Non s'era fatto in tempo a non rammaricarsi per il probabile forfait dello spauracchio Orsolini in Bologna-Inter - subodorato sulla scorta del suo ennesimo infortunio muscolare rimedato nella trasferta pugliese dei felsinei - che si era materializzato un combinato disposto altrettanto angosciante. Ma non subdolo a tal punto che qualche interista ne avesse avvertito chissà quale necessità ed urgenza. Nemmeno se fosse sopraggiunto nelle vesti insulse di un decreto legge, tipo quello - per dire - che dovrebbe servire a 'catechizzare' il dress code di fantomatiche scolaresche peninsulari... 

Chiusa la digressione, stavolta ad inculcare in certe menti dell'utenza nerazzurra quei "retropenzieri" tanto cari al despota di Lecce (in odore di chiamata in itinere?), era stata sufficiente la designazione della cosiddetta squadra arbitrale per la sfida del Dall'Ara. Nella scelta di Doveri col fischietto in bocca e dell'avarista 'superstite' Piccinini - forse macerato dal dubbio se ottemperare all'etica professionale come assistente del collega Gariglio alla VAR o se invece (imparare a) "farsi i fatti propri" (cit.), magari schiacciando un pisolino in una delle segrete stanze di Lissone - sembrava quasi di scorgervi un disegno perverso del designatore Orsato. 

Quello di evocare in qualche modo - 'carineria' non richiesta, ma ossequio indiretto alla cabala più spiccia... - un funesto evento nerazzurro del passato recente. E come dunque se non riproponendo, in particolare, lo stesso direttore di gara di quel Bologna-Inter del 2022, passato appunto alla storia per l'harakiri del portiere Ionut Radu e per la sua ricaduta sulla lotta scudetto!? E con l'attuale collega nerazzurro Martinez in palesi ambasce, l'addizione (1+1) sarebbe sorta più che spontanea. 

Fatto sta che non rilevare un rigore apparso netto - scambiato per una simulazione da cartellino giallo come ha fatto Doveri su quell'aggancio tra Darmian e Thuram - non è stato proprio come vedere commutata l'acqua in vino. Per dire, persino Repice su Radio RAI l'aveva battezzato subito come infrazione da penalty ed avevano fatto specie pure le ammissioni differite del cosiddetto esperto arbitrale di DAZN. 

Di fatto, un direttore di gara nativo di Volterra - la cui faccia di bronzo, secondo taluni detrattori più feroci, potrebbe essere scambiata per quella di un mancato tombarolo etrusco... - si è prestato con troppa facilità (a contribuire) ad un’altra ancor più grave 'sottrazione': non, semmai, di preziosi reperti archeologici, bensì di altri pezzi di credibilità di tutto il sistema calcio nostrano. Specie se - come pare ormai evidente - si sia deciso di issare (e sventolare) il Centro VAR di Lissone come mero feticcio tecnologico. 

Per fortuna che l'Inter di Bologna del secondo tempo - nella viva attesa che riesca ad aborrire le partenze ad handicap - si è rivelata più forte anche della (mancata) somma algebrica fra il forfait di Orsolini da una parte e le preponderanti scelte subdole del designatore arbitrale, la direzione spocchiosa di Doveri e le omissioni protocollari di Lissone dall'altra. 

Ora, in un paese normale, si imporrebbe proprio un qualche intervento correttivo 'dall'alto'. Ma da chi lo si dovrebbe aspettare, dal carrozzone di una FIGC scandalosamente commissariata?

"Annamo bene, proprio bene!" avrebbe detto - senza tema di smentita - la pur sbrigativa Sora Lella.

Orlando Pan

Sezione: Calci & Parole / Data: Lun 19 ottobre 2026 alle 17:35
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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