Il Derby della Madonnina che può chiudere o riaprire i discorsi scudetto va al Milan, capace di mettere più grinta in campo e capire i momenti della partita. I novanta minuti di San Siro sono comunque brutti e sporchi, con due squadre che si studiano e fanno fatica ad affondare o a costruire azioni di qualità. Il giropalla interista è lento e compassato, quello del Milan quasi inesistente perché i rossoneri scelgono di far giocare l’avversario e di difendere ordinati in blocco basso con grande applicazione e densità dopo il gol del vantaggio di Estupinan.
L’Inter nel primo tempo è lenta e prevedibile e sulle seconde palle non ha la cattiveria giusta per vincere i contrasti. In più è sorpresa da un avvio sprint del Milan in fase di pressione, che va a prendere alti uomo su uomo i propri punti di riferimento, appena Sommer inizia l’azione dalla sua area piccola. La fisicità del Milan mette in difficoltà i nerazzurri soprattutto nell’uscita dal centrocampo. Zielinski è schermato da Modric mentre Rabiot annulla Barella con la sua pressione. L’unico che riesce a liberarsi tra le linee è Mkhitaryan, con Fofana che non sempre riesce a seguirlo. Sugli esterni Dimarco è guardato a vista da Saelemaekers che si sacrifica molto e, in accordo con il piano tattico di Allegri, sceglie di stare basso e di non spingere,
per evitare le scorribande letali del numero 32 interista. Il risultato è che sulla fascia sinistra non si passa e la fonte primaria di gioco nerazzurra viene annullata. Bastoni, abbastanza libero di impostare, prova a spingere, visto che i raddoppi sulla sinistra sono concentrati su Dimarco, ma dalla tre quarti in poi non si passa grazie alla grande densità rossonera.
Nell’altra fascia Estupinan taglia alle spalle di Luis Henrique nel gol del vantaggio. E in generale é comunque il numero 2 rossonero a vincere i duelli e tenere in apprensione il brasiliano, che non riesce a spingere ed è poco attento in fase difensiva. Akanji e Bisseck fanno invece buona guardia uomo su uomo con Leao e Pulisic, di fatto annullando i due attaccanti rossoneri e impedendogli quasi sempre con l’anticipo di girarsi e puntare la porta palla al piede. In attacco però l’Inter è troppo molle. Bonny e Pio Esposito non riescono a far salire la squadra e non dialogano tra di loro, provocando uno scollamento evidente con gli altri reparti della squadra. Pavlovic e De Winter con la loro fisicità e aggressività non lasciano scampo ai due giovani attaccanti nerazzurri. Il Milan, capitanato da Modric tuttocampista che comanda la linea di pressione e detta i tempi di gioco con la palla abbassandosi tra i 3 centrali difensivi, dopo il gol pensa a difendere e ripartire in contropiede quando ne ha la possibilità. L’Inter soprattutto l’ultima mezz’ora di gara alza i giri e prova con una manovra avvolgente a pungere i cugini. Ma il Milan resiste con grande ordine, intercettando le linee di passaggio e creando grande densità nella propria area di rigore per impedire che i cross diventino pericolosi. Così la partita scivola via, con un finale rovente e le solite polemiche, ma con il Milan che riapre i discorsi scudetto.
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
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