Il passaggio da Suning a Oaktree non è stato una normale cessione societaria. Quando nel maggio 2024 il fondo statunitense ha assunto il controllo dell’Inter, la proprietà cinese non aveva trovato un acquirente al quale trasferire il club: semplicemente, non era più nelle condizioni di rimborsare il finanziamento ricevuto e il creditore ha esercitato i propri diritti sulla società. È stato l’ultimo atto di un’avventura durata otto anni, durante i quali Suning aveva immesso nell’Inter oltre 500 milioni di euro tra capitale e finanziamenti. Un investimento enorme che ha contribuito in maniera determinante alla rinascita sportiva nerazzurra, ma che alla fine ha lasciato alla proprietà cinese ben poco valore recuperabile dalla propria partecipazione. È proprio qui, secondo l'analisi offerta dalla newsletter di Goal.com 'Cleats & Cashflows' che si trova la chiave per comprendere la differenza tra la vecchia e la nuova Inter.

Dai successi a caro prezzo di Suning agli utili di Oaktree

IRispetto all'era Suning, dove almeno inizialmente gli investimenti sono stati pesanti, con Oaktree la filosofia sembra essere cambiata. Il fondo non ha scelto la strada di una ristrutturazione aggressiva, ma quella di una progressiva stabilizzazione: rifinanziare il debito, migliorare i conti, preservare la competitività sportiva e aumentare nel tempo il valore dell’Inter. Un primo segnale importante è arrivato dai mercati finanziari. Il passaggio di proprietà non ha provocato particolari scossoni sui 415 milioni di euro di obbligazioni dell’Inter e le agenzie di rating non hanno modificato la propria valutazione. Nel 2025 il club è inoltre riuscito a rifinanziare il proprio debito a un tasso del 4,52%, riducendo sensibilmente il peso annuale degli interessi. I numeri dell’esercizio 2024/25 raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione la trasformazione in corso: l’Inter ha raggiunto ricavi record: circa 551 milioni di euro secondo i calcoli di Swiss Ramble, 567 milioni secondo quelli del club. In ogni caso, si tratta di una crescita nell’ordine dei 144 milioni rispetto all’anno precedente, circa il 35%, grazie in particolare ai diritti TV, alla finale di Champions League e alla partecipazione al Mondiale per Club. 

La vera rivoluzione: non dover vendere per coprire le perdite

L’Inter ha chiuso l’esercizio con circa 35 milioni di utile netto. Ma c’è un altro numero ancora più significativo: il risultato della gestione ordinaria avrebbe prodotto circa 69 milioni di utile prima ancora di considerare i proventi del calciomercato. Ed è forse questa la principale differenza rispetto al passato: negli anni di Suning le plusvalenze rappresentavano spesso uno strumento indispensabile per compensare le perdite prodotte dalla gestione ordinaria. Vendere un giocatore non significava soltanto finanziare un nuovo acquisto, ma contribuire a riequilibrare i conti. Oggi la situazione sembra progressivamente ribaltarsi. È il funzionamento stesso dell’Inter a produrre margini positivi, mentre le operazioni sul mercato non devono necessariamente servire a coprire perdite strutturali. Naturalmente serviranno altri esercizi per capire se si tratta di un equilibrio realmente consolidato. Ma la direzione intrapresa appare evidente.

Nel nuovo San Siro la chiave del domani

Il futuro societario dell’Inter sembra ruotare attorno a tre elementi strettamente collegati: il progetto per il nuovo San Siro, la crescita dei ricavi ricorrenti e il momento in cui Oaktree deciderà di vendere il club. Un nuovo San Siro potrebbe aiutare tantissimo Oaktree perché potrebbe permettere all’Inter di monetizzare molto meglio la propria enorme base di tifosi attraverso hospitality, corporate, ristorazione, concerti, eventi e diritti di denominazione. Soprattutto, produrrebbe ricavi molto più stabili rispetto a quelli legati ai risultati sportivi.

Un futuro su tre corsie

Ma Oaktree si sta davvero preparando a vendere l'Inter? L'articolo dipinge tre scenari: una prima possibilità sarebbe quella di stabilizzare definitivamente l’Inter e cercare rapidamente un compratore. Ma vendere prima che il progetto stadio abbia assunto una forma concreta significherebbe rinunciare a una parte considerevole del potenziale aumento di valore della società. Molto più logico appare uno scenario intermedio, nel quale il fondo californiano non avrebbe alcuna necessità di arrivare materialmente all’inaugurazione del nuovo San Siro. Potrebbe invece accompagnare il progetto fino a renderlo credibile e sostanzialmente irreversibile: autorizzazioni ottenute, iter urbanistico avanzato, struttura finanziaria definita e principali incognite eliminate. Più diffcile, invece, immaginare Oaktree impegnata fino alla conclusione dell’intera operazione. Un progetto infrastrutturale di questa portata può richiedere sette-dieci anni ed espone a rischi politici, burocratici, finanziari e costruttivi. Non esattamente l’orizzonte ideale per un fondo specializzato in situazioni finanziarie complesse. L’obiettivo potrebbe essere un altro: eliminare il più possibile il rischio, rendere l’Inter un investimento molto più prevedibile e lasciare poi a un nuovo proprietario il compito di raccogliere i frutti dell’operazione.

Un’Inter da oltre un miliardo

In quest’ottica anche la valutazione superiore al miliardo di dollari attribuita all’Inter dal Financial Times potrebbe rappresentare più un punto di partenza che un punto d’arrivo, specie se le certezze intorno allo stadio dovessero essere ancora più solide negli anni a venire. Un club profittevole, competitivo in Champions League, con costi della rosa sotto controllo e soprattutto con un nuovo stadio già avviato avrebbe inevitabilmente un valore superiore rispetto all’Inter acquisita da Oaktree nel maggio 2024. Rimane però una grande incognita: la qualità dei ricavi attuali: non si può infatti programmare ogni anno una lunga corsa in Champions League, né contare sempre sui ricavi del Mondiale per Club o sulle plusvalenze, ed è per questo che il nuovo stadio assume un’importanza che va ben oltre il semplice aumento degli incassi al botteghino. Significa diversificare le entrate e rendere l’Inter meno vulnerabile a un’eliminazione prematura in Europa o a una stagione sportivamente negativa. La vera sfida della nuova Inter, in sostanza, non sarà semplicemente continuare a vincere. Sarà riuscire a farlo senza dover più ipotecare il futuro per finanziare il presente.

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 10 agosto 2026 alle 14:20
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
autore
Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.