"Il giudizio su di me dall'esterno? Non mi interessa, non tutti sanno cosa voglia dire allenare una big come l’Inter, in cui l’obbligo non è solo il bel gioco, ma la vittoria. E noi abbiamo pure giocato bene, oltre a vincere! Di fronte ai miei ragazzi io voglio solo essere uomo, non una figura autoritaria. Poi è sempre un do ut des e dai giocatori ho ricevuto solo la stessa premura. In un club può venire anche il miglior allenatore del mondo, con le sue idee più evolute, ma se il gruppo non lo accetta è tutto inutile". Parole e musica di Cristian Chivu, intervistato tra gli altri anche dalla Gazzetta dello Sport.

Il tecnico nerazzurro ha parlato di sé e della grande stagione appena conclusasi con l'Inter, subito super al suo debutto: campionato e coppa per il Double storico. Ma Chivu si conferma persona d'alto livello, sottolineando il suo modo di approcciarsi alla squadra e quanto quaesto atteggiamento sia stato ripagato in campo. Una stagione che era partita tra mille dubbi e iniziata in maniera complessa tra ko e problemi assortiti. Una situazione prima rimessa in piedi e poi condotta in porto fino al successo finale anche grazie alla bravura del tecnico romeno nella gestione dei momenti critici. Che non sono mancati.

"Probabilmente ho convinto con la mia umanità, con le parole, col lavoro che conta molto di più del tirare pugni sul tavolo. Poi magari l’anno prossimo perdo tre volte e mi mandano via, ma sarò sempre fatto così. Io non mi esalto perché abbiamo vinto come non mi sono depresso quando mi hanno criticato. Sono uguale e aperto alla crescita. Posso anche cambiare, a partire anche dal sistema di gioco, ma quello per me conta poco. Ripeto, io voglio evolvermi, non cambiare. Ho avuto sempre le idee chiare e una giusta autostima: aspettavo solo un’opportunità e me l’ha data il Parma, poi mi sono subito ritrovato nel luogo in cui ho passato 20 anni. La mia casa. Non mi entusiasmo nemmeno ora che ho vinto, anzi penso che rientri nella normalità di un club così grande. Non ho mai parlato di altre squadre e non mi interessa farlo nemmeno nel futuro, ma io difenderò i miei fino alla morte". 

Piedi per terra, ma anche consapevolezza e ambizione. L'Inter ha pescato un grande allenatore e, soprattutto, un grnadissimo uomo. Si riparte da qui: dai due trofei, da uno spogliatoio unito, da un club che non si nasconde come altri. E si riparte da Cristian Chivu, che non cambia ma si evolve.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 06 giugno 2026 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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