Lautaro Martinez è protagonista di un'intervista realizzata con i canali ufficiali della Federcalcio argentina e pubblicata oggi nella quale il capitano dell'Inter fa un passo indietro alle emozioni vissute con l'albiceleste durante gli ultimi Mondiali. In particolare si cita la finale contro la Spagna, persa 1-0 e che l'interista non ha giocato per scelta tecnica e su cui c'è chi ha messo in dubbio il reale impegno della squadra. "Quando la gente parla di queste teorie, è fastidioso", ha detto Toro, spiegando che la squadra era serena sapendo di aver dato il massimo, anche se non ha raggiunto l'obiettivo. Ha anche riconosciuto il merito dell'avversario: "L'avversario era superiore, ed era inevitabile che prima o poi succedesse". A tal proposito, ha ricordato che l'Argentina ha avuto occasioni per vincere fino all'ultimo secondo.

La fedeltà all'Inter

L'attaccante ha sottolineato la dedizione dei suoi compagni di squadra durante tutto il torneo, menzionando coloro che hanno giocato anche in presenza di limitazioni fisiche. Per descrivere l'identità della squadra, ha parlato di un gruppo unito dentro e fuori dal campo, in sintonia con i tifosi e determinato a non mollare mai. Ha inoltre evidenziato l'influenza di Lionel Messi come leader e modello, fonte di ispirazione per tutti, spronandoli a puntare sempre più in alto. El Toro ha spiegato di essere arrivato ai Mondiali dopo essersi ripreso da un infortunio che lo aveva tenuto fuori per due mesi . Per questo motivo, ha deciso di correre il rischio di giocare con il suo club: "In quel periodo c'erano tre o quattro compagni dell'Inter che avevano anche loro dei problemi fisici e pensavano più al Mondiale che al club. Io invece sono diverso. Sono una persona fedele a chi mi