“Nessuna fretta, siamo in grado di cominciare un campionato con la squadra che abbiamo, con i giocatori che abbiamo, abbiamo voglia di aggiungere qualcosa”. Le parole rilasciate da Piero Ausilio, a margine dell’apertura del calciomercato, la dicono lunga sulla strategia che sta adottando l’Inter in questa estate. Una strategia che è cambiata in corso d’opera visto che l’obiettivo dichiarato numero uno, Marco Palestra, è sfumato sul più bello dopo il blitz del Chelsea che in quattro e quattr’otto ha portato a casa il giocatore facendo valere il ‘peso’ delle sterline che, si sa, valgono di più nel mondo del calcio di oggi. In cui l’Inter appare come una spettatrice passiva di fronte a certe dinamiche. Da troppo tempo, ormai, il club di Viale della Liberazione ‘subisce’ il mercato anziché aggredirlo e, l’affare Palestra, che poteva come minimo ribaltare l’assioma, ha finito semplicemente per confermare una verità ormai risaputa. E ora, sempre citando il diesse nerazzurro, occorre valutare i piani B, C e così via. Che, fatalmente, sono sempre nomi già seguiti dalla concorrenza italiana: gli scout o gli algoritmi arrivano alle medesime conclusioni oppure mancano semplicemente le idee? Difficile dirlo, ma il sospetto viene non tanto su Anan Khalaili, il prescelto per sostituire Denzel Dumfries sulla destra che piaceva anche al Napoli, ma soprattutto su Trevoh Chalobah, nome che è in orbita nerazzurra da 2-3 anni. Sull’inglese, a proposito di antagonismo targato Serie A, c’è il Como che va temuto e rispettato per come si sta muovendo sul tavolo delle trattative. L’ultimo profilo attorno al quale si è concentrato l’interesse dell’Inter è un altro vecchio pallino: Jhon Lucumì, già monitorato dalla Juve.
Da Viale della Liberazione predicano calma perché il mercato è appena iniziato, ma, visti i diktat di Oaktree, forse sarebbe meglio agire con tempismo, giocando d’anticipo per evitare, appunto, di andare all’inseguimento disperato degli obiettivi. Se ti accodi alla fila che si forma per un determinato giocatore, il rischio che si generi un’asta è elevato. Più il tempo scorre e più la necessità di aggiungere un giocatore in rosa ti obbliga a comprare a prezzo pieno, se non maggiorato. Non sempre ti capitano fortunate coincidenze come quella di Manuel Akanji, preso in prestito dal Manchester City l’ultimo giorno dello scorso mercato. Le occasioni di fine agosto, appunto, raramente sono vincenti e comunque non figlie di una pianificazione studiata.
Fino a due estati fa, contando sul fatto di avere una rosa altamente competitiva, la campagna acquisti si concluse praticamente con gli arrivi a parametro zero di Piotr Zielinski e Mehdi Taremi. Due mosse lungimiranti, almeno a livello di metodo, che diedero l’idea della volontà della proprietà di consolidare lo status acquisito con lo scudetto della seconda stella. Due guizzi, uno indovinato l’altro decisamente meno guardando le cose a posteriori, nel piattume di un’estate cominciata con la famosa frase della rosa difficilmente migliorabile. Dopo due anni siamo allo stesso punto, ma con cinque senatori in meno e un altro rinnovato all’età di 37 anni. Nel frattempo, i cancelli della Pinetina si sono aperti per Luis Henrique, Andy Diouf, Petar Sucic, Ange-Yoan Bonny e riaperti per Francesco Pio Esposito e Aleksandar Stankovic. Se dei volti nuovi solo il croato si è guadagnato il rango di titolare, i due giocatori arrivati dalla Ligue 1 si sono rivelati investimenti non proprio azzeccati. Bonny, da par suo, ha saputo interpretare dignitosamente il ruolo di vice, anche se il divario con entrambi i componenti della ThuLa resta ampio. Discorso diverso per Pio, più pronto grazie a caratteristiche da ‘specialista’ che mancavano in rosa. Difficile dire se la storia si ripeterà con il figlio di Deki, tornato con le spalle più larghe dopo l’Erasmus in Belgio. L’Inter lo ha ricomprato, pagando al Bruges una specie di premio di valorizzazione pattuito un anno fa. "Noi abbiamo dimostrato più di lui quanta voglia abbiamo di lui visto quanto lo abbiamo pagato per riprenderlo. E' un giocatore su cui abbiamo sempre puntato, ci crediamo da tantissimi anni. Ha fatto un bel percorso di valorizzazione che l'ha portato a mettersi in mostra a livello di Champions e nazionale. Oggi l'abbiamo riportato a casa. Lui e Massolin saranno sicuramente parte della rosa almeno fino a metà agosto. Poi faremo delle valutazioni con Chivu perché il centrocampo deve essere fatto coi numeri giusti. Su Stankovic ci puntiamo per il presente e per il futuro”, ha detto Ausilio.
I numeri giusti, appunto. Tradotto: in mezzo al campo ci sono troppi giocatori. Perché il mercato l’Inter lo subisce soprattutto in fatto di uscite. Non riesce a vendere bene gli esuberi, il che genera ritardi anche in fatto di entrate. La lista dei cedibili è lunga, quella degli arrivi sta prendendo forma. Ieri, come da copione, è stato iscritto ufficialmente alla voce ‘acquisti’ il nome di Ivan Provedel. Il prossimo, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe essere Khalaili. Trenta milioni di euro la spesa prevista, comunque inferiore ai 50 milioni di euro stanziati per Palestra. "Non significa che investiremo la stessa cifra per un altro, o magari anche sì. C'è un budget che cercheremo di sfruttare al meglio per fare una squadra migliore, con giocatori funzionali. Il grande colpo è quello funzionale, non è la spesa che stabilisce se è forte. Noi stiamo cercando quel qualcosa che eventualmente ci manca, non per forza le mediaticità che piace all'esterno. Per noi conta il valore che il giocatore deve mostrare", aveva spiegato Ausilio il 29 giugno. Chissà se pensava a Khalaili mentre pronunciava queste dichiarazioni.
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