Nel corso di un'intervista rilasciata ai canali ufficiali del Sassuolo, Sebastiano Esposito ha raccontato come è stato il suo impatto con il mondo Inter: "All'inizio non ero molto contento della possibilità di andare all'Inter Perché mi ero affezionato al Brescia e a Clerici (il suo scopritore, ndr) - le parole dell'attaccante neroverde -. Poi, al mio arrivo a Interello, ho provato un'emozione unica, per me è stato come entrare in un parco giochi. Lo stemma dell'Inter, tutti quei campi... Fu un salto grande per tutti noi tre fratelli, è stato bello e difficile. All'Inter hai delle responsabilità maggiori, devi provare a vincere tutte le partite. C'è tanta concorrenza, per noi è stato uno step importante che ci ha fatto capire i sacrifici che dovevamo fare per diventare professionisti". 

L'esordio in Champions.
"Ho un pregio: sono abbastanza incosciente. La reputo una forza perché non appesantisce i momenti importanti della mia carriera. Non ho ancora realizzato di aver giocato in Champions assieme a tutti quei campioni. C'era la mia famiglia presente, è stata un'emozione inaspettata. Farlo con quella maglia, in quello stadio, è stato incredibile. Non ti rendi conto della grandezza di San Siro fino a quando non scendi in campo. I tifosi dell'Inter mi hanno dato tanto. Mi sono procurato il rigore contro il Dortmund, ho alzato lo sguardo e ho visto migliaia di persone, quindi ho fatto quel gesto perché ero gasato. Cambiasso, nel post-partita, mi riprese dicendomi che non si esulta prima. Da quel momento non l'ho più fatto. Ritornando alla partita, i miei li ho sentiti il giorno dopo. Salvatore era allo stadio, invece Pio si è addormentato prima dell'esordio perché era stanco".

L'esordio a San Siro contro il Genoa. 
"E' stata un'emozione incredibile, sono stato fortunato perché il calcio mi ha regalato tante emozioni. La data del 21/12 ce l'ho tatuata sulla gamba, sapevo che era l'inizio. Il gol all'esordio è stata una liberazione, anche lì sono stato incosciente. Ho chiesto a Lukaku di calciare il rigore, fortunatamente è andata benissimo".

Post-Inter.
"Da lì è iniziato il mio percorso che è stato abbastanza turbolento, soprattutto all'inizio. Sono andato alla Spal e al Venezia, due esperienze negative da cui però ho tratto anche insegnamenti positivi. Sono cresciuto dal punto di vista comportamentale, su quell'aspetto prima ero un po' superficiale. In Italia avevo l'etichetta del 'bad boy', per questo sono andato all'estero. Su certe cose avevano ragione. Fuori dall'Italia ho imparato una nuova lingua e ho vissuto esperienze belle".

La Samp.
"Mi ha aiutato a fare il salto dopo tanti prestiti, quell'anno ho fatto bene ottenendo una visibilità incredibile. Sono molto legato alla piazza, mi è rimasta dentro. Mi sono innamorato di tutto, poi lì ho conosciuto anche la mia ragazza". 

Il carattere.
"A volte, la mia personalità mi ha ostacolato. Devo ancora migliorare questo aspetto; se ho sbagliato, mi sono fatto del male da solo, mai alla squadra".

Il rapporto con i fratelli.
"E' sempre stato bellissimo, ma abbiamo anche una sorella. Si chiama Annamaria, è in attesa di due gemelli: speriamo nascano due 'espositini'. Abbiamo un legame incredibile grazie alla nostra famiglia. Spesso litighiamo, ma ci vogliamo un mondo di bene. Purtroppo stiamo poco insieme a causa del nostro lavoro, ma quando ci vediamo è sempre una festa". 

Nazionale.
"Non mi sembra vero avere indossato la maglia azzurra, è la cosa più grande che possa capitare a un giocatore. Per me è stato un onore, Sono stato l'ultimo della famiglia ad indossara quella maglia, il sogno si è avverato in maniera splendida perché ho giocato insieme a mio fratello da titolare. Non mi sarei mai perdonato il fatto di non esordire con l'Italia, non so come sarei potuto tornare a casa. Mi avrebbero preso in giro tutti i giorni". 

Sezione: Ex nerazzurri / Data: Gio 29 ottobre 2026 alle 17:26
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
autore
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.