10 agosto. Mancano 22 giorni alla chiusura del calciomercato. Nel calcio 22 giorni possono essere un’eternità, come ha ricordato Cristian Chivu in questi giorni, ma allo stesso tempo il tempo inizia inevitabilmente a stringere. Il campo, pur con tutte le cautele del caso e con la consapevolezza che il calcio d’agosto va sempre preso con le pinze, ha già dato un’indicazione piuttosto chiara: l’Inter, con ogni probabilità, resta la squadra da battere in Italia. Non abbiamo ancora visto in scena capitan Lautaro, Thuram, Stones, Sucic e Akanji, eppure la sensazione è che l’Inter di Chivu abbia ripreso esattamente da dove aveva lasciato.
La vittoria contro la Juventus ha chiuso nel migliore dei modi la tournée tra Hong Kong e Perth, dopo il pareggio contro il Milan, arrivato su un calcio di rigore inesistente, e la vittoria ai rigori contro il Manchester City, al termine di una partita dai due volti, con un ottimo primo tempo e un secondo tempo in calo. Al di là dei risultati, però, la sensazione è una: l’Inter è fortissima, ma ancora incompleta.
Incompleta sì, ma non in difesa. La permanenza di Pavard sta diventando sempre più concreta e le sue prestazioni stanno andando proprio in questa direzione. Con l’arrivo di Stones e le ottime, bellissime indicazioni offerte dal baby Bovio, si può stare tranquilli e si può dirottare il famoso "tesoretto" altrove (e non su Romero). Il reparto sarà completato da Akanji, Bisseck, Bastoni e Carlos Augusto, salvo sorprese.
Il vero buco numerico resta dunque sulla fascia, dopo l’addio di Dumfries. L’Inter si sta prendendo tutto il tempo necessario per capire su chi investire, ma una domanda è inevitabile: dopo essere stata vicina a Palestra e vicinissima a Khalaili, siamo sicuri che il giocatore che arriverà dal mercato sarà più pronto ed efficace di Diouf? Il francese è senza dubbio la vera sorpresa di questo precampionato. I dubbi, se ci sono, riguardano soprattutto la fase difensiva, ma ogni volta che Chivu lo ha schierato sulla fascia, l’ex Lens ha dato dimostrazione di essere esattamente quel profilo che l’Inter sta cercando sul mercato: velocità, gamba, capacità di saltare l'uomo, arrivare sul fondo e ttaccare gli spazi. E ora anche con il vizio del gol. Si completerà il piano con il connazionale Diaby?
E poi c'è il centrocampo. L’addio di Frattesi appare ormai doveroso, perché il centrocampista è diventato un corpo estraneo rispetto al progetto. Asllani rappresenta un capitolo chiuso, Massolin sarà con ogni probabilità mandato in prestito e resta anche il piccolo rimpianto di non averlo visto in azione. Ma l’Inter non può pensare di affrontare una stagione lunga e complicata con appena sei centrocampisti, soprattutto considerando i dubbi inevitabilmente legati all’età e agli infortuni di alcuni giocatori. Mkhitaryan e Calhanoglu sono i nomi che impongono le maggiori riflessioni, pur restando giocatori fondamentali. Stankovic e Sucic sono destinati a trovare spazio e rappresentano due risorse importanti, ma la sensazione è che serva qualcosa di diverso, magari un giocatore capace di unire centrocampo e attacco e di offrire a Chivu una soluzione tattica ulteriore. Come Jones.
La direzione sembra essere quella di una formula 7+4 (con la possibile variante DIaby) che potrebbe rappresentare il compromesso ideale per costruire una rosa più equilibrata e soprattutto più adatta alle idee di Chivu. Ciò che lascia perplessi, arrivati al 10 agosto, è però la lentezza sul fronte delle cessioni, che inevitabilmente finisce per bloccare anche il capitolo delle entrate. Finché non si liberano spazio, risorse e caselle, diventa difficile completare la rosa. Ma il mercato è ancora lungo e le ultime settimane di agosto, storicamente, sono quelle in cui può accadere qualsiasi cosa. Arriva il periodo dei saldi, delle occasioni e dei colpi improvvisi. L’importante sarà non comprare tanto per comprare, ma individuare i giocatori realmente in grado di alzare ulteriormente il livello della squadra. Perché questa Inter, oggi, sembra avere bisogno davvero di poco per diventare completa. La base è fortissima, il lavoro di Chivu sta dando indicazioni interessanti e la rosa ha qualità, esperienza e talento. 22 giorni sono un’eternità, come ha detto Chivu. Ma tra 22 giorni l’Inter dovrà essere più forte di quella vista oggi. Perché a questa squadra manca davvero poco per essere perfetta.
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