Il 2 novembre - in barba alle festività soppresse - rimane il giorno di calendario dedicato alla Commemorazione dei Defunti. Dunque, duole il giusto sottolineare che Enzo Jannacci avesse torto marcio. Solo che non può essere affatto consolante constatare, per parte nerazzurra, come sussista almeno un (defunto) milanista che, in un certo qual modo, il derby, l'avesse valutato erroneamente. Ma se ne argomenterà giusto più avanti.

Non prima di ribadire che per quella banda di scappati di casa dei rossoneri, alla fine, il successo nella stracittadina altro non potrà rivelarsi che la classica vittoria di Pirro. Non foss'altro che alla luce - andamento nerazzurro a parte - di quanto siano in gran spolvero le 2 squadre capitoline e sugli scudi il club lariano. Poi si sa che quelli sull'altra sponda del Naviglio sono abituati a trastullarsi più o meno con 'poco'...

Almeno che - nonostante siano già passati 4 anni dalla scomparsa dell'avvocato Niccolò Ghedini - siano andati in sovraeccitazione una volta appreso che il club rossonero risulterà uno degli "utilizzatori finali" del nuovo San Siro... Oppure abbiano magari saputo dalla società che cura il trasporto pubblico a Monza della sua eventuale disponibilità - giusto per qualche "stimolazione in più" - a garantire la corsa particolare di un pullman fuori servizio...

In ogni caso - a mo' di bromuro preventivo - ci si domanda se e quanto fosse stato recepito da quelle parti uno dei titoli di apertura del Corsport dello scorso venerdì: "UN DERBY DA -97". Ossia la somma dei distacchi in classifica che i nerazzurri hanno inflitto ai rossoneri negli ultimi 10 campionati. A differenza, per dire, della striminzita contabilità esibita invece a Sky da Capello solo qualche giorno prima. L'ex tecnico - forse per una malintesa forma di pudore - si era fermato a soli 35 punti, cioè al progressivo dell'ultimo biennio.

Queste non sono esattamente quisquilie, bensì 'amnesie' che farebbero semmai sorgere un particolare sospetto. Quello che a Capello - vista la sua estrazione goriziana - possa risultare magari più facile enumerare le battaglie dell'Isonzo (12) combattute durante la 1a Guerra Mondiale. Sì, insomma - grazie ad un gioco di parole - in TV si sarebbe ascoltato un Capello 'bis(l)acco' e non 'bis(i)acco', piuttosto che semplicemente friulano...

Ma per tornare finalmente allo scomparso cantautore di fede rossonera citato all'inizio, c'è almeno una strofa della famosa canzone "Messico e nuvole" di Jannacci che, da sabato sera, si presta per essere rivisitata fino a capovolgerne in parte la valenza originaria. Ebbene, "La faccia triste dell'America" non può essere certo quella del 'porporato' di Redbird, il fondo californiano di Gerry Cardinale. E mica solo per le lacrime di gioia che costui ha versato alla fine del derby e che pur asseconderebbero quell'altra strofa di Jannacci: "Che voglia di piangere ho".

Nè tanto meno potrebbe trattarsi della faccia di 'Capitan America' Pulisic che, con già 4 gol nei tabellini della stracittadina, pare avviarsi a diventare un castigamatti 'derbyfero' come un certo suo predecessore ucraino... Col rinnovo del giocatore statunitense appena firmato fino al 2031, ogni forma nerazzurra di scongiuro diventerà da oggi in poi cosa buona e giusta.

Infine Jannacci si sarebbe sbagliato una volta di più anche perchè "la faccia triste dell'America" - stando agli ultimi aggiornamenti - non potrebbe essere nemmeno quella radiosa (e messicana) di Kimi Antonelli... E se invece il cantautore avesse financo preconizzato le rogne prossime venture - dopo le elezioni di Midterm - del presidente degli USA in carica? Basterà eventualmente attendere solo poche ore sorbendosi l'ultima 'maratona' notturna a La 7 del prossimo transfuga Mentana.

Venendo allo sviluppo interista del derby, il testo del brano di Jannacci cita pure quel Messico che Barella - capitano ad interim - si intestardisce ad evocare alla sua maniera, continuando ad esibirsi in 'sombreri' ed altri leziosismi in zone e situazioni di campo che richiederebbero, invece, ben più drastiche soluzioni. Da cui si evince che se e quando Nicolò imparerà a spazzare l'area di rigore e le adiacenze con i modi spicci tipici del classico "stopper" vecchio stampo degli anni '70 - tipo Mario Giubertoni - sarà un pregevole upgrade con cui aggiornare le sue attitudini.

Per quanto riguarda invece le scelte operate da Chivu in partita, al di là delle emergenze sanitarie sconosciute ai più (col virus influenzale che, dopo aver appiedato Provedel, aveva debilitato pure Esposito, Bonny, Carlos Augusto e chissà chi altri), ha sconcercato non poco una sorta di 'idiosincrasia tattica'. Quella palesata dal tecnico nerazzurro nel sostituire 3 giocatori subito all'inizio del 2° tempo di Venezia-Inter - col punteggio del tutto in bilico - e nell'attendere invece l'82° nel derby (col risultato già compromesso) per effettuare una mossa analoga, ma ormai disperata.

Poi magari un giorno il buon Cristian spiegherà al suo vasto uditorio dove rintracciare quell'intento di presentare un'Inter che sapesse essere anche "provinciale". Dunque una squadra con un assetto mentale, oltre che tattico, improntato anche alla lotta e non di solo governo. Quasi un'Inter operaia che evocasse magari il lavoro duro e sporco di talune officine artigianali di provincia. E, perchè no, anche quello di certi negozi di ferramenta o dei 'Tutto casa' dotati di un assortimento con migliaia di articoli (maledetti inventari!) tra cui gli utensili come le brugole con così tante misure da far ammattire, all'unisono, commercianti e clienti. Ma pure - con l'ennesimo calembour - i tifosi dell'Inter. Ecco allora spiegato, parafrasando quel brano di Jannacci, il titolo "Messico... e brugole".

Ora si vuole chiudere il post con un'argomentazione più seriosa delle precedenti. Improvvisa epidemia influenzale o meno, sarebbe proprio il caso di smetterla di scrivere di un'Inter dotata di 2 squadre parimenti competitive. Da una pur semplicistica verifica fatta sul database di Transfermarkt, sommando il numero dei giocatori in rosa ai club che giocano le coppe risulta - rispetto all'organico nerazzurro - un surplus totale di ben 17 elementi.

Calciatori che, se redistribuiti tra le predette 6 squadre impegnate in Europa, farebbero una media di quasi 3 tesserati in più per ciascun club in rapporto alla rosa nerazzurra composta, invece, di soli 24 elementi. Con l'Inter, tra l'altro, unico club nostrano inpegnato in 4 competizioni stagionali, per quanto la Supercoppa Italiana - accantonata momentaneamente(?) la sperimentazione delle final four - tornerà alla finale unica il mese prossimo.

In ogni caso, il gap non è di poco conto, specie se si considera che sarebbe facile ricondurlo ad almeno un ulteriore giocatore per reparto. Si resta perciò convinti che a Chivu non farebbe affatto schifo disporre di un difensore (veloce), di un centrocampista (tecnico) e di una (quinta) punta in più. Purché magari non glielo si faccia notare proprio dopo l'ennesimo derby perso.

Sezione: Calci & Parole / Data: Mar 03 novembre 2026 alle 15:28
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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