Dopo la vittoria della Coppa Italia c'è stato un gradevole scambio di 10 e lode tra Lautaro Martinez, Cristian Chivu e il resto della squadra. Frutto dell'entusiasmo del momento, della gioia per il secondo titolo in 10 giorni, della compattezza di un gruppo che sul campo ha lavorato duramente per raggiungere certi traguardi. Idealmente tutti meritano dunque il massimo dei voti come squadra, ma singolarmente i giudizi variano considerando tutta l'annata. Ed ecco dunque, a bocce finalmente ferme e con la pancia piena, il pagellone di fine stagione.
YANN SOMMER 6,5 - Il suo canto del cigno nerazzurro non è stato dei migliori, nella sua stagione pesa qualche errore tecnico che la squadra ha pagato in termini di risultati. Però 19 clean sheet in 42 presenze non sono così malaccio. Certo, qualche respinta corta ha fatto la gioia degli avversari e la spinta sulle gambe, anche per colmare l'assenza di centimetri, non è più quella di prima. Ma lo svizzero ha compensato con la personalità le lacune dovute alle 37 primavere che si porta dietro e, soprattutto, con la conoscenza a memoria del gioco, spesso partito dai suoi piedi. Chiudere con due trofei è il modo migliore per congedarsi.
JOSEP MARTINEZ 6,5 - La sua stagione è stata inevitabilmente segnata da quel maledetto giorno di fine ottobre. Da allora più che sulle sue qualità ci si è dovuti concentrare sulla sua tenuta mentale, perché certe cose lasciano il segno. Con il tempo lo spagnolo ha saputo tornare in sella e, con maggiore disciplina ad Appiano Gentile, probabilmente avrebbe giocato di più. Ma il finale di stagione è dalla sua parte: buone prove in campionato e, soprattutto, grande protagonista in Coppa Italia, dove ha contribuito enormemente all'epilogo più felice che spazza via parecchie nubi. A prescindere dalle intenzioni della dirigenza, avrebbe tutte le carte in regola per prendersi un posto nell'undici titolare della nuova stagione.
RAFFAELE DI GENNARO SV.
YANN BISSECK 7,5 - Da quando Chivu ha deciso di spostare Manuel Akanji in mezzo, per il tedesco si è aperta un'autostrada sulla fascia destra. A parte qualche intervento un po' goffo, è cresciuto tantissimo dal punto di vista dell'affidabilità e la sua esplosività ha spesso fatto la differenza nelle situazioni più insidiose. Certo, ogni tanto stacca mentalmente la spina, ma quando è sul pezzo diventa una forza della natura in entrambe le metà campo. Tre gol e tre assist non sono casuali: i suoi centimetri spostano gli equilibri anche nell'area di rigore avversaria. E la sensazione è che possa ancora migliorare...
MANUEL AKANJI 8,5 - Ecco un chiaro esempio di giocatore che viaggia su un altro livello. Arrivato a sorpresa sul gong del mercato estivo, di lui si conosceva un po' tutto ma non la capacità di adattarsi così rapidamente a un ambiente così diverso rispetto alle sue abitudini. Non solo: dopo la trasferta di Bruxelles in Champions League si è visto dirottare al centro della difesa a tre e da allora, salvo turn over, Chivu non l'ha più spostato da lì. Leader silenzioso, ha fatto pesare l'esperienza al Manchester City dove nulla è lasciato al caso. Su questo double c'è la sua firma a caratteri cubitali. Il riscatto, più che essere un obbligo, sarà un piacere per l'Inter. Precisione svizzera.
ALESSANDRO BASTONI 7,5 - In tutta onestà non è stata la sua miglior stagione in nerazzurro, soprattutto da quell'infausto San Valentino in cui per colpa di un eccesso di malizia si è trovato riversato addosso una vagonata di letame mediatico che indubbiamente lo ha scalfito nel personale. A questo si è aggiunta la malaugurata espulsione contro la Bosnia. Due episodi che ne hanno messo in discussione persino il futuro in nerazzurro, complice il pressing antipatico e per adesso 'povero' del Barcellona. Ma al contempo hanno rivelato quanto Basto sia importante per l'ambiente Inter, che l'ha protetto dagli attacchi e in cambio ha ottenuto la solita professionalità mista a qualità in un ruolo in cui oggi non ha rivali. Rimane un patrimonio da proteggere come il WWF fa con le specie in estinzione.
