Secondo quanto si legge su Il Fatto Quotidiano, nelle intercettazioni agli atti dell'inchiesta milanese sugli arbitri, rispetto alle interferenze sulle designazioni, emergono, secondo gli inquirenti, contatti diretti tra Gianluca Rocchi ed esponenti dell'Inter, che non risultano indagati. Diversi soggetti della società milanese hanno portato all’attenzione dell'ex designatore arbitrale i propri desiderata per le designazioni arbitrali. Nelle carte si leggono frasi del tipo 'Non vogliamo quell’arbitro perché porta sf…', ma più spesso richieste ben più serie del tipo 'quell’arbitro non lo vogliamo'.

Perlopiù, spiegano gli inquirenti, le richieste non erano dirette a Rocchi da esponenti dell’Inter, ma venivano mediate da soggetti del mondo arbitrale. Tra le tante intercettazioni, infatti, viene riassunta quella di un esponente dell’AIA a Rocchi in cui si spiegava l’arrabbiatura del club nerazzurra per una designazione. Ed è proprio in queste chiamate indirette che gli inquirenti sostengono che lo stesso Rocchi avesse prima parlato direttamente con esponenti dell’Inter. Il ruolo di questi ultimi non è indicato nel capo d’imputazione perché non iscritti nel registro degli indagati, il che non significa - si legge sul Fatto Quotidiano - che chi indaga non sappia chi siano. 

Siamo, dunque, al punto di svolta: chiusa l’attività istruttoria, chi sta intagando sta cercando di capire se il reato di frode sportiva possa reggere fino a una condanna quantomeno in primo grado. In tal senso, bisogna capire se gli elementi finora raccolti possano confermare tre paletti imprescindibili per configurare il reato, allo stato contestato solo a Rocchi e del tutto provvisorio. "Ovvero l’esistenza delle interferenze, il modo occulto o fraudolento con cui vengono portate, e infine l’alterazione finale della partita. Così come recita la sentenza della Cassazione sull’ indagine Calciopoli", si legge sul Fatto Quotidiano. 

Sezione: News / Data: Mer 08 luglio 2026 alle 22:17
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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