Ospite del canale Youtube 'High Performance', Ashley Young ha parlato dei famosi metodi di allenamento di Antonio Conte, metodi che gli hanno permesso di allungare la carriera fino alla veneranda età di 40 anni: "Per quanto possa sembrare assurdo, molte persone hanno delle storie da raccontare su Antonio Conte e sui suoi allenamenti strani e incredibili - la premessa dell'inglese che fu un giocatore del tecnico leccese all'Inter nella stagione 2020-21 -. Direi che per quanto riguarda la corsa che facevamo, sapevi già che il martedì o il giovedì che la domenica avresti fatto una specie di corsa folle, che poteva portarti praticamente ovunque. Per me è pazzesco, ma penso che sia proprio questo ad avermi dato la longevità necessaria per arrivare fino ai 40 anni, età in cui ho deciso di ritirarmi. Perché il carico di lavoro era davvero enorme e, dal punto di vista delle capacità cardiovascolari, ti portava a livelli incredibili. In Italia molte squadre giocavano a uomo, il che ti richiede un grande dispendio di energie fisiche: devi rimanere con lo stesso avversario per tutta la partita. Conte diceva: 'Guardate solo cosa succede al 60° minuto'. C’erano tantissime squadre che venivano a San Siro e calavano al 60° minuto mentre noi iniziavamo a volare. Nessuna squadra riusciva a reggere il nostro ritmo dal punto di vista della condizione fisica. Era una delle cose che lui usava per metterti alla prova mentalmente. E gli allenamenti di corsa che facevamo non erano normali. Non erano normali per dei calciatori. Non ho mai fatto corse del genere. Non credo di aver più corso in quel modo dai tempi del Watford, quando feci la mia prima preparazione estiva. Lì preparavano un percorso e dovevi correre tutto intorno, praticamente come fosse una giornata di atletica. Ci dicevano: 'Non preoccupatevi di portare gli scarpini. Vi servono solo le scarpe da ginnastica'. E tu capivi subito: 'Ok, oggi sarà una di quelle giornate in cui si corre'.  Quindi, come dicevo, di Antonio Conte si è parlato molto. Per il tipo di gioco che vuole, per il modo in cui mette alla prova le persone mentalmente e fisicamente. Per la corsa che facevamo… e, come ho detto, non mi piaceva. Non credo che a qualcuno piaccia correre. Era una di quelle cose che non volevo fare.  Non è che non volessi farlo: semplicemente non mi piaceva. Però, ripensandoci oggi, credo che sia stato proprio questo a darmi sicuramente la longevità necessaria per continuare a giocare". 

Gasperini: "Non so cosa stiate facendo negli allenamenti, ma siete molto più in forma di noi"

Young, in seguito, racconta un aneddoto relativo a una gara con l'Atalanta del 1° agosto 2020, ultima giornata del campionato: "Dopo la partita ho parlato con alcuni giocatori avversari che mi hanno detto: "Il vostro livello di condizione fisica è completamente diverso…". Anche l’allenatore dell’Atalanta (Gasperini, ndr) diceva che i suoi giocatori erano molto più in forma dei nostri. Poi, dopo la partita, è andato da Antonio Conte e gli ha detto: "Non so cosa stiate facendo durante gli allenamenti, ma siete molto più in forma di noi".  L’Atalanta è famosa per il livello di preparazione atletica che riesce a raggiungere. Quindi sì, ho avuto davvero la sensazione che fossimo molto più in forma delle altre squadre, e questo dipende da molti fattori. In Italia è una cosa molto diversa rispetto all’Inghilterra". 

"C'è un motivo se Conte dura al massimo due anni in un club"

Young, infine, racconta che Conte metteva alla prova il gruppo anche mentalmente con alcuni 'test': "C’erano giorni in cui arrivavamo al centro sportivo alle 9 del mattino. Dopo colazione, diciamo alle 10, saremmo dovuti uscire sul campo ed allenarci verso le 11. Quindi tutti i ragazzi si preparavano, si organizzavano. Poi arrivavamo più o meno le 10 e 45 e dicevamo: 'Bene, siamo pronti per uscire'. A quel punto chiedevamo a uno degli allenatori della prima squadra: 'È pronto?'. E lui rispondeva: 'No, no, non è pronto'.  Mandavamo allora il team manager a parlargli. Lui tornava e diceva: 'Bene, il mister ha detto che deve andare a pranzo alle dodici' Andate nelle vostre stanze a riposarvi: ci alleniamo alle due'. E tutti i giocatori si guardavano chiedendosi: 'Ma noi siamo qui dalle nove. Perché?'. Era semplicemente uno dei suoi test, per vedere se qualcuno sarebbe andato a bussare alla sua porta, se qualcuno avrebbe reagito. C’erano molti giocatori che erano lì da tempo, giocatori più anziani, che volevano dirgliene quattro; alla fine lo fecero. E furono proprio quelli che poi vennero mandati via. Non rimasero lì ancora a lungo. Dopo un po’ ti abituavi a cose del genere.

Però penso che, grazie al modo in cui era costruita la squadra e alla coesione che c’era tra i giocatori, quello sia stato uno degli spogliatoi più uniti in cui mi sia mai trovato. E credo che dipendesse dal modo in cui il mister gestiva le cose: i giocatori restavano compatti e sapevano che, a volte, quello che faceva non era giusto, o almeno noi non pensavamo che lo fosse — arrivare così presto e poi allenarsi fino a tardi — ma questo era il suo modo di lavorare. E penso che, se lo chiedessi ai giocatori del Tottenham o del Chelsea, ti direbbero che è sempre stato così. Ha seguito lo stesso modello per tutta la sua carriera e non è mai cambiato. E, come dico sempre, quando vinci non puoi metterlo in discussione. C’è un motivo, però, se non rimane più di uno o due anni in una squadra: alla fine capisci che probabilmente è proprio questo il motivo". 

Sezione: Copertina / Data: Lun 10 agosto 2026 alle 22:35
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.