Morte a Venezia, francamente, è eccessivo e inappropriato. E non scomoderemo certamente la grande opera di Thomas Mann e il relativo film di Luchino Visconti per provare a descrivere quanto successo ieri sera al Penzo. Piuttosto, useremo un altro titolo di un film meno altisonante ma più adatto, perché l’esito della partita tra i lagunari e l’Inter, leggendolo a grandi linee, è degno di un giallo. Giallo a Venezia, quindi, come da pellicola da cinema di genere del 1979 che vedeva protagonisti, tra gli altri, due attori magari non di primissimo rango ma piuttosto in voga per il cinema di quei tempi come Leonora Fani e Jeff Blynn. Perché, come detto, a prima vista suona quasi come un giallo il fatto che l’Inter sia comunque riuscita a tornare a casa coi tre punti, malgrado una prestazione nel complesso al di sotto del par delle aspettative.

Il Mose e la tela

Premessa: rendere i giusti meriti al Venezia di Davide Nicola, e magari dare una pacca sulla spalla di incitamento è quantomeno doveroso. Perché gli arancioneroverdi non hanno fatto nulla per meritare questa sconfitta, anche se pesa il peccato mortale dei due autogol commessi nel giro di appena 120 secondi, due ganci al mento autoinflitti dopo che per tutta la durata della partita gli uomini scesi in campo con un’opinabile divisa tiffany-nera avevano svolto un lavoro eccellente in tutta la fase difensiva. Una paratia degna del Mose che tiene a bada l’acqua alta in laguna, alla quale però hanno saputo aggiungere pericolosissime punture in ripartenza che portano a diverse palle gol. Segnerebbero anche per due volte, i padroni di casa, ma la posizione di fuorigioco cade puntualmente come una mannaia sulla gioia del Venezia. Una bella tela, che però viene disfatta malamente dai due infortuni di Matias Moreno e Redouane Halhal; probabilmente la sintesi perfetta di questo avvio di stagione dei lagunari, sempre protagonisti di ottime partite ma praticamente mai premiati. Nemmeno dalla buona sorte.

“La fortuna xe come el vento…

… la gira e la cambia in un momento”. Trattasi di antico proverbio veneziano, per il quale, probabilmente, non occorre traduzione. Di sicuro lo avranno imparato gli uomini di Cristian Chivu al termine di questa gara portata a casa in modo perlomeno bizzarro. Nessuno si è nascosto, alla fine del match, a partire dallo stesso allenatore che ha messo in evidenza le difficoltà incontrate dal gruppo sottolineando come, se avesse avuto dieci cambi all’intervallo, “avrebbe tenuto in campo il solo Ivan Provedel”, oltre alla mancanza di energia nella quale il suo gruppo è incappato. Ma anche lo stesso Provedel, eccellente in alcuni interventi salva-risultato, ha subito parlato di prova non eccellente. Sì, l’Inter sarà incappata indubbiamente in una di quelle 2-3 partite stagionali (cit. Chivu) dove ha forse pensato di ‘abusare’ della propria capacità di indirizzare a proprio piacimento le partite. Che mai come questa volta ha rischiato di vedersi ritorta contro come avvenne in quel funesto Catania-Inter citato dallo stesso mister. Poi, però, come dice il proverbio la fortuna cambia in un momento ed ecco il regalone di Matias Moreno per lo 0-1, seguito poco dopo da quello di Halhal, due giocatori che avevano impressionato fino a quel momento per la grande solidità espressa in copertura. La fortuna la gira.

Andàr de zotegòn

Ovvero: camminare zoppicando, ma in senso lato una pecca nel modo di agire di qualcuno. E ieri, in effetti, alcune individualità hanno un po’ peccato nella performance. È mancato il fosforo di Petar Sucic, per esempio; il croato offre troppo poco e Chivu dopo l’intervallo lo sostituisce con un Nicolò Barella che incontra anche lui qualche difficoltà, rimediando un giallo con reazione plateale ed evitabile, visto che era impossibile pensare che Pairetto non giudicasse quell’intervento come un fallo tattico. Zoppica anche Bonny, razzente nelle ultime uscite e apparso invece troppo morbido lì davanti. Federico Dimarco continua a latitare, anche Yann Bisseck ha convinto poco. Gestione delle energie, probabilmente, visti gli imminenti impegni; ma anche la sensazione che ieri la fatica fatta non fosse direttamente proporzionata alla volontà di mantenere la modalità risparmio energetico.

Fradei, sae e całe

I fratelli crescono insieme, ma poi finiscono sempre per prendere strade diverse. Cosa che si è puntualmente verificata nel caso dei fratelli Filip e Aleksandar Stankovic, svezzati dall’Inter nel proprio vivaio ma le cui carriere hanno preso traiettorie per il momento differenti, con Filip ormai certezza del Venezia e Aleksa che sta provando a ritagliarsi il suo spazio in nerazzurro. E la sua prima vera chance, ironia della sorte, è arrivata proprio a Venezia al cospetto del fratello maggiore: un appuntamento imperdibile per il padre Dejan, presente sugli spalti del Penzo. In sostanza, non c’è stata contesa: lo Stankovic nerazzurro è entrato poco nel gioco dell’Inter, lo Stankovic arancioneroverde ha avuto in concreto poco lavoro dagli avversari maledicendo il destino per i regali sgraditi dei suoi compagni. Si rivedranno di sicuro, magari con la stessa maglia, chissà…

Catàr la bala d'oro

Curioso caso del destino, le trasferte in Veneto sono state foriere di fatiche inusitate e vittorie colte con l’aiuto della buonasorte; tutti ricorderanno, per dire, quello che è successo la scorsa stagione contro l’Hellas Verona. Ma anche se non è certamente peccato, non si può derubricare tutto a pura e semplice fortuna; l’Inter alla fine ha fatto quel che ha potuto per provare a scardinare la muraglia avversaria, e le sue occasioni ha provato comunque a crearle anche se con meno incisività rispetto al solito. L’Inter torna comunque a casa con tre punti che valgono un bottino storico nell’era dei tre punti a vittoria, e con una buona dose di morale alto in vista del derby dove il Milan incerottato arriva dopo la pesante scoppola interna col Bologna. Le gerarchie sembrano definite, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando di un derby…

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 29 ottobre 2026 alle 08:00
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.