MATTEO DARMIAN 6 - Un duraturo infortunio al polpaccio gli ha tolto le già scarne chance di essere protagonista nelle rotazioni, eppure Chivu lo ha chiamato alle armi quando ne ha avuto bisogno, dimostrandogli una stima inattaccabile nei confronti della persona e del calciatore, toppa perfetta per i buchi che si vengono a creare sul centrodestra. E non si parla di politica. Bello poterlo salutare con altre due medaglie al collo, meritatissime.
FRANCESCO ACERBI 6,5 - Il suo canto del cigno nerazzurro lo ha visto poco protagonista rispetto alle annate passate. Non per mancanza di capacità, visto che quando è stato chiamato in causa il suo lo ha sempre fatto, quanto piuttosto per non esporlo a situazioni tattiche poco adatte al suo atletismo. Nella marcatura a uomo può ancora esprimersi dalla cattedra universitaria e probabilmente un paio di anni nel professionismo se li potrebbe ancora concedere. Simbolo di un'Inter vincente e sognante. Highlinder da Predabissi.
STEFAN DE VRIJ 6 - Appena 17 allacciate di scarpe chiodate in quella che è probabilmente l'ultima stagione all'Inter, l'ottava. Ha partecipato da protagonista all'intero ciclo vincente unendo prestazioni di alto livello a una personalità da fratello maggiore. A 34 anni ha ancora tanto da dare, a partire dal Mondiale dove il CT oranjie Ronald Koeman lo porterà. Qualche speranza di una permanenza a Milano esiste ancora, ma per adesso ci si limita a ringraziarlo per aver insegnato l'arte della difesa a chiunque passasse dallo spogliatoio nerazzurro. Taaac.
DENZEL DUMFRIES 8 - Quasi tre mesi fuori per una caviglia in disordine e un intervento chirurgico resosi necessario. La sua assenza si è sentita, eccome, perché si potrà dire tutto di lui ma non che non trovi il modo di essere sempre determinante, in positivo, per l'Inter. Sorrisi con il contagocce, cattiveria agonistica a palate e numeri come sempre da Fantacalcio tra gol e assist. Quasi tutti maledettamente pesanti come la doppietta al Como e il pallone servito a Lautaro in finale di Coppa Italia. Quella fastidiosa clausola terrà tutti in ansia per settimane. Severo ma Justus.
NICOLO' BARELLA 8,5 - Per settimane ha mandato il cugino, neanche troppo somigliante, in campo al suo posto. Nervoso, impacciato, testardo, non è riuscito pur provandoci a essere il solito dispensatore di perle per i colori che ama. Nonostante ciò, in silenzio, ha continuato a macinare chilometri e a servire assist ai compagni. Nel momento più complicato della stagione, quando l'Inter non sembrava in grado di difendersi dalla rimonta alle proprie spalle, è tornato a sciorinare il suo calcio, un mix di abnegazione, spirito di sacrificio, sapienza tattica e qualità. Esattamente colui che tiene in piedi l'impalcatura del centrocampo e permette agli architetti di ragionarci su. Il balletto con cui festeggia la Coppa Italia negli spogliatoi dell'Olimpico è forse il suo gesto tecnico più apprezzato. Buono come il pane (Carasau).
HAKAN CALHANOGLU 9 - Non si fosse messa di mezzo la fragilità muscolare che gli ha negato le ultime partite decisive oggi parleremmo forse della sua miglior stagione in nerazzurro: 12 gol e 7 assist in 30 presenze, numeri che farebbero invidia persino agli attaccanti. Il turco ha riscoperto come non mai il piacere di calciare dalla distanza e ha confermato di non essere indispensabile, ma preziosissimo. Non male per uno che l'estate scorsa, pressato dal Galatasaray, si era mediaticamente scornato con il capitano. Probabile rimanga un'altra stagione per salutare a parametro zero. Tutte le storie più belle hanno un epilogo, ma gli interisti potranno goderselo ancora.
PIOTR ZIELINSKI 9 - Non ditegli che è stato la rivelazione di questa stagione, perché per lui non è nulla di strano esprimersi così. Eppure dopo il primo anno a Milano in tanti non volevano più rivederlo perché troppo 'out of context'. Invece il polacco, resistendo anche alle battute di Marcus Thuram, è stato forse il vero ago della bilancia in questa annata trionfale per l'Inter. Perfetta alternativa in cabina di regia, alla qualità indiscutibile ha aggiunto numeri pesanti che nel lungo cammino hanno fatto la differenza: 7 gol e 4 assist (e un autogol, per non farsi mancare nulla). E tra le reti, alcune di pregevole fattura, c'è quella che abbatte la Juventus al 90' di una partita fondamentale nel famoso percorso. Un piacere per gli occhi con il pallone tra i piedi. Fra, sei polacco.
