L'abbraccio con il presidente Agnelli, gli sguardi di gioia e la festa in campo dopo la vittoria del 35esimo scudetto (o era forse il 33esimo?). Marotta aveva in mano quella foto e la studiava con un occhio nostalgico, lasciandosi colpevolmente trasportare dai ricordi, quando sentì bussare alla porta.
Mise in fretta pure quest'altra cornice dentro allo scatolone poggiato sopra la scrivania e provò a riassumere un tono di voce serio: "Avanti!".
Nello studio milanese dell'ex dirigente bianconero si affacciò Keita Baldé, totalmente spaesato quando vide che di fronte a lui non c'era nessun rappresentante dell'Inter, come invece si aspettava dopo la chiamata ufficiale della segreteria del club.
"Ah Keita. Prego, accomodati", lo accolse Marotta lasciando perdere l'incombenza che lo stava tenendo occupato in quelle fredde mattine di inizio novembre, il rimodellamento del suo studio con l'eliminazione di tutti quegli oggetti che potessero ricollegarlo al suo passato nella società campione d'Italia, regali del presidente e gagliardetti compresi.
"Ma scusi, lei è...".
"Il nuovo amministratore delegato dell'Inter", rispose Marotta non lasciando finire Keita. "Ti ho fatto chiamare io questa mattina. Dobbiamo parlare di un affare molto urgente. Ma prego, siediti e mettiti pure comodo".
Keita avanzava lentamente per la sala mentre scrutava i quadri delle vittorie della Juve rimasti appesi alle pareti.
"Quelli adesso vanno via", volle precisare con un sorriso Marotta, che aveva capito le esitazioni dell'attaccante. "Questo studio è stato sempre utilizzato per sbrigare i miei affari qui a Milano. Da adesso in avanti, essendo un nuovo dirigente dell'Inter, mi sarà senz'altro ancor più comodo", e fece un altro sorrisone a trentadue denti rivolto a Keita, che finalmente arrivò a sedersi dal lato opposto della scrivania.
"Veniamo a noi", annunciò Marotta mettendosi a sedere anche lui sulla poltroncina dall'altro lato.
"Quindi sta dicendo che lei già è...".
"Rimanga tra noi", Marotta di nuovo interruppe le deduzioni di Keita. "La data dell'ufficializzazione la decide Zhang. Per il momento, a parte l'Inter, non deve saperlo nessuno. La sera qui spengo le luci", e indicò le lampade che spiovevano dal soffitto, "mi metto a lavorare al buio, così che questo studio da fuori appaia completamente vuoto e in disuso. Beppe Marotta ufficialmente è in vacanza, quelle sull'Inter sono soltanto delle voci. Poi sai come sono fatti i giornalisti, chiedono, interrogano, fanno domande... È chiaro che qualcuno possa essersi lasciato sfuggire qualcosa".
Keita faticava ancora a mettersi a suo agio nonostante l'ennesimo sorriso rassicuratore dell'a.d.: "Perché mi ha fatto chiamare?".
"Ah sì, la nostra questione. Ho una notizia bella e un'altra brutta da darti. Da dove vuoi partire?".
Keita ci pensò un attimo: "Vada con la bella...".
"Sei stato convocato dal Senegal! Congratulazioni", Marotta si alzò allungandosi sulla scrivania per stringere la mano a Keita che finalmente si lasciava andare a un sorriso imbarazzato, però subito tornò serio.
"Mi dica anche la brutta".
"Ah il Senegal, dicevamo. Vedi Keita, quell'email della tua convocazione, a noi sarebbe dovuta arrivare non oltre una settimana fa. Ora, l'email in effetti è stata spedita, ma è stata individuata solo stamattina dai nostri operatori, quando i nostri termini erano già scaduti. Nella cartella spam".
"Com'è possibile?", chiese incredulo Keita. "Perché nella cartella spam? Significa che non potrò più partire?".
"Un errore da parte del nostro Head of Digital che gestisce il nostro account di posta elettronica", provò a giustificare Marotta. "Tutte le email che contengono delle parole vietate, faccio un esempio: "Keita", vanno a finire nella cartella spam. No, non puoi più andare con la tua nazionale. Ma che problema c'è? Puoi sempre rimanere ad allenarti qui ad Appiano con Nainggolan e...".
"Chi è questo signore che gestisce le email? Almeno lo avete licenziato?", chiese Keita con espressione innervosita.
"Non possiamo licenziare il nostro Head of Digital", ribattè Marotta, "perché lui è anche il nostro Social Media Manager a capo della gestione dei nostri canali social, nonché anche il nostro Strategist Director e per finire l'allenatore della prima squadra".
"Come? Spalletti?".
"Sì, esatto, proprio il tuo mister. Non pensare male, è stato un errore casuale, non c'entra nulla il fatto che le email col tuo nome vadano nella cartella spam con la stima che il mister nutre nei tuoi confronti. In ogni caso abbiamo già fatto sapere a tutti che è stata la Federazione del Senegal a mandare quell'email a un indirizzo dell'Inter errato. Questa qui è un'idea mia", aggiunse con vanto Marotta aspettandosi l'apprezzamento di Keita.
"C'è qualcos'altro che devo sapere?", disse il senegalese, già pronto ad alzarsi per andare a sbollire la sua rabbia fuori dallo studio e soprattutto lontano dal nuovo dirigente nerazzurro.
"No, tutto qui Keita. Magari un altro giorno parleremo del tuo riscatto, che come potrai immaginarti il club non è per nulla disposto a esercitare. In realtà qui ci sarebbe da fare un altro discorso sul fatto che ad agosto Spalletti avesse chiesto ad Ausilio di provare a prendere Keita, ma non tu! Bensì Naby, il centrocampista guineano del Liverpool. E quando Ausilio aveva già chiuso col Monaco e Spalletti venne a saperlo dai giornali oramai era troppo tardi! Ma ci sarà tempo", Marotta lo rassicurò con un occhiolino, "per approfondire qualunque tuo dubbio legato al futuro".
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DaniAlfieri
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