La Triestina si avvicina alla gara di domenica contro l'Inter Under 23 nel mezzo di una vera e propria bufera dopo le indagini della Procura del capoluogo giuliano per riciclaggio e reati tributari a seguito di un grande afflusso di denaro da oltre 40 milioni di euro registrato nelle casse del club alabardato dal 2022 al 2025, e di un presunto giro di false fatture di 900 mila euro. Situazione che ha portato anche il governatore della Regione Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga a dichiarare concluso il rapporto di collaborazione col club togliendo dalle maglie la dicitura 'Io Sono Friuli Venezia Giulia'.

In questo bruttissimo marasma, che sembra segnare il destino dei giuliani, si alza la voce di un tifoso doc quale Paolo Condò, che in un'intervista a CitySport.News lancia un accorato appello all'imprenditoria locale: "Vorrei un’unione di forze triestine. Non vorrei vedere l’imprenditore magari lombardo che arriva, promette grandi cose, compriamo il club e ripartiamo, e poi di fronte ai primi problemi o contrattempi dice che ci impiega quattro ore per arrivare in auto, che non c’è neanche l’alta velocità e lascia quindi deperire la società. Secondo me la cosa fondamentale è che siano triestini. E se non c’è un singolo imprenditore allora deve esserci una cordata, un insieme di persone che si mettono d’accordo per far ripartire il calcio, quello rappresentato dalla sua prima squadra, senza mancare di rispetto ad altre formazioni che hanno fatto le cose seriamente. Anzi, ci sarebbe solo da imparare una volta che la Triestina finisce nei dilettanti, come pare sia ora il suo destino. Nel mio piccolo continuerò a rompere le scatole ad un po’ di gente perché mi sembra che l’esperienza ci abbia insegnato che aspettare dei salvatori della patria esterni sia molto controproducente e non porti a nulla".

Sezione: L'avversario / Data: Ven 06 febbraio 2026 alle 21:39
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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