L’Inter di Cristian Chivu scende in campo con il 3-5-2, con la novitá Bastoni al centro della difesa a tre, cercando di prendere in mano la partita attraverso il possesso palla e il lavoro degli esterni, mentre lo Shakhtar di Arda Turan risponde con un 4-1-4-1 compatto che serra gli spazi centrali. In mezzo al campo Barella, Çalhanoğlu e Sučić provano a dare ritmo alla manovra nerazzurra, ma la squadra fatica a trovare continuità e spesso si affida alle iniziative individuali. Dimarco e Spence dovrebbero garantire ampiezza, anche se non sempre riescono a essere incisivi negli ultimi metri. Davanti, Bonny si muove, cerca di legare il gioco e dialoga con Thuram, che attacca la profondità e prova a sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa avversaria. Ma il possesso di palla dell’Inter è lento e non verticale, senza spunti e il ritmo è basso. Lo Shakhtar, invece, si affida alla qualità di Pedrinho, Marlon Gomes e Alisson Santana, con Mendoza pronto ad accompagnare le ripartenze e Kauã Elias a fare da riferimento offensivo. Ocheretko protegge la difesa e cerca di limitare gli inserimenti di Barella, mentre Vinícius Tobias, Bondar, Matviyenko e Pedro Henrique mantengono una linea abbastanza ordinata davanti a Riznyk. Gli ucraini nel primo tempo riescono a tenere bene il campo e a non concedere nulla.

Energie dalla panchina

Nella ripresa l’Inter prova ad aumentare l’intensità, ma la partita si complica quando Bastoni rimedia due ammonizioni ravvicinate e lascia i nerazzurri in inferiorità numerica. A quel punto Chivu interviene dalla panchina e inserisce Diouf, Zieliński e Bisseck per dare nuove energie alla squadra e sistemare gli equilibri. L’Inter deve rinunciare a una parte della propria spinta offensiva e prestare maggiore attenzione alle coperture, con Akanji chiamato a guidare il reparto arretrato e Carlos Augusto pronto a sacrificarsi sia in fase difensiva sia quando si presenta l’occasione di accompagnare l’azione. Lo Shakhtar cerca di sfruttare il vantaggio numerico e prova ad alzare il baricentro, mentre gli ingressi di Isaque, Newerton e Traoré servono a rendere più imprevedibile l’attacco. Nazaryna, entrato già nel primo tempo al posto di Pedrinho, dà una mano nella costruzione e prova a trovare corridoi per i compagni. Il problema della squadra ucraina, però, è che al maggiore possesso non corrisponde sempre una vera pericolosità: l’Inter si compatta, difende con attenzione e aspetta il momento giusto per colpire. Paradossalmente dopo l’espulsione i nerazzurri sono più grintosi e pericolosi. 

Meglio in dieci

La partita si decide al 77’, quando l’Inter trova il gol dell’1-0 grazie a Carlos Augusto, bravo a sfruttare il lancio illuminante di Mkhitaryan, appena entrato al posto di Bonny. È una giocata che racconta bene la differenza tra le due squadre: lo Shakhtar prova a costruire e a sfruttare la superiorità numerica, mentre l’Inter riesce a essere concreta nel momento decisivo, nonostante le difficoltà. Dopo il vantaggio, i nerazzurri si abbassano e cercano di proteggere il risultato, affidandosi anche alle parate di Josep Martínez, decisivo nel finale sulle conclusioni di Newerton e sul colpo di testa di Matviyenko. Thuram continua a lavorare per la squadra e sfrutta la propria fisicità per alleggerire la pressione, mentre Barella aiuta a mantenere ordine e intensità. Dall’altra parte, Riznyk, Bondar, Vinícius Tobias e Pedro Henrique non riescono a evitare la sconfitta, nonostante il tentativo finale dello Shakhtar di trovare il pareggio. L’Inter non domina sul piano del gioco, ma dimostra carattere, capacità di adattamento e cinismo: anche in dieci uomini riesce a portare a casa un 1-0 pesantissimo.

Sezione: Angolo tattico / Data: Gio 22 ottobre 2026 alle 14:07
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
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