I sodalizi, le alleanze, le unioni, a volte, nascono contro la corrente, persino dei mari più impetuosi. Contro la storia. Una storia che continua narrando dell’eterna rivalità tra Pisa e Livorno. Due città distanti solo venticinque chilometri, ma con modi di essere talmente all’opposto che quasi potrebbero toccarsi. Una diversità lacerante che si manifesta ogni giorno e ogni notte dell’anno in una silenziosa guerra di trincea tra detti, battute, sfottò, insulti e proverbi. Se “il sogno del pisano – sta scritto con lo spray sulle mura dello stadio - è svegliarsi a mezzogiorno guardare verso il mare e non vedere più Livorno”, il livornese risponde in edicola con il Vernacoliere, periodico irriverente e sboccato che ha nei pisani le vittime preferite. E pensare che il povero Romeo Anconetani mitico presidente del Pisa anni 80 fece l’incauta proposta di unire le due squadre. Il nome era già pronto: Pisorno! Lo seppellirono di sonore pernacchie… Ma Renzo (Ulivieri), nato a San Miniato in provincia di Pisa, quando chiama Walter, nato a San Vincenzo in provincia di Livorno, nel suo staff (è lui che mi ha dato la bicicletta e mi ha detto pedala! - ricorderà Mazzarri) non guarda certo alla carta d’identità o al fatto che Walter, quand’era all’Acireale, aveva contribuito col suo rigore a cacciare il Pisa in C1 dopo tre lustri... Siamo al Modena, l’anno è il 1989, la categoria è la C1, Renzo è in panchina, per ricominciare dopo i successi di A con Torino e Sampdoria e la brutta vicenda totonero-bis di Cagliari. Walter giostra a centrocampo, rimane in Emilia una sola stagione ma basterà per conoscersi, capirsi e stimarsi, dandosi l’arrivederci. Walter prosegue il suo personale giro d’Italia a squadre, chiudendo una carriera che sognava diversa nel 1994/95 alla Torres. In fondo, prima o poi, l’acqua fa il suo giro. Finisce un periodo e si guarda avanti, al futuro. La moglie Daniela gli regala la più grande gioia: un figlio. Nasce Gabriele ed Empoli continua a essere il nido della famiglia, la base sicura, l’approdo a cui tornare dopo ogni partita. Vinta o persa che sia. Proprio nel 1994/95 Renzo prende in mano il Bologna e lo porta in B, nella stagione successiva piazza sei vittorie nelle ultime sei partite e lo fa risalire in serie A. Un trionfo, la città è ai suoi piedi.
L’avvio della stagione 1996/97 in massima categoria presuppone una ricomposizione dello staff. Renzo pensa a Walter. La telefonata la fa Lele Oriali, allora direttore sportivo rossoblù. Walter accetta con entusiasmo e a Bologna, lui ex centrocampista, impara a curare la preparazione dei tre portieri in rosa mettendo a loro disposizione tutta la sua esperienza. Lui che voleva farne, di gol, insegna agli estremi difensori come non prenderne, di gol. Svolge anche il ruolo di osservatore e continua ad aggiornarsi su testi sportivi specializzati, scrive una tesi per l’abilitazione ad allenatore professionista di 1a categoria. Il campionato è esaltante. I felsinei ottengono la migliore posizione in classifica dagli anni 60 chiudendo al 7° posto con la qualificazione all’Intertoto. Roberto Baggio, il Divin codino, conquista il titolo di cannoniere. L’ottava posizione della stagione 1997/98 non basta a Ulivieri per la riconferma. Il nuovo approdo di Walter, al seguito di Renzo, è il mare calmo e tranquillo, da cartolina, del golfo di Napoli. Il Vesuvio sullo sfondo di una città caotica di vita e travolgente di passione fa da cornice a un altro gradino della maturazione professionale di Walter che, oltre ad allenare i tre portieri Tagliatatela, Mondini e Coppola, è promosso a vice allenatore al posto del fido di Ulivieri, Sergio Buso. Con Renzo è ormai nato un rapporto di amicizia che vede condividere le vacanze estive con le rispettive famiglie. “Mio padre Ivo, in fin di vita, mi scrisse su un foglietto con la mano tremolante “Un ti fa’ butta’ fòra dall’arbitro…” – ricorderà, un giorno, Ulivieri. E a Napoli Walter ha la prova che la raccomandazione del papà di Renzo era più che fondata. Scrive la Gazzetta del 13 dicembre ‘98: “Qualcosa per parlarsi l’inventeranno. L’allenatore e il vice devono cercare di rimanere in contatto. Ulivieri cerca il posto migliore da cui guardare la partita. E’ la prima volta che vive una domenica da squalificato al San Paolo… In panchina ci sta il suo vice Walter Mazzarri, per la terza volta da solo a guidare il Napoli. Un vero portafortuna, con lui in panchina gli azzurri hanno vinto a Pescara e pareggiato a Cesena”.