Di seguito, ci preme riportarvi la storia di Carlo, un tifoso che a Los Angeles ha incontrato Josè Mourinho. Lui, lo Special One, ringraziato da questo spettacolare tifoso che gli ha stretto la mano, emozionato non più dello stesso Josè. Ecco tutta la storia narrata da Carlo stesso che ritrovate anche qui http://www.oleole.it/blogs/iostoconmancini/posts/me-giren-i-ball-la-visione.
"Il North Athletic Field della UCLA è il campo dove è iniziata la grande cavalcata che ha portato il Triplete 2010, è il campo dove i tifosi dell’Inter più estremi vanno a pregare tra il primo e il secondo tempo di sfide come questa, ed è il campo dove il Real Madrid di José Mourinho effettua la preparazione estiva 2010. Trovandomi a frequentare una scuola che si trova esattamente a 15 metri da questo campo, sono abbastanza bene informato sui movimenti del Madrid nella Città degli Angeli, pertanto ho dedicato la giornata di sabato all’ ”Operazione Take That”, che consisteva nel far arrivare a José Mourinho un sincero ringraziamento ed un saluto esattamente come farebbe una groupie al concerto della boyband che annoverava il bel paciarotto Gary Barlow.
La sera precedente ho preparato il mio messaggio personalizzato con due markers nero & blu presi in prestito nell’ufficio dove faccio lo stage, scrivendo con cura su un foam board bianco formato A1 acquistato allo Staples di National & Sawtelle per la modica cifra di $11. L’epitaffio diceva: “NO, NON ERI UN PIRLA 5 – 16 – 22 Maggio 2010, Grazie José”.
Arrivo alla UCLA a piedi intorno alle 8 e 40 indossando una maglietta taglia M del Centenario col 25 di Samuel e una sciarpa nerazzurra in lana merinos. Il Real è arrivato da pochi minuti e delle carriole da golf simili a quelle che usava il capitano Lassard portano i giocatori e lo staff in un edificio poco lontano dove sono stati allestiti degli spogliatoi nei pressi del Museo di Arte Afro-Americana.
In questo momento ci sono solo una cinquantina di tifosi, per lo più di origine Azteca, indossanti maglie del Real Madrid, spesso coi numeri sbagliati (lisergico un “Kakà 7”) oppure maglie di improbabili squadre nord-Americane come il Cruz Azul di Bam Bam Zamorano. Considerato che molti dei giocatori del Madrid sono piuttosto bellocci (a parte Di Maria che è un misto tra Ciro Ferrara e Nando Paone), mi sarei aspettato molte più groupies. In realtà c’erano soprattutto bambini coi genitori, e la selvaggina per il palato di Cristiano Ronaldo era piuttosto scarna, nonostante due promettentissime biondine locali che per quanto mi lanciassero dolci occhiate erano ancora un filo acerbe, tranne forse che per i gusti di Karim Benzema.
A questo punto appare Miguel Porlan Noguera, meglio noto come Chendo, con un completino del Real: essendo l’unico al mondo a poterlo riconoscere (ero tifoso del Real da piccolo quando ricevetti come regalo una maglietta originale di Paco Llorente) lo chiamo e lo saluto maledendolo per i gol di Santillana del Mar. Il ridanciano ex-difensore, ora direttore sportivo, si complimenta per il mio cartellone e promette di farmi avere un pass per la prensa. Naturalmente gli chiedo se Maicon arriverà in settimana per poterlo salutare, lui bofonchia un no creo que viendrà abbastanza elusivo… e rilancio chiedendogli che cosa se ne fa il Real che ha un asso come Ramos…la risposta è una faccia eloquentissima come dire “e lo dici a me?”
Pochi istanti dopo appare da lontano Mourinho, accompagnato da Doctor J travestito da security e da Aitor Karanka de la Hoz. L’ex-difensore basco, come l’amico Luciano potrà confermarci, avrà come responsabilità addirittura il dover spostare tutti i cinesini durante la sessione di allenamento del mattino. Naturalmente non riesco a fare altro che ad alzare il cartellone e a farmi vedere da lontano, José cammina lentamente, io inizio a commuovermi come questo idolo e a urlare “Grazie José”… un amico prende la macchina fotografica ma non riesce a settarla, José intanto in lontananza scambia un saluto con Miguel, giornalista portoghese di Record, e poi viene da me a stringermi la mano, con fare spocchioso, arrogante, vincente.
