L'Inter è indecisa e lenta sul mercato, ma gli altri club che fanno? Dove sono i grandi colpi delle rivali? Restiamo sereni, armiamoci di sano realismo. Il piatto langue ovunque, ovunque c'è penuria di investimenti. Al netto del super ambizioso Como, tirano un po' tutti a campare. Allora partiamo da una domanda lecita e consolatoria: sono Milan-Juve-Napoli-Roma a dover ridurre il gap con la squadra di Chivu, o la squadra di Chivu a dover aumentare il tasso di supremazia in campionato? Ci vuole Gigi Marzullo per la risposta o servono solo pazienza e buon senso? Ne bastano il giusto. A sufficienza per capire che non è solo l'Inter ad essere bradipa o indecisa nelle strategie (e nelle trattative), ma è l'intera serie A a procedere a rilento. A non avere troppi soldi. A non essere pervasa da progetti di grandeur.

Il mercato di basso profilo o addirittura inesistente è un andazzo generalizzato. Strutturato e stanziale. Figlio di un campionato sempre più povero, sempre più avaro, sempre meno sorretto da ormai pochi presidenti-tifosi che al football business preferiscono un calcio emozionale da batticuore. Roba da decennio scorso. Formidabili quegli anni, meravigliosi ed andati. Che la sacrosanta emotività del tifo vorrebbe attuali. Invece quasi tutte le Proprietà in Italia vogliono (solo) guadagnare. Il risparmio dei costi è la prima voce, la filosofia di partenza e di arrivo. Nel mezzo non si sa, e non conta troppo. Con buona pace di non pochi allenatori (Spalletti e Gasperini) che la lezione della storia contemporanea non l'hanno ancora capita. E senza troppa diplomazia esprimono un plateale malcontento per rinforzi che non arrivano, per squadre che non decollano.

Ed intanto l'Inter, che ha un allenatore pragmatico e capace, sta davanti a loro. A tutte loro. Questa l'attuale certezza. Lo possiamo confermare in questi giorni di fine luglio, forse lo potremo ribadire anche alla fine di questa (per ora) magra sessione di mercato. La leadership nerazzurra sarà realtà sino a quando esisterà una evidente prova del contrario. In alto i cuori e spumante in frigo, please. Perché se è lampante che in viale Liberazione dosano tutte le decisioni ed ogni passaggio, è altrettanto confortante come l'asse Marotta-Oaktree abbia mantenuto fede ad un aspetto (non secondario) della loro linea. Non comprano fuoriclasse e mostri sacri, ammesso ve ne siano, ma in casa Inter non vengono venduti i giocatori più rappresentativi. Le colonne portanti. Quelli che ad oggi hanno un valore calcistico e di personalità che le tradizionali rivali della serie A possono ammirare con il binocolo. Non è poco, è parecchio. Nota lieta, sostanziale. Come il clima che spinge i giocatori a restare, a non cercare nuove strade.

In una estate dove il caldo attanaglia il cielo ma non le trattative che ovunque restano fredde, ai blocchi di partenza. È vero, l'Inter rischia di restare un po' ferma in termini di graduale ricambio, di rafforzamento della rosa. Il Biscione ancora troppo simile a sé stesso potrebbe perdere in imprevedibilità. Ma i dirigenti hanno compreso che i pochi soldi sono più che mai argento vivo. Merce rara da non dilapidare, da trasformare in oro con grandi (segrete) intuizioni. Per i nerazzurri e per tutti in Italia è ormai il mercato delle occasioni, dei buoni rapporti che scongiurano pacchi estivi ed esborsi irrazionali. Evitarli è già un successo. Un sistema vincente. Prosit.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 25 luglio 2026 alle 00:00
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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Giulio Peroni
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Giornalista e opinionista sportivo. Canali TV Sportitalia e Telelombardia Top Calcio 24. Emittente radiofonica Giornale Radio FM