“Macché – si schernisce Walter – non sarò solo, farà lo stesso tutto Ulivieri ma non avremo bisogno di microfoni e telefonini. Ci basta un quaderno e una penna, mi spiegherà tutto prima di andare in campo. A me spetta il compito di far eseguire le sue indicazioni. Tutto qui. Lo conosco talmente bene che credo di avere l’idea di ciò che direbbe alla squadra in un determinato momento della partita. Sarò l’intermediario tra lui e i giocatori. Quante volte l’ho visto espulso? Diverse, diverse…” L’esperienza diretta nel guidare una squadra si sviluppa anche così... I telefonini, nel 1998, pur costosi, entrano nei desiderata degli italiani, a maggior ragione nel ricco mondo del pallone, in verità con poca discrezione viste le loro dimensioni. “Sono l’unico allenatore a essere stato squalificato perché usavo il telefonino dalla tribuna, so cosa dicono i regolamenti ormai l’ho sperimentato sulla mia pelle” – dice Renzo. “Con il Ravenna tocca a Mazzarri – continua la Rosea - che alla prossima espulsione del primo allenatore azzurro potrà persino permettersi di raggiungere le panchine napoletane di Carletto Mazzone. Lavorano insieme da tre anni Ulivieri e Mazzarri e i compiti di Mazzarri al Napoli sono aumentati”. Walter prima di avere tutto il pubblico dalla sua parte ricorda ai giornalisti il precedente con l’Empoli al San Paolo nei giorni del Pibe de oro. “In tanti ripensano al 4-0 che subimmo. Io preferisco ricordare una partita che perdemmo con onore solo 2-1. Gol di Ekstroem, il nostro svedese, poi doppietta di Maradona”. Ecco la carica di Walter che pur nel rispetto del ruolo di Renzo, ci mette del suo: “Cosa dirò alla squadra? Niente, niente. Parlerà Ulivieri. Credetemi, questa per me è una partita come tutte le altre. Ma una cosa posso dirla: è una partita da vincere, vale tanto, vale tutto, come tutte le partite.” Al di là del nome e del palmares dell’avversario. Gli azzurri rimangono in dieci a metà primo tempo e perdono 2-4, una sconfitta per il Napoli, simbolo di una stagione di serie B vissuta tra alti e bassi. Ulivieri è esonerato a tre giornate dalla fine!
Le loro strade si dividono. Renzo a Cagliari, Walter sarà il vice di Buso al Bologna nelle settimane in cui sostituirà Mazzone fino all’arrivo di Guidolin, poi diventerà tecnico responsabile della Primavera. Due annate a contatto con i giovani per assorbire nuovi e utili dettami. In un calcio dove vive la voglia di giocare senza stress e isterismi. Su una porzione di campo verde il destino gli fa incontrare il collaboratore con il quale condividerà tutte le successive esperienze di allenatore: il professor Giuseppe Pondrelli, diplomato all’Isef di Bologna, neanche trentenne cura la preparazione atletica dei giovani rossoblù. Un percorso tecnico e uno atletico che prenderà la forma di due binari paralleli e che prosegue ancora oggi con risultati di alto livello. Col tempo gli addetti ai lavori affibbieranno a Pondrelli l’impegnativo soprannome di “mago dei muscoli”. Walter è pronto, pronto a prendere i gradi di capitano, impugnare il timone e far uscire dal porto la sua nave. Ora è un primo (vero) allenatore, ad Acireale in Sicilia, laggiù in fondo all’Italia dove era già stato calciatore. La serie è la C2. Cominciando da lì, dal basso, non si può che crescere. “L' Acireale ha scelto ieri sera il successore del tecnico Fortunato Torrisi, - racconta la Gazzetta del 19 settembre 2001 -. Si tratta di Walter Mazzarri vecchia conoscenza del pubblico acese per aver indossato la maglia granata per due stagioni, ai tempi di Papadopulo. Mazzarri lo scorso anno ha allenato la Primavera del Bologna, ma nel suo ancor breve curriculum di allenatore è stato in passato secondo di Ulivieri, prima a Bologna e poi a Napoli. Stamani arriverà ad Acireale per la firma del contratto. Nel pomeriggio dirigerà il suo primo allenamento e in serata verrà presentato ufficialmente dalla società”."Come anticipato in questi giorni - spiega il presidente Pulvirenti - abbiamo puntato su un allenatore giovane ma già con un buon bagaglio di esperienza. La nostra scelta è caduta su Mazzarri che riteniamo in grado di saper lavorare con la linea verde”.
