Il Venezia prova a costruire la partita mantenendo una squadra corta e compatta, con il centrocampo che lavora soprattutto per chiudere le linee di passaggio centrali e accompagnare le uscite sugli esterni. L’idea di Nicola è quella di non concedere troppo spazio tra le linee, costringendo l’Inter a sviluppare il gioco lateralmente e provando poi a ripartire velocemente con Adams e Lauberbach. Helgason e Kike Perez devono dare equilibrio in mezzo, mentre Sohm cerca di accompagnare le transizioni e inserirsi quando si apre lo spazio. Dall’altra parte, l’Inter cerca di prendere il controllo attraverso il possesso e i movimenti continui degli attaccanti: Thuram tende ad allargarsi per trascinare fuori posizione i difensori, Bonny prova a lavorare maggiormente spalle alla porta e i centrocampisti cercano di inserirsi negli spazi creati dai loro movimenti. Dimarco e Diouf garantiscono ampiezza, ma il problema iniziale dei nerazzurri è che la manovra risulta spesso prevedibile e permette al Venezia di scivolare con ordine da una parte all’altra. Quando però Carlos Augusto e gli altri esterni riescono a guadagnare il fondo, la difesa lagunare è costretta ad abbassarsi e perde la possibilità di uscire con continuità.

L'impatto dei subentrati

Nella ripresa l’Inter aumenta la velocità della circolazione e cerca di occupare meglio gli spazi tra centrocampo e difesa avversaria. Gli ingressi di Barella, Calhanoglu e Akanji permettono a Chivu di avere più qualità nella gestione del pallone e maggiore aggressività nella riconquista, mentre Zielinski può muoversi con più libertà per ricevere tra le linee. Barella attacca gli spazi con i suoi inserimenti, Calhanoglu cerca di cambiare lato e verticalizzare rapidamente e Dimarco continua a rappresentare una soluzione importante per allargare il blocco difensivo. Il Venezia, invece, tende ad abbassarsi sempre di più, affidandosi soprattutto alle transizioni offensive: Adams attacca la profondità, Yeboah cerca di sfruttare gli spazi aperti e Busio prova a inserirsi alle spalle dei centrocampisti nerazzurri. Il limite della squadra di Nicola è che, quando recupera palla, spesso non riesce a portare abbastanza uomini a sostegno dell’azione, lasciando gli attaccanti isolati contro i difensori dell’Inter. La squadra di Chivu, pur senza trovare sempre una giocata pulita centralmente, riesce così a mantenere il Venezia sotto pressione e a costringerlo a difendere sempre più vicino alla propria area.

Questione di ritmo

Nel finale la differenza la fanno soprattutto l’ampiezza offensiva dell’Inter e la difficoltà del Venezia nel difendere gli ultimi metri quando gli avversari aumentano il numero di giocatori dentro e attorno all’area. Thuram continua a muoversi lateralmente e ad attaccare il mezzo spazio, costringendo i difensori a scegliere se seguirlo o proteggere la profondità, mentre Pio Esposito offre un riferimento centrale e Carlos Augusto accompagna l’azione per creare superiorità numerica. Le due autoreti nascono proprio dalla pressione esercitata in queste situazioni, con il Venezia costretto a intervenire in condizioni complicate e con poco tempo per leggere la traiettoria del pallone. Il 2-0 premia quindi la capacità dell’Inter di aumentare progressivamente il ritmo, sfruttare meglio le corsie esterne e mantenere tanti uomini in zona offensiva, senza necessariamente dominare ogni fase della gara. Il Venezia mostra una buona organizzazione per lunghi tratti, ma paga la difficoltà nel risalire il campo con continuità e nel mantenere le distanze quando la pressione nerazzurra diventa insistente. La differenza tattica sta soprattutto qui: l’Inter riesce a trasformare il possesso in pressione territoriale, mentre il Venezia non trova abbastanza soluzioni per alleggerire la propria fase difensiva e finisce per concedere agli avversari troppe situazioni pericolose negli ultimi minuti.

Sezione: Copertina / Data: Gio 29 ottobre 2026 alle 13:45
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
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