Dopo Inter-Parma, terminata 3-0 per la Beneamata, suonava forte la fanfara nerazzurra. I settantatremila di San Siro avevano ammirato una squadra che, a prescindere dagli interpreti scelti da Cristian Chivu, confermava la sua leadership in Italia. Si trattava solo della settimana scorsa. Dopo l'inaspettata, ma meritata, sconfitta interna in Champions con il Bruges, con i cosiddetti titolarissimi in campo, sembra che il castello interista sia veramente crollato come ha detto ieri il mister in conferenza stampa, anche se Chivu si riferiva a quanto successo tatticamente e mentalmente dopo il secondo gol realizzato dai belgi.

Nel cosiddetto calcio moderno che chiama le squadre di rango a confrontarsi ogni tre giorni, giudizi e sentenze mutano alla velocità della luce. È comunque indubbio che dopo aver raggiunto due finali di Champions League in quattro stagioni, l'Europa che conta pare essere diventata indigesta per i nerazzurri. Sette sconfitte nelle ultime otto gare disputate non possono passare sotto silenzio, soprattutto quando la dirigenza e gli stessi giocatori affermano che la rosa sia attrezzata per “sognare”. Intanto, con zero punti in due gare e l'attuale ventinovesimo posto nel maxi girone, l'obiettivo più credibile da inseguire, salvo sei vittorie o cinque successi e un pari nel proseguo della corsa europea, non è più la qualificazione diretta agli ottavi, ma la speranza di poter accedere ai playoff.

L'Inter attuale ha oggettivi problemi di equilibrio tra l'ottima fase offensiva e la rivedibile fase difensiva. Quattordici reti subite in otto gare tra campionato e Champions ne sono la testimonianza. Quando la palla ce l'hanno gli avversari, il pericolo sembra sempre dietro l'angolo e quanto successo martedì scorso a San Siro deve portare tecnico e giocatori a cambiare registro. Chivu sa di calcio, è intelligente e ha ammesso che alcune cose dovranno essere modificate, anche se rimarrà l'intenzione di giocare da squadra dominante. Ma al momento questo sembra possibile solo in campionato dove l'Inter trova quasi sempre le soluzioni giuste per prevalere. In Champions intensità, tecnica e velocità di esecuzione impongono contromisure che permettano alla squadra di trovare quell'equilibrio indispensabile per andare a dama.

Purtroppo piove sul bagnato visto che proprio adesso il mister perde per infortunio Lautaro Martinez e Benjamin Pavard. Il Capitano paga la sua voglia di lottare per l’Inter, visto che ha accusato il serio problema muscolare mentre realizzava lo splendido gol del pari contro il Bruges. Ma il Toro ha voluto continuare a battagliare sul campo per cercare di inseguire una vittoria che sarebbe stata importantissima. Lautaro dovrebbe saltare ben sette partite, derby compreso, per tornare dopo la sosta di novembre.

Oggi a Bologna, due tra Pio Esposito, Thuram e Bonny scenderanno in campo dal primo minuto. Il più in forma, al momento, appare il terzo, elogiato in conferenza stampa da Chivu che ha anche annunciato la sua titolarità a breve giro di posta. Ma come sempre, a prescindere da chi sarà chiamato in causa, l’Inter dovrà reagire da grande squadra alle avversità. “Non dobbiamo piangerci addosso”, ha detto ieri il mister che continua a credere fortemente nella forza del gruppo a disposizione.

Da sempre il Dall’Ara di Bologna non regala nulla alla Beneamata e nonostante i rossoblù siano attualmente quattordicesimi in classifica con solo cinque punti all’attivo, sembrano già rivitalizzati dall’arrivo in panchina di Raffaele Palladino, come dimostra il blitz della scorsa settimana in quel di Lecce. Cristian Chivu avrà il compito di presentare la squadra più adatta a disputare una gara che richiederà corsa, grinta e capacità di prevalere nei duelli. Senza pensare al fatto che mercoledì prossimo dovrà iniziare a fare punti in Champions League battendo al Meazza lo Shakhtar Donetsk nella terza gara della massima manifestazione continentale.

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, diceva qualcuno. Da stasera ne sapremo di più.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 17 ottobre 2026 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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