A una distanza dalla finale di East Rutherford, si continua a parlare dei Mondiali vinti dalla Spagna. Lo fa in particolare Walter Veltroni, che dalle colonne della Gazzetta dello Sport torna sulla clamorosa baruffa avvenuta dopo il triplice fischio stigmatizzando il comportamento dell'Argentina: "Soccombere in una finale sconforta, lo capisco. Ma c’è modo e modo di accettare una sconfitta. L’Italia perse ai rigori con il Brasile e le lacrime di chi aveva sbagliato i tiri decisivi erano umane e comprensibili. L’Olanda fu sconfitta nel 1978 nonostante avesse disputato una grande partita. Ma domenica scorsa la Spagna ha strameritato di vincere contro una grande squadra che però, durante i tempi regolamentari, non ha mai, dico mai, tirato in porta. Come sono giustificabili allora la pessima gazzarra dopo il fischio finale e persino le spalle rivolte ai vincitori? Che messaggio gesti così trasferiscono ai tifosi, ai ragazzi?".

Il calcio è poesia che si fa ricchezza

Dopo essere tornato anche sulle ingerenze della politica, e in particolare del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Veltroni analizza quella che rischia di essere la pericolosa eredità che lascerà questa competizione: "Il goffo tentativo di trasformare il calcio e la sua principale competizione in una specie di Super Bowl, per di più politicamente assoggettato e condizionato, rischia di accentuare quella abrasione della dimensione sentimentale, quasi poetica, che nonostante tutto si è vista in campo, con le prodezze dei campioni, e sugli spalti, con la partecipazione dei tifosi. Perché il calcio è un business, certo, ma la sua forza è fondata sul cuore, sul sentimento, sull’appartenenza e la condivisione. Il calcio è poesia che si fa ricchezza, deve essere rispettato in questa sua delicata natura. Sgraziati tentativi di togliergli l’anima per ragioni di potere o di profitto, sono pericolosi. È un gioco, una cosa seria".

Sezione: News / Data: Dom 26 luglio 2026 alle 23:53
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.