La stagione, con il 9° posto finale, non centra in pieno le aspettative. Walter lascia il mare di Sicilia e rientra nella sua Toscana. Un salto di categoria, in C1, per condurre al decimo posto la Pistoiese. Altra annata non esaltante, quasi anonima, se non trovasse la sua piena utilità in un altro incontro decisivo per la carriera di Walter. A Pistoia conosce Nicolò Frustalupi; in pochi mesi da osservatore diventerà vice allenatore. Nicolò, figlio dell’ex giocatore Mario Frustalupi, tricolore con Inter e Lazio. “Ci ho provato con il calcio giocato, mio padre mi diceva sempre di calciare anche con il sinistro per migliorarmi ma non ero proprio come lui… non ho avuto né la costanza né la fortuna di continuare a giocare”. Il 2003/04 è la stagione dell’esplosione. Nella mente di Walter rimbalza la frase di papà Alberto: “Sei bravo, continua così e finirai al Livorno”.
Le esperienze nei due campionati minori portano al primo traguardo. Espresso anche dai numeri: ventidue, come le gare consecutive in cui il Livorno è andato sempre in gol; undici, come le gare consecutive senza sconfitte; tre, i successi di fila, serie ripetuta due volte. Dopo un digiuno durato più di mezzo secolo (correva l’anno 1949 quando gli amaranto giocavano per l’ultima volta in serie A) Walter, l’eccezione che conferma la regola, è profeta in patria e riporta la squadra di “casa” nella massima serie. La partenza del lungo torneo a 24 squadre non è esaltante ma nel ritorno il Livorno inizia a correre. Colleziona vittorie da ricordare con squadre di fascia superiore: 2-0 alla Fiorentina; 3-0 al Napoli; 3-1 al Torino; 0-1 al Genoa… Protti e Lucarelli sono i mattatori, due bomber che insieme realizzano 53 reti su 75 della squadra (secondo migliore attacco dopo quello del Cagliari a pari merito col Palermo). Importante, in difesa, il contributo del giovane Chiellini, lanciato da titolare (41 presenze). Sabato 29 maggio 2004 con il 3-1 sul campo del Piacenza arriva la promozione. Il presidente Aldo Spinelli piange di gioia: “Ho esultato, mi sono sentito anche male. E’ un successo dedicato a tutti i tifosi, a tutta la città…” Ai microfoni arriva Walter: “Voglio dire subito una cosa a cui tengo in maniera particolare. Ho ottenuto la promozione in serie A nel mio anno di esordio in serie B con la squadra della città della provincia in cui sono nato. Sapevo che qui era ancora più difficile essere profeta in Patria, a inizio stagione qualcuno me lo aveva ricordato. So che Picchi era stato l’ultimo (ndr con Armando Picchi, livornese, nel 1955 i labronici salgono in B) e questo mi ha dato stimolo e forza. E’ una promozione storica e si ricorderà sempre l’allenatore che l’ha ottenuta. Il mio futuro? Non rispondo a questa domanda, ora è il momento della festa”. E’ il presidente Spinelli a proseguire: “Incredibile, abbiamo una squadra giovane e forte, per allenarla Mazzarri è la mia prima scelta. Ci incontreremo nei prossimi giorni ma per me la storia prosegue con lui, è bravo e intelligente. Decideremo intorno a un tavolo, mettendo davanti e prima di tutto la passione”. La passione guiderà Walter verso altri mari più burrascosi del mar Ligure. “La scelta è dolorosa ma sono sicuro che non potrei eguagliare il risultato incredibile appena raggiunto. Il presidente mi proponeva un biennale ma ho ritenuto giusto lasciare. Amo questa città, questa gente, questo stadio dove venivo da tifoso. Non potrò mai dimenticare l’ impresa di una squadra che doveva raggiungere solo una tranquilla salvezza”.
“Il mare è vita - dice Walter detto Lone Wolf – quando c’è il mare c’è qualcosa in più”. La sua filosofia è il giorno per giorno, il suo film del cuore è “Fuga per la vittoria”. Ora lo attendono le forti correnti dello Stretto di Messina, in cui Tirreno e Jonio si mischiano e diventano un unico blu profondo punteggiato dalle bianche schiume delle onde. Immerso nel mito.
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