Cosa e quanto un quotidiano sportivo non è arrivato a titolare pur di vellicare la pancia del tifoso inviperito! Per averne contezza, bastava dare una scorsa, per esempio, alle prime pagine dell'edizione fiorentina del Corriere dello Sport/STADIO in tutta la 1ª parte della settimana passata. Quella testata si era talmente spesa per la causa delle (fondate) lamentele viola dopo soprattutto l'arbitraggio di Fiorentina-Como - attraverso aperture a dir poco esplicite tipo: "Viola danneggiata, NULLA DI BELLO" (lunedì 19), "ORSATO, CHIARISCI" (martedì 20) e "LA VIOLA NON CI STA (mercoledì 21) - da far lievitare il fottuto timore che Inter-Fiorentina potesse tramutarsi in una sorta di italica 'stanza di compensazione' dei torti arbitrali subiti dai gigliati. Checchè ne abbia poi scritto, al contrario, "La Nazione" di Firenze, facendo finta di dimenticare come gli incroci più recenti dei nerazzurri contro i viola avessero lasciato un codazzo molto più lungo di recriminazioni pro Inter.

Fatto sta che la storica accezione bancaria di quella supposta 'camera' - con acquisita valenza anche calcistica per via del principio dei vasi comunicanti... - aveva generato l'incubo che il rumoroso dissesto finanziario di Banca Etruria ed ancor più il torbido caso di omicidio/suicidio del manager David Rossi alla MPS di Siena potessero volteggiare come fantasmi nei sonni dei calciofili nerazzurri. Altro che l'insonnia lamentata da Spalletti e Vanoli!

Se poi al (mancato) riposo sereno dei tifosi interisti aveva contribuito, da mercoledì scorso, pure l'ultima puntata dell'OHS (l'Orsato's Horror Show) - attraverso la designazione, dopo quella di Doveri per Bologna-Inter, dell'altrettanto (s)gradito Mariani col fischietto in bocca (sempre meglio di "Un uomo dal fiore in bocca", avrebbe puntualizzato lo stesso Pirandello...) - il rischio fondato era soltanto uno. Quello che agli interisti potesse andare di traverso il cosiddetto lunch match nel giorno di festa.

Insomma, alla fine ci si era quasi convinti che nemmeno certe evidenze di classifica - con di fronte il miglior attacco nerazzurro (21 reti segnate) e la peggior difesa viola (17 gol subiti) della Serie A - potessero essere sufficienti per salvaguardare la degustazione calcistica del dessert domenicale.

Poi, prima della partita, Mariani (il mancato 'centauro' di Aprilia...) deve aver letto il bollettino dei naviganti fino a valutare autonomamente - senza dunque il supporto dell'occhio di falco del suo compare Bindoni... - che bisognasse proprio infrangere certe statistiche. Sì, perchè, per ironia della sorte, i suoi ultimi precedenti con i 2 club stavano 'giusto' agli antipodi. Recitavano infatti 5 NON VITTORIE coi nerazzurri (2 pari e 3 insuccessi) a fronte di altrettante NON SCONFITTE con i viola (4 vittorie ed 1 pareggio). Occorreva per forza scegliere quale onda del momento cavalcare... Già che c'era - Mariani deve aver anche ritenuto fosse cosa buona e giusta attenuare lo scempio rigoristico in essere coi 2 club. Del tutto inaspettatamente, dal confronto del suo score risultava infatti un saldo di +4 per la Fiorentina (4 rigori a favore ed ancora NESSUNO contro, come pochissimi altri club) in 19 direzioni, rispetto a quello dei nerazzurri di -3 (+3/-6) in 20 incroci.

Solo che per mettere in pratica il suo 'ardito' intento - dunque violare la casella ancora intonsa dei rigori subiti dai gigliati - ha atteso il minuto 98 di una sfida dai contorni arbitrali a dir poco horror. Per via, in primis, dell'episodio del clamoroso rigore negato ai nerazzurri appena 3 minuti dopo il vantaggio viola. Ed in secundis, per il fatto che ad un certo punto s'è perso pure il conto di quanti corner Mariani avesse negato ai nerazzurri: dai 3 ai 4, a seconda delle fonti. Per non dire delle rimesse laterali invertite. Insomma, un vero disastro!

