Sembrerà forse strano non porre l'accento sui protagonisti in campo, ma l'unica figura veramente da Inter è l'allenatore. Mi spiego meglio. Nella sua carriera Roberto Mancini ha vinto ed è riuscito a gestire in modo ottimale le due grandi squadre che ha allenato: la sua prima Inter e il Manchester City, che proprio con e grazie a lui ha assaporato finalmente il successo a distanza di un'eternità.
"Troppo facile con tutti i soldi investiti da Massimo Moratti prima e Mansur bin Zayd Al Nahyan poi", starete pensando. Ma a parer mio sbagliando, perché il denaro e la liquidità non portano necessariamente alla vittoria dall'oggi al domani, soprattutto in realtà in cui non si è abituati a lottare per grandi traguardi. Serve quindi ben altro, e alcuni grandi esempi lo confermano (vedi quest'anno le spese di Chelsea e Manchester United, tanto per restare sulla strettissima attualità).
Il Mancio ha posto delle basi solidissime della rosa che con José Mourinho ha poi vinto tutto, mentre all''Etihad' ha portato la Premier League a distanza di tanto, tantissimo tempo (nel 1967-1968 l'ultima affermazione). Bravura nel progettare, nello scegliere, nel costruire e alzare un livello, basso evidentemente, portando i club a sfere ben più alte, attirando al contempo (questo forse il merito più grande) grandi campioni per poi gestirli. Questa una delle doti migliori del coach jesino. Una qualità non comune e così scontata tra gli allenatori. E poi sfido a chiunque a vincere senza grandi squadre a disposizione.
Paradossalmente nell'Inter attuale l'unico che rispecchia veramente lo status di un club tanto importante è il tecnico. La rosa di oggi è ottima (per potenziale, a parer mio, la terza dietro a Juventus e Roma), ma faccio fatica a trovare interpreti in grado, tanto per fare un esempio, di ritagliarsi uno spazio importante nell'Inter del Triplete. Probabilmente i soli Joao Miranda e Rodrigo Palacio, rispettivamente al posto di Lucio e Goran Pandev, sarebbero in grado di essere protagonisti.
Per il resto, buonissimi giocatori che però non possono essere paragonati, oltre agli interpreti di quell'annata, anche all'Inter dal 2004-2005 in poi. Per più di una ragione. Abitudine a vestire maglie importanti, a lottare per gli obiettivi più grandi e voglia assoluta di venire a Milano, giudicata come una delle mete più prestigiose a livello europeo. Motivazioni e una città che oggi, rispetto a dieci anni or sono, non ci sono più. Sia per appeal che dal punto di vista economico, anche se il primo aspetto spesso è una conseguenza del secondo.
E in tutto questo, come detto, Mancini rappresenta l'eccezione. Il top player di questa squadra e di questa dimensione non più da big come l'Inter di qualche stagione fa. Tornando all'attualità, quasi impossibile non sperimentare, cambiare e rischiare senza aver assolute certezze come quelle di un tempo, quando - in ogni caso - si pescava bene nel decidere la formazione. Oggi non è così ed è tutto diverso, e in un gruppo totalmente rinnovato rispetto alla scorsa stagione il lavoro del tecnico è stato fin dal primo giorno difficile, ma sottovalutato da molti. E servirà ulteriore tempo per crescere.
Certo, io in primis mi aspettavo di più (ribadisco che senza Champions League il campionato non potrebbe essere considerato sufficiente), ma criticare o addirittura auspicarsi l'esonero di RM penso sia assurdo. Per affidarsi a quale figura? Vincenzo Montella? Eusebio Di Francesco? Frank de Boer? Ma per favore, non scherziamo. Sarebbero ulteriori scommesse, rischiosissime e con il pericolo di perdere tanti soldi e di replicare la poco fortunata esperienza con Walter Mazzarri.
Diego Pablo Simeone a parte (l'unico tra quelli raggiungibili in grado di mantenere o, almeno questa sarebbe la speranza, di alzare lo status attuale), per proseguire un progetto e migliorarlo faccio molta, moltissima fatica a individuare un allenatore superiore all'uomo di Jesi. L'unico, veramente, da Inter. Con la speranza che presto possa essere affiancato e aiutato da giocatori altrettanto importanti, anche se quel futuro, allo stato attuale delle cose, non sembra così immediato.
Autore: Francesco Fontana / Twitter: @fontafrancesco1
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