La Serie A si avvia a diventare un campionato sempre più internazionale anche dal punto di vista societario. Con la trattativa ormai vicina alla conclusione per il passaggio della maggioranza del Frosinone dal presidente Maurizio Stirpe al fondo americano Gamechanger 20 di Brett Johnson, affiancato da ORG Portfolio Management come principale azionista, i club controllati da proprietà straniere salirebbero a quota tredici su venti.

Tredici club su venti con capitali esteri

Se l'operazione dovesse andare in porto, il 65% delle società della Serie A 2026/27 sarebbe riconducibile a investitori internazionali. Nell'elenco figurerebbero Atalanta, Bologna, Cagliari, Como, Fiorentina, Frosinone, Genoa, Inter, Milan, Monza, Parma, Roma e Venezia. Per quanto riguarda il Cagliari, il processo di transizione verso il gruppo di investitori guidato da Maurizio Fiori è ancora in corso, ma il percorso che porterà i nuovi soci a detenere tra l'80% e il 90% del club è già stato definito.

Restano sette proprietà italiane

Con questo scenario, le società ancora riconducibili a una proprietà italiana sarebbero soltanto sette: Juventus, Lazio, Lecce, Napoli, Sassuolo, Torino, Udinese,

Nel caso della Juventus, pur essendo Exor e Giovanni Agnelli BV incorporate nei Paesi Bassi, il controllo ultimo fa capo alla Dicembre, la holding della famiglia Elkann con sede a Torino. Per questo motivo il club bianconero viene considerato a tutti gli effetti tra quelli a proprietà italiana.

Un nuovo equilibrio politico in Lega Serie A

L'aumento delle proprietà straniere non avrebbe soltanto un valore simbolico, ma potrebbe incidere concretamente sugli equilibri decisionali all'interno della Lega Serie A.

Con tredici voti potenzialmente allineati e il sostegno di una sola società italiana, gli investitori esteri raggiungerebbero infatti la soglia dei 14 voti, pari ai due terzi dell'assemblea, necessaria per approvare alcune delle decisioni più importanti previste dallo statuto.

Le materie su cui serve la maggioranza qualificata

Tra i temi che richiedono il voto favorevole dei due terzi delle società rientrano:

la commercializzazione dei diritti audiovisivi;

la gestione collettiva dei diritti non audiovisivi;

i criteri di ripartizione delle risorse economiche e degli incassi delle competizioni;

l'elezione dei consiglieri federali;

le elezioni delle cariche della Lega Serie A nelle prime due assemblee;

la revoca degli organi della Lega;

le modifiche allo Statuto;

le decisioni sull'ordinamento dei campionati, sul logo, sulla denominazione della Lega e sui meccanismi di promozione e retrocessione.

Per la definizione dei criteri di distribuzione delle risorse derivanti dai diritti televisivi collettivi, invece, è richiesto un quorum ancora più elevato: il voto favorevole di 15 società su 20, pari ai tre quarti dell'assemblea.

Un cambiamento che può incidere sul futuro del calcio italiano

L'ingresso sempre più massiccio di investitori internazionali sta quindi modificando non solo la geografia proprietaria della Serie A, ma anche i possibili rapporti di forza all'interno della governance del massimo campionato.

Qualora le proprietà straniere dovessero trovare una linea comune su temi strategici, potrebbero assumere un peso determinante nelle decisioni economiche e istituzionali che riguardano il futuro del calcio italiano.

Sezione: Il resto della A / Data: Mer 17 giugno 2026 alle 19:59
Autore: Ludovica Ferrante
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