Su un tale status quo arbitrale continuano dunque a gravare la pessima regia e l'ego smisurato di Daniele Orsato alla luce di scelte gestionali del tutto in linea con espressioni tipicamente venete: "Decido e faso tuto mi, sensa bisogno de nesun!", ma anche: "Mai stufo!". Ciò porterebbe, però, ad almeno 2 deduzioni. La prima è che il designatore 'bellicista' che non ci si aspetta stia conducendo una stolta guerra (WAR) contro l'uso della tecnologia (VAR) sui campi della Serie A. 'Giusto' come sublimazione professionale del suo autoritario metodo di direzione palesato quand'era ancora arbitro.

La seconda è che il designatore abbia giocoforza subornato i suoi sottoposti come s'è (ri)visto domenica a San Siro. Con un arbitro Mariani che - soprattutto nell'occasione del rigore non fischiato a Thuram, escluse ipotesi di malafede tutte da comprovare - ha vestito i panni di uno sconcertante e pavido Don Abbondio. Solo che nella fattispecie meneghina i bravi manzoniani ad attenderlo fuori dallo stadio sarebbero stati, semmai, quasi 75mila: mica soltanto due! Per non dire poi del varista Fabbri e del suo assistente Santoro che si sono meritati - scritto con amara ironia - rispettivamente, gli epiteti di 'cispa' e 'cataratta' per via di manifeste ed assortite problematiche di opacizzazione del cristallino...

L'odore forte che questo andazzo arbitrale emanerebbe è proprio quello di un Orsato ormai senza freni inibitori, con tutte le derive annesse e connesse. Un po' come se il designatore arbitrale, dopo la caduta nella cultura di massa del mito del cosiddetto Triangolo delle Bermude - con tutto il confutato corollario di misteriose sparizioni di aeroplani e navi in quella vasta area dell'Oceano Atlantico - intendesse (inconsciamente?) ricreare una sorta di "Triangolo padano". Ove, appunto, far sparire - stavolta per davvero - l'utilizzo della spesso salvifica VAR.

Ossia una figura geometrica formata attraverso l'unione ideale di 3 località vicentine a lui tanto care perché culla di un progetto malsano. Con i vertici riconducibili a Montecchio Maggiore (località di nascita), Schio (cittadina con la storica sezione AIA di appartenenza dell'ex arbitro) e Recoaro Terme (luogo di residenza del designatore). Poco importa poi se ne uscirebbe un triangolo isoscele e non equilatero come quello delle Bermude...

E con la brianzola Lissone che - in uno slancio di fantasia extraterritoriale di chi scrive - sarebbe, invece, niente meno che una sorta di enclave 'collaborazionista', nonché artefice di sistematici 'delitti', di una Lombardia Veneta che fu. Quella che - con città come Bergamo, Brescia, Crema e Salò - rimanderebbe ai fasti dell'ultramillenaria Repubblica Serenissima di Venezia.

Un'epopea evidentemente mal studiata dall'improvvisato 'storico' Orsato che deve aver fatto confusione con 2 delle famose ripartizioni territoriali di quella Repubblica comprendente anche il Dogado metropolitano. Fino a traslare lo "Stato da Tera" veneziano dell'epoca in un finora mal gestito triangolo terrestre (veneto, ma con una 'propaggine' lombarda...) e lo "Stato da Mar" in un triangolo marino (atlantico), peraltro smitizzato.

È proprio vero: non ci sono più gli oculati amministratori di un tempo. Con i nordestini di oggi - più nostalgici che proseliti, per quanto tanti visceralmente di fede nerazzurra - che non possono non compatire un loro corregionale di tal risma. Solo l'indefesso Orsato continua infatti ad essere un 'serenissimo': ma sui generis! Per il designatore va talmente a gonfie vele che riproporrà subito Mariani nelle vesti di quarto uomo, di nuovo in campo martedì per Roma-Cagliari. Altro che sospensione nella gattopardesca "Itaglia"!

Orlando Pan

Sezione: Calci & Parole / Data: Mar 27 ottobre 2026 alle 15:37
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
vedi letture