminare si tratta ma stavolta di Coppa Italia, visto che se almeno all’ultimo turno non si sorpassa il Catania, si dovrà cominciare dalle parti basse del tabellone. Con la magrissima consolazione che almeno stavolta non si dovranno intraprendere improbabili trasferte in angoli remoti dell’Europa…
Non tutto, almeno stavolta, è nero. Ad esempio, è giusto elogiare chi se lo merita. E se lo merita innanzitutto Simone Pasa, schierato dall’inizio per la prima volta dal primo minuto in campionato e che ha giocato con una freddezza quasi da veterano, approfittando più del clima vacanziero della vicinanza di un vecchio condottiero come Esteban Cambiasso che gestisce bene tutto il comparto difensivo. Se lo merita Samir Handanovic, che qualche diceria di troppo sulle distrazioni da calciomercato aveva alimentato dopo la serata storta contro la Lazio e che stavolta si è ritrasformato in Batmanovic respingendo alla grande due conclusioni di Borriello e Bertolacci. E perché no, anche Lukas Spendlhofer, che ha fatto il suo debutto in prima squadra dopo un’estate difficile, merita un applauso, perché in pochi minuti qualcosa di interessante l’ha fatto anche intravedere. Applaudiamo i giovani, se lo meritano, con la speranza che queste loro apparizioni non siano fini a se stesse.
Ma obiettivamente, è dura farselo bastare. Eravamo forse consci che questa stagione sarebbe stata una sorta di anno zero dopo l’ultimo campionato, ma vedere trasformate tante buone intenzioni in un campionato dove tutto è andato inesorabilmente a rotoli è troppo da digerire. Con tutti gli alibi di questo mondo, ma nessuno si aspettava un anno addirittura peggiore di quello trascorso. Rimane ancora una partita, quella con l’Udinese di domenica sera, poi si potrà mandare in archivio questo torneo funesto e pensare finalmente a rifondare. Rifondare sul serio: tante le dichiarazioni delle ultime ore in cui si è parlato di idee chiare, obiettivi individuati, squadra che sarà protagonista. Belle parole, ma da lunedì prossimo serviranno, e lo dico non con rabbia ma con convinzione, esclusivamente i fatti. Il tempo delle scuse e delle recriminazioni è finito, è ora che chi di dovere ci metta olio di gomito e lavorare sodo, per cancellare il più in fretta possibile questi anni orrendi e riportare l’Inter ad un livello più consono al nostro blasone. Servono le risposte chieste dalla Curva, servono scelte concrete e decise. Serve il bene dell’Inter.
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