Ci sono partite che sembrano scritte apposta per mettere alla prova la pazienza e la resistenza cardiaca dei tifosi nerazzurri. Inter-Fiorentina alle 12.30. Novanta minuti con tutti i connotati della consueta partita horror dell’ora di pranzo, è stata una di queste. Trenta conclusioni verso la porta, due traverse, gli interventi miracolosi di De Gea nella versione Prime, l'eurogol dell'ex milanista Jimenez da circa 40 metri, arrivato al primo tiro in porta della Fiorentina e per non farci mancare nulla un clamoroso calcio di rigore non fischiato.

Eppure, stavolta, l’Inter ha trovato il modo di non crollare. Non si è abbattuta dopo il gol subito, non si è lasciata trascinare dalla frustrazione per le occasioni sprecate e non ha perso la testa davanti a una partita che sembrava trasformarsi in una beffa. Ha continuato a giocare, a creare, a spingere. Fino a trovare la forza di ribaltare tutto e portare a casa una vittoria pesantissima per 2-1.

È questa, al di là del risultato, la notizia più importante: un’Inter capace di reagire alle avversità senza smarrire lucidità e identità. Perché quando questa squadra riesce a mettere insieme qualità, carattere e cuore, è semplicemente devastante.

Quella contro la Fiorentina è stata la migliore prestazione stagionale dell’Inter senza Lautaro, almeno per qualità della reazione e capacità di dominare la partita. Lautaro ma non solo. Siamo scesi in campo anche senza Stones, Spence, Jones e con Dimarco inizialmente in panchina. Il tutto mentre si gioca ogni tre giorni, senza il tempo necessario per recuperare energie e lavorare con continuità. Bologna, Shakhtar e Fiorentina: tre partite, tre vittorie. Un percorso che assume ancora più valore se si considera il modo in cui è arrivato, soprattutto dopo il secondo tempo shock contro il Club Brugge.

La vittoria, però, non può cancellare quanto accaduto sul piano arbitrale. Tra Bologna e Fiorentina, nell’arco di otto giorni, l’Inter si è ritrovata a fare i conti con due clamorosi episodi che hanno coinvolto Thuram.

Nel primo caso, l’attaccante nerazzurro si è visto addirittura sanzionare per simulazione, con una multa di 2.000 euro, dopo essere stato sgambettato in area di rigore dall'ex compagno di squadra Darmian. Nel secondo è la sequenza che rende la vicenda ancora più difficile da comprendere: l’arbitro Mariani prima indica il dischetto, poi fa dietrofront in una frazione di secondo e il VAR, con Fabbri al monitor, non lo richiama per una revisione che porti alla concessione del penalty.

Una situazione che lascia inevitabilmente interrogativi. Perché, se un arbitro arriva a indicare il punto del calcio di rigore, è legittimo chiedersi che cosa sia successo nel processo decisionale... Il penalty concesso all’Inter al 95’ non chiude la questione e non può essere utilizzato per archiviare quanto accaduto in precedenza. Sono episodi distinti, da valutare singolarmente, e il finale favorevole ai nerazzurri non rende meno importante l’analisi di ciò che è successo.

Qui non si tratta di essere interisti, juventini o milanisti. E nemmeno di stabilire se una squadra debba essere favorita rispetto a un’altra. Si tratta di chiedere uniformità di giudizio, chiarezza nelle decisioni e un utilizzo del VAR che contribuisca a ridurre gli errori, anziché alimentare ulteriori dubbi.

A rendere il confronto ancora più acceso è il ricordo di quanto avvenuto nello stesso stadio una settimana prima, quando al Milan sonoo stati assegnati due calci di rigore con l'ausilio della tecnologia. Situazioni che, per quanto debbano essere esaminate nel dettaglio e senza automatismi, alimentano una domanda inevitabile: il metro di giudizio è davvero lo stesso per tutti?

È una domanda alla quale il mondo arbitrale dovrebbe rispondere con spiegazioni tecniche chiare, non con il silenzio o con decisioni che lasciano spazio a interpretazioni contrastanti. Sui social c’è chi difende l’operato di Mariani e Fabbri. Gli stessi che alimentano le polemiche sui calendari (quando l'Inter tra una settimana dovrà giocare contro Milan, Feyenoord e Como) e sulle presunte influenze dei dirigenti nerazzurri sugli arbitri di Serie A.

C’è una frase che accompagna spesso le discussioni sulla corsa al titolo in Italia: "Questo scudetto può perderlo soltanto l’Inter". Ed è una lettura che attribuisce alla squadra nerazzurra la responsabilità esclusiva di un eventuale passo falso, come se tutto dipendesse soltanto dal rendimento dei giocatori. Ma nel calcio gli episodi arbitrali possono incidere sul risultato, cambiare l’inerzia di una partita e condizionare una classifica. Non significa sostenere che ogni errore sia frutto di malafede, né trasformare ogni decisione sfavorevole in un alibi. Significa riconoscere che la qualità delle direzioni di gara è una componente essenziale della competizione. Perché la realtà è che questo scudetto lo possono solo far perdere gli arbitri con la loro inadeguatezza.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 26 ottobre 2026 alle 00:00
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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Raffaele Caruso
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Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.