“L’invenzione non è una creazione dal nulla, bensì dal caos”.

Quindi oggi arriva il momento di scendere in campo. E questa volta per un test di quelli concreti. Non ce ne vogliano i simpatici dilettanti tedeschi dell’Aasen, che per ammissione del loro capitano Manuel Hall, per poter avere l’onore di disputare quello che oggi va di moda chiamare allenamento congiunto e che invece in un’epoca lontana assumeva il nome di sgambata contro la squadra nerazzurra hanno dovuto chi più chi meno arrabattarsi nell’avere il permesso dal lavoro per poter andare al campo, un qualcosa che più amatoriale onestamente non si può. Ma questo pomeriggio l’Inter comincerà a vedere quelli che sono stati i frutti di questi primi giorni di lavoro.

Salutato il ritiro di Donaueschingen, dove, pur per necessità che per volontà, il gruppo nerazzurro dopo diversi anni di preparazione estiva nella propria comfort (in tutti i sensi) zone di Appiano Gentile ha riscoperto un po’ il piacere del contatto con i manipoli di tifosi prima e dopo ogni allenamento, dei giretti con bici, golf car e mezzi ameni vari, pur se in versione ridotta rispetto alle ultime esperienze tra Pinzolo e Riscone di Brunico, il gruppo nerazzurro quest’oggi riscoprirà la sensazione di giocare in uno stadio pieno. Perché, anche se si tratta di una semplice amichevole, a Karlsruhe questa partita è davvero molto attesa, al punto che i biglietti messi a disposizione in vendita libera non sono durati nemmeno 30 minuti e si preannuncia una grande festa ad accogliere la squadra di Maximilian Senft, allenatore viennese alla prima esperienza lontano dalla propria patria se si eccettua una parentesi di qualche mese da vice allenatore al Barnsley in Inghilterra.

Per la formazione che anni addietro si guadagnò anche il soprannome di Eurofighter per via delle campagne in Coppa UEFA (nella stagione 1993-1994, che vide la vittoria finale proprio dell’Inter, raggiunsero una clamorosa semifinale venendo fermati ad un passo dall’atto conclusivo dal Casinò Salisburgo) se non è una prova generale poco ci manca, anche se prima dell’inizio della stagione ufficiale col debutto in Zweite Bundesliga contro l’Arminia Bielefeld ci sarà ancora un’altra amichevole contro l’Hoffenheim; per l’Inter, invece, sarà il primo step di un avvicinamento al campionato che prevede ancora diverse tappe, decisamente prestigiose, tutte da disputarsi a migliaia di chilometri da casa e soprattutto tutte da affrontare a tappe forzate. E con scelte più o meno forzate.

Ci si è messo di mezzo chiaramente il Mondiale, che costringerà il tecnico nerazzurro a dover aspettare praticamente l’immediata vigilia del via della Serie A e dell’opening game contro il neopromosso Monza per poter avere a disposizione la squadra al completo. Soprattutto, ci si sta mettendo di mezzo anche un sostanziale stato di bonaccia, anche questo più o meno forzato, in fase di calciomercato. Il direttore sportivo nerazzurro Piero Ausilio, arrivato qualche giorno fa, ha ostentato molta serenità definendo giornalisti e tifosi in attesa “più ansiosi di loro”. F bene Ausilio a parlare di tranquillità anche se forse, a questo punto, è più logico definirla premura: perché le scottature legate ai casi Marco Palestra e Anan Khalaili impongono forse di agire con maggiore prudenza, perché ora il focus è spostato sul nome del difensore centrale ma nel frattempo altri nomi per colmare la sempre grave lacuna lasciata da Denzel Dumfries vanno valutati con maggiore low profile e con criterio nel rapporto qualità-prezzo, anche per evitare brutte sorprese. Però è anche vero che la stragrande maggioranza dei tifosi, a torto o a ragione, man mano che il tempo passa diventa più impaziente.

Cristian Chivu si aspettava presumibilmente di affrontare questo ritiro almeno col terzino destro nuovo, cosa che effettivamente stava per accadere fatto salvo l’alt imposto dal CONI, ma alla fine si è ritrovato con un gruppo in gran parte simile a quello portato in trionfo a maggio. Pertanto, aspettando buone nuove, la nuova Inter, più che crearla, si ritrova al momento ‘costretto’ a immaginarla: pur con tutto il valore relativo che può avere la cavalcata contro l’Aasen, ha fatto un po’ effetto vedere Kristjan Asllani, centrocampista per formazione e caratteristiche, impiegato da difensore centrale; oppure Luka Topalovic, trequartista abituato ad agire tra le linee, avanzato fino a occupare il ruolo di punta. Esperimenti che ovviamente sono destinati a lasciare un po' il tempo che trovano, utili soprattutto a distribuire minuti, cominciare a trasmettere i primi concetti e accompagnare gradualmente il gruppo verso una condizione accettabile. E peccato solo che Yanis Massolin, così come lo stesso Asllani, si sia già dovuto fermare per un problema fisico che non gli consentirà nemmeno di partecipare alle gare di Hong Kong e Perth.

C'è poi sempre la questione delle questioni, quella che risponde al nome di Andy Diouf. L’uomo al centro della ‘pazza idea’ di Chivu, che lo vuole trasformare in un esterno con tutti i crismi perché dotato di qualità che mancano al resto del gruppo, come ha spiegato lo stesso mister nella conferenza stampa di apertura della stagione; che ha saputo disimpegnarsi bene la scorsa stagione quando è stato schierato in quel ruolo e che di fronte al quale non ha idiosincrasie di alcun genere, ma che al tempo stesso continua a sentirsi una mezzala. Mantenere Diouf sulla fascia, in piena estate, non rappresenta di per sé un problema; ma il dubbio nasce quando una soluzione nata come alternativa rischia di trasformarsi, per inerzia o per convenienza, in una scelta definitiva. I tifosi, poi, subodorano il pericolo di non vedere arrivare in quel reparto un rinforzo realmente importante e che pertanto l’Inter decida di affidarsi all’alternanza tra Luis Henrique e lo stesso Diouf: il primo chiamato a dare una risposta dopo un rendimento finora discontinuo che non ha legittimato del tutto l’investimento, il secondo adattato in una posizione che non sente pienamente propria. Una scelta che suonerebbe come un ‘tradimento’ definitivo delle aspettative legittimamente nutrite di vedere almeno un giocatore che per nome e qualità non facesse rimpiangere Dumfries, malgrado qualunque nome ormai rischi di suonare come un ripiego del ripiego del ripiego.

Chivu intanto lavora, aspettando segnali; lavora nel costruire questa creatura ancora un po’ amorfa montando i pezzi che ha in mano un po’ qui un po’ là, quasi come fosse un dottor Frankenstein dei nostri giorni. Il problema non è sperimentare durante la preparazione, ma confondere una creatura assemblata per necessità, sperando nel frattempo che questo esperimento non subisca alcun tipo di crisi di rigetto, con il progetto definitivo dell’Inter. Che invece quando sarà il momento giusto dovrà avere gli uomini giusti al posto giusto e con le certezze giuste. Si può fare. 

Sezione: Editoriale / Data: Dom 26 luglio 2026 alle 00:00
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
autore
Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.