FEDERICO DIMARCO 9,5 - Se non venisse eletto MVP della stagione sarebbe un illecito su cui la Procura di Milano dovrebbe a ragione iniziare a indagare. Un 2025/26 clamoroso per l'esterno milanese per numeri e prestazioni, al punto da elevarlo a miglior esterno sinistro d'Europa. Per lui 7 gol (senza contare quelli annullati dal VAR) e 18 (sì diciotto, da scandire bene, record in Serie A) assist, un autentico Babbo Natale del calcio italiano che distribuisce regali ai compagni, soprattutto la ThuLa. Che a inizio stagione avesse motivazioni era evidente, che raggiungesse certi picchi impronosticabile. Cheggiocatore, Dimash.
LUIS HENRIQUE 6 - Dopo aver fatto apprendistato negli USA, è diventato rapidamente un oggetto non identificato in casa nerazzurra: scampoli di partita e tanti punti interrogativi che accompagnavano le sue giocate. Poi l'infortunio di Dumfries gli apre non una strada, ma un'autostrada sulla fascia destra dell'Inter che diventa di sua proprietà in attesa che rientri il titolare. Molto bravo nel rispettare le consegne, a parte qualche distrazione, silenziosamente utile nel palleggio. Non a caso l'Inter miete vittorie con lui in campo. Peccato però che gli manchi il coraggio di seguire l'istinto, troppo frenato dalla paura di sbagliare. Una mancanza di spirito di iniziativa che potrebbe portarlo lontano da Milano dopo solo un anno di prova. Incompiuto.
PETAR SUCIC 7 - Anche lui trae beneficio dalla vacanza americana per iniziare a mostrare scampoli del suo talento. Dopo un addio incoraggiante, inizia Quella fase di standby tipica dei croati in cui lascia poche tracce per ambientarsi al nuovo ecosistema. A questo si aggiunge l'infortunio alla mano che lo frena a lungo. Eppure porta a casa parecchi consensi: tatticamente è disciplinato, mentre con il pallone tra i piedi è in grado di sciorinare giocate sopraffine. Poi corre, corre come un podista. La sensazione è che la prossima stagione farà spalancare tanti occhi.
DAVIDE FRATTESI 5,5 - Stagione iniziata male, con l'intervento per curare un'ernia discale e proseguita persino peggio. Del giocatore in grado con i suoi blitz di cambiare le sorti delle partite neanche il ricordo, nonostante la fiducia dell'allenatore che comunque lo considerava una sorta di attaccante aggiunto il campo lo vede con il contagocce e al massimo porta a casa minuti finali spesso inutili. La fotografia della sua stagione è quel pallone che rimane sulla linea di porta per un millimetro contro il Parma e che gli nega la gioia dell’unico gol stagionale. Le strade sono destinate (finalmente) a separarsi, peccato per l'ultimo atto in nerazzurro.
HENRIKH MKHITARYAN 7 - Trentasette anni e ancora corre come un ragazzino. Non è ancora chiaro se questa sia la fine della sua esperienza a Milano, ma da bravo professore quale è ha continuato a insegnare Calcio fino all'ultimo giorno. Riesce anche a raggranellare tre gol, non male per chi come lui la porta ultimamente la vedeva solo per entrare o uscire di casa. In termini di tenuta fisica forse ha dovuto concedere qualcosa a Madre Natura ma il suo esempio è stato utilissimo nello spogliatoio. L'armeno non corre più come un treno, ma di certo è sempre l'ultimo a fermarsi. Magister.
ANDY DIOUF 6 - in tutta sincerità la sua stagione, prima in Italia, è difficile da valutare. Per vedere il campo seriamente ha dovuto aspettare parecchio, ma praticamente non lo ha fatto mai da centrocampista, ruolo per cui l'Inter lo ha portato a Milano. Chivu lo osserva attentamente in allenamento e decide che può essere più utile sulla fascia: detto, fatto, il francese mostra diversi exploit sulla corsia di destra, soprattutto a gara in corso anche nei momenti di difficoltà della squadra. Giocatore il cui impatto si è visto raramente ma è stato come una folgorazione. Nell'ultima a Bologna insinua parecchi dubbi a chi l'ha bocciato molto in fretta. Potenzialmente potrebbe essere un cracque.
CARLOS AUGUSTO 7 - comprensibilissimo se in questo momento nutra dei dubbi sul fatto di rimanere punto il ruolo di jolly dalla panchina gli sta stretto per gli standard che ha raggiunto e che hanno portato il suo entourage a ricevere diverse telefonate. Giocatore affidabilissimo, in grado di interpretare due ruoli a sinistra con la medesima efficacia. Una manna dal cielo per qualsiasi allenatore, le partite che ha sbagliato si contano sulle dita di una mano. Braccetto o esterno sinistro, è la soluzione sia dall'inizio che a partita in corso, pur non venendo mai considerato un titolare. Anche perché è difficile se hai Bastoni e Dimarco davanti...
LAUTARO MARTINEZ 9,5 - Capitano, mio capitano. Se l'Inter vive il suo momento più complicato A marzo e perché deve fare a meno della sua guida tecnica, emotiva e spirituale. L'infortunio subito in Norvegia lo tiene fuori per un mese e mezzo. Poi torna con la Roma e la risolve con una doppietta. Si ferma ancora ma stavolta il suo esempio viene colto dai compagni che proseguono sulla strada da lui tracciata. Se tutti i nerazzurri avessero il suo carattere probabilmente lo scudetto sarebbe stato assegnato a gennaio, mentre oggi la squadra si preparerebbe a giocare un'altra finale di Champions. Ma questa è la sua unicità che lo rende indispensabile: capocannoniere della serie A e leader indiscusso, con una voglia di vincere che non ha confini. Acà Toro.
MARCUS THURAM 9 - In tutta onestà, la pausa presa nei primi tre mesi del 2026 hanno scoraggiato anche i suoi fedelissimi, consapevoli del fatto che non fosse in grado di sostituire l'altra metà della ThuLa in termini di leadership. Invece, al rientro dalla sosta per le Nazionali, ecco l'attaccante che spacca le partite, che porta a spasso i difensori, che tra reti e assist fa tutta la differenza di questo mondo. Se alla fine può indossare i suoi ormai famosi occhiali e dispensare marachelle e sorrisoni a tutti, può ringraziare anche sé stesso. E la squadra ringrazia lui per i gol contro Roma, Como (2), Cagliari, Torino e Parma, tutti pesantissimi, conditi da assist qua e là. Se questo è il beneficio da trarre per tre mesi di letargo, il frigorifero gli va riempito a spese della comunità.
PIO ESPOSITO 8 - Prima stagione tra i grandi, Chivu ha garantito per lui e alla fine ha avuto ragione, perché mentre cercava spazio nell'Inter il 20enne proveniente dalla Serie B è diventato un punto fermo in Nazionale. Gerarchie scalate rapidamente grazie a un fisico da wrestler e all'innata capacità di fare bene tante piccole ma significative cose sul rettangolo di gioco. A questo vanno aggiunti 9 gol e 6 assist complessivi ma, soprattutto, la sensazione che ci si trovi di fronte a un diamante grezzo pronto a conquistare orizzonti solo apparentemente lontani. Altro che pulcino, è un gallo da combattimento.
ANGE BONNY 7,5 - Dalla felice provincia emiliana alla Scala del Calcio, un po' di impatto c'è stato. Eppure, nonostante un digiuno in fase realizzativa che risale al 23 gennaio (Inter-Pisa) i suoi numeri da punta di riserva sono più che soddisfacenti: 7 reti e 9 assist in tutte le competizioni. C'è ancora da migliorare sulla concretezza, perché dal punto di vista della giocata sa come esaltare le folle. Margini per diventare più efficace ce ne sono, basta che lui lo voglia e il mondo sarà suo.
CRISTIAN CHIVU 10 - L'uomo del destino. Ora è facile parlarne benissimo, ma chi ha memoria ricorda ciò che si diceva sul suo conto al momento in cui l'Inter lo aveva nominato capo allenatore. Altrui tifoserie festeggiavano l'uscita di scena dei nerazzurri dalla competività, altri scommettevano sul giorno del suo esonero. Invece questo ragazzo romeno, che da calciatore ha fatto incetta di titoli, aveva già tutto ben chiaro in testa e sapeva come riportare un gruppo forte a ricordare di esserlo. Vasta conoscenza della psiche del calciatore e, soprattutto, intuizioni tecnico-tattiche che hanno valorizzato ogni calciatore della rosa, chi più chi meno. Mai disconnesso, mai una parola fuori posto, tanti sorrisi per tutti. Quasi tutti nel giugno scorso lo ignoravano, ma era esattamente colui che serviva all'Inter in quel momento. Ma ora è facile dirlo. Coach of the Season.
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