L’ha stretta solo a me, non ha salutato nessun altro. Non poteva dirmi niente, lui rappresenta un altro club, come direbbe lui… non è più Interista ufficialmente… Ma ha stretto con decisione, per ringraziarmi di aver sostenuto la squadra nelle due partite più fredde dell’anno, con Livorno e Lazio a dicembre, e per aver sofferto 10 mesi accanto ai ragazzi fino ad ammalarmi per lo stress (giuro, non scherzo…). A quel punto è arrivata una troupe di Telecuatro a intervistarmi (no, non questa) ed un giornalista di AS a farmi una foto (la mia amica Isabel di Malaga, che Kramer conosce bene, me ne comprerà una copia)…arrivano intanto i giocatori, e l’unica cosa che riesco a fare mentre mi riprendo dalla commozione è urlare Mamadù con una potenza inaudita nel momento in cui passa il cart con Diarra.
Mentre mi accingo ad entrare con un pass donatomi da Chendo, Mourinho decide di aprire l’allenamento ai ninos, che vengono sistemati nella tribuna non coperta, mentre io, grazie al mio inglese accettabile, sono costretto a spiegare a una dozzina di giornaliste losangelene chi sono i giocatori del Real e come mai in campo ci sono quattro porte invece di due. Curiosamente (ma anche no se uno conosce la passione degli americani per il calcio), non ho visto nessun giornalista di ESPN o Fox Soccer. Al contrario abbondavano le giornaliste “di costume” stile Studio Aperto: abiti succinti, trampoli e coperte di cerone come Emilio Fede, roba da comprare il giornale sul quale scrivono solo per leggere cosa hanno capito dell’allenamento.
L’Oscar per il giornalista più improbabile va senz’altro ad un vaccone Simmenthal di Estrella TV, la TV dell’ Uomo Ape. Avvolta in un tubino malva che sarebbe stato stretto anche a Kate Moss, instabile sui trampoli “da schiava” che si vede che van di moda quest’estate, la graziosa manza si ostinava a raccontare ai suoi ascoltatori che alle sue spalle si stava allenando Iker Casillas, el mejor portero del mundo.
L’allenamento è stato molto tranquillo, da segnalare la spaventosa tecnica di Cristiano Ronaldo che impressiona al confronto di Mamadou Diarra, non in grado nemmeno di passare il pallone a un metro, un nuovo taglio di capelli per Gago, che finalmente non sembra più il fratello sega di Redondo, e l’ottima forma di Benzema, che se non avesse i problemi di testa che ha sarebbe sicuramente uno dei primi 4/5 attaccanti del mondo. Altre cose: Drenthe sembra Nordin Wooter, nel senso di scarso, Mourinho non dice una parola durante l’allenamento, dirige tutto Rui Faria, e tra l’altro – cosa davvero sorprendente - non ho visto fare neanche un esercizio di potenziamento atletico, in perfetto stile Mou.
Dopo un paio d’ore di shopping a Melrose son tornato per il pomeriggio, allenamento a porte chiuse, per festeggiare l’arrivo della grande attrazione Kakà che però ha fatto una seduta di scarico al John Wooden Center, la palestra della UCLA. Simpatico come sempre, ha risposto con un sorriso ai miei cori pro-Inter.
Poi è riapparso il messia. “Campioni d’Europa José! Campioni! Campioni!”Un thumb-up, un occhiolino e poi via con uno sguardo arrogante come al solito… Qualcuno di noi, tra i più salaci, dice che per Lui siamo stati come la tipa che ti fai quando non hai niente di meglio sottomano, giusto per fare il tagliando all’attrezzatura… Io penso che una Champions così, con emozioni e partite come Kiev, le due col Chelsea, le due col Barcelona e poi la finale non la possa vincere mai più nessuno.
E neanche Lui potrà dimenticarselo. Ci mancherà, ma gli mancheremo anche noi, vedrete…".
Carlo Maerna
Autore: Fabrizio Romano
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