Dopo aver chiuso con successo undici casi negli ultimi due anni, tra questi i ritrovamenti di quattro gattini dispersi e di un marito stanato nel parco insieme a una donna senz'altro più giovane e bella della moglie, per "don Ciccio" Ingravallo, commissario in pensione e oggi detective privato, finalmente un caso da Serie A. L'allenatore dell’Inter Luciano Spalletti era convinto che dietro al calo di rendimento e di condizione atletica di Borja Valero ci fossero "cagioni ben precise" e per venirne a capo aveva deciso di affidarsi a lui, su consiglio di Massimo Moratti: "È il numero uno sulla piazza. Anni fa gli chiesi di stare un po' attento a quel che combinava in giro Vieri…", gli aveva suggerito l'ex patron nella cena al ristorante, in cui alla fine a pagare era stato lo stesso mister di Certaldo.
Già dal primo incontro Spalletti era stato chiarissimo con Ingravallo: "Tutti i giornali scrivono che è fuori forma e lei mi dovrà spiegare perché questo giocatore qui non mi rende più da Inter. Ah, per quanto riguarda la sua tariffa, ovviamente le va bene se se ne riparla da gennaio. Per ora Zhang dalla Cina ci manda solo riso, rasoi elettrici e tv ultra hd, ma tiene chiusi tutti gli altri i rubinetti". Troppo ghiotta e inusuale l'opportunità per Ingravallo, che si era messo sin da subito al lavoro braccando come un segugio, o addirittura come Medel, il nuovo centrocampista nerazzurro. Dapprima infiltrandosi nello spogliatoio durante l'allenamento della squadra ad Appiano e scovando nella tasca del jeans dello spagnolo, oltre all'inseparabile cartolina di Firenze, un bigliettino dal messaggio inequivoco: "Vediamoci domani mattina alle 6", firmato: "Ema". Ora tutto faceva quadra nella mente dell'ex commissario: Borja a Milano si era fatto un'amante segreta, una tale Emanuela che gli rubava tempo, energie e la giusta serenità psicologica per affrontare le sfide dell'Inter. Non restava altro che verificare di persona la sua ipotesi seguendo il giocatore all'appuntamento dell'indomani mattina.
Borja uscì di casa alle 5.52 e partì in auto senza accorgersi di esser seguito lungo tutto il suo tragitto che portò lui e Ingravallo addirittura fino a Milanello, tappa a sorpresa della corsa mattutina. Dopo aver parcheggiato la jeep viola e tirato fuori un borsone lo spagnolo si avvicinò all'ingresso del centro sportivo del Milan e strinse la mano a... sì, era proprio lui: Emanuele Marra, ex preparatore dei 'cugini' rossoneri e collaboratore storico di Montella, scaricato dal tecnico dopo l'inizio di stagione balbettante dei suoi uomini. Insieme i due procedettero verso uno dei campi d'allenamento per una seduta atletica che durò circa due ore e mezza, o perlomeno fino a quando Ingravallo si svegliò sul sedile della sua auto non vedendo più quella di Borja né quella di Marra.
"Ha capito? Borja Valero si vedeva con Marra per allenarsi sulla sua condizione atletica. Questo presunto preparatore ha già rovinato l’inizio di campionato a Montella... Da ciò capiamo anche perché il suo giocatore sta rendendo molto peggio di prima". Ingravallo svelava la soluzione dell'enigma a Spalletti che seduto di fronte a lui e con lo sguardo fisso nel vuoto restava zitto, e rispose dopo un paio di minuti: "Molto bene dottor Ingravallo. E se le chiedessi di farmi un'altra indagine 'top secret', però stavolta con Candreva? I tifosi si lamentano perché Antonio mi sbaglia troppi cross". Il giorno dopo il detective era fiero di aver risolto già pure il secondo caso, prese il telefono e lo comunicò subito a Spalletti: "Mister, ha visto bene l'assist che Candreva ha fatto a Brozovic col Benevento? Ho interrogato la stessa moglie di Candreva che ha confermato quelli che da tempo sono i miei sospetti: suo marito è mancino".
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DaniAlfieri
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