Nel corso di un'intervista rilasciata a Flashscore, Andrea Ranocchia è tornato a parlare del suo progetto Athletics Mind, la piattaforma da lui fondata per offrire agli atleti un supporto psicologico e nutrizionale essenziale. Al contempo, l'ex difensore dell'Inter e della Nazionale, ha affrontato anche tematiche di stretta attualità del pallone.

Da calciatore hai vissuto momenti difficili; viene in mente quell'episodio in ritiro, quando Spalletti ti difese dagli insulti di un tifoso. Quanto conta avere un allenatore che guarda prima l'uomo dell'atleta? 
"Conta moltissimo e, in questo momento storico, significa tutto. L'allenatore è infatti il primo psicologo della squadra. Naturalmente deve sapersi circondare di uno staff competente, ma spetta a lui capire come interagire con tante mentalità e culture diverse. I grandi allenatori hanno un vantaggio proprio perché riescono a comprendere la persona che si cela dietro il calciatore. Dall'esterno può sembrare che chi gioca a calcio non abbia problemi, ma in realtà si affrontano difficoltà in ogni fase della carriera, dai sei anni fino al post-ritiro".

In una precedente intervista hai definito la tua esperienza all'Hull City in Inghilterra come un momento di 'disintossicazione'. Cosa c'è di diverso nella cultura inglese, tanto da permettere a un calciatore di respirare e vivere senza la pressione opprimente che esiste in Italia? 
"La gestione della pressione cambia completamente. Lì il calcio è vissuto intensamente dal punto di vista sportivo, ma una volta terminata la partita non c'è la stessa esasperazione da parte dei media o dei tifosi. In Italia siamo estremamente appassionati, ma a volte esageriamo e finiamo per comportarci in modo scorretto nei confronti dello sport. Quell'esperienza mi ha ricaricato perché mi ha permesso di ritrovare me stesso e il giusto equilibrio per vivere il calcio, che in Italia era diventato complicato".

È stato in quel periodo che hai deciso di cercare un aiuto esterno? 
"La vera svolta per me è arrivata all'Inter, quando il club ci mise a disposizione uno psicologo. Decisi di provare e mi sentii subito molto a mio agio. Il consiglio che do sempre agli atleti è di provare: nel peggiore dei casi non succede nulla, ma in quello migliore può aiutarti enormemente, migliorando la qualità della vita e, di conseguenza, le prestazioni sportive".

Durante la tua carriera hai avuto sia Mancini sia Ranieri. Ora che hanno tra le mani questa Nazionale, impegnata in una fase di rinascita dopo le difficoltà legate alla mancata qualificazione a tre Mondiali, cosa pensi possano fare per l'Italia? 
"Sono allenatori con una grande esperienza, anche se Ranieri non allena più. Gestire la Nazionale è sempre un compito difficile perché si ha poco tempo per lavorare con i giocatori e molto dipende dal momento specifico della stagione in cui arrivano. Mancini ha dimostrato di poter fare un ottimo lavoro e le ultime partite sono state in miglioramento, il che è un buon segnale. Tuttavia, se vogliamo tornare a competere al livello di Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo, serviranno anni di lavoro per ricostruire una solida base di talenti."

Da ex giocatore dell'Inter, vedi qualche rivale in grado di competere con l'Inter per lo Scudetto in questa stagione? 
"Sulla carta direi di no e, storicamente, negli ultimi anni non ci sono stati veri rivali. Ovviamente nel calcio nulla è mai certo e possono entrare in gioco molte dinamiche imprevedibili. Ad oggi, però, non vedo squadre capaci di arrivare all'ultima giornata lottando con l'Inter per lo Scudetto".

Sezione: Copertina / Data: Ven 16 ottobre 2026 alle 11:02
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
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Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.