Dai primi passi all’Inter fino all’approdo in grigiorosso. Federico Bonazzoli si è raccontato nell'ultima puntata de 'Il Grigio e il Rosso', parlando di aspetti personali e ripercorrendo la sua carriera che l'ha portato a vestire la maglia della Cremonese. Qui un estratto relativo agli inizi, caratterizzati dal nerazzurro:

Partiamo dall’inizio: quando ti sei innamorato del pallone e hai iniziato a praticare questo sport? E quanto è stata importante la tua famiglia nel tuo percorso?
“Ho sempre raccontato che fin da piccolo, già verso i tre o quattro anni, avevo costantemente un pallone tra i piedi. Non so esattamente come sia nata questa passione, ma ho iniziato subito a giocare e con il tempo questo sport è diventato la mia professione. Devo dire un grazie enorme ai miei genitori: hanno capito subito che per me era la strada giusta e mi hanno indirizzato verso questo mondo. Hanno avuto un ruolo fondamentale non solo nello sport, ma soprattutto nella mia educazione. Mi hanno lasciato libero di scegliere e hanno assecondato le mie inclinazioni. Se oggi sono qui, gran parte del merito è loro”.

Il 18 maggio 2014 esordisci in Serie A con l’Inter a neanche 17 anni, diventando il secondo debuttante più giovane nella storia del club. In quel momento hanno iniziato a etichettarti come 'predestinato'. Come si vive con questa pressione a quell’età?
“Sono passati più di dieci anni da quel giorno e oggi ho una maturità e un approccio completamente diversi al calcio e alla vita. Quelle sono etichette che ti appiccicano gli altri ed è molto difficile conviverci. Per me non è stato facile: a 16 anni far parte della prima squadra dell’Inter era un peso forse troppo grande da sopportare. Oggi, quando vedo i ragazzi più giovani, cerco sempre di aiutarli. Nel calcio, come nella vita, ognuno ha il proprio percorso: c’è chi matura prima, chi dopo e chi non raggiunge mai quel livello di maturità. Alla fine, ho accettato che le cose dovessero andare così. Tutto quello che ho vissuto mi ha reso la persona che sono oggi, e devo esserne fiero”.

Sembri un giocatore molto severo con sé stesso, che fatica ad accettare gli errori. È così?
“Sì, pretendo sempre tanto da me stesso e pongo l’asticella molto in alto. In questi anni ho sbagliato tanto proprio perché cercavo di raggiungere qualcosa che forse era persino irraggiungibile. Quando torno a casa, però, mi rendo conto che sono umano come tutti. Per fare un esempio recente, non ho ancora del tutto digerito l’errore commesso contro l’Entella: capita che mi riguardi il video di quel gol sbagliato persino prima di dormire. Quando le cose vanno bene è facile per tutti, ma vivere il calcio con questa severità a volte fa male. Bisogna imparare ad accettare l’errore e a conviverci”.

Dopo l’Inter sei passato alla Sampdoria e hai iniziato a fare esperienza in prestito. Che periodo è stato per la tua formazione, sia calcistica che personale?
“Cosa significhi 'farsi le ossa' l’ho provato sulla mia pelle. Nel settore giovanile ero considerato tra i più talentuosi e pensavo di avere il mondo in mano. Quando entri nel calcio dei grandi, però, le aspettative e i pesi cambiano: cambia proprio la vita. Per me è stata una scuola formidabile, più dal punto di vista umano che calcistico. I genitori possono darti un supporto, ma poi in campo, nello spogliatoio e durante gli allenamenti ci sei solo tu. A un giovane consiglierei sempre di fare esperienze e confrontarsi con realtà diverse: giocare è l’unica cosa che conta e non è paragonabile a nient’altro”.

Sezione: Ex nerazzurri / Data: Mar 29 settembre 2026 alle 11:41
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
vedi letture
Fabio Costantino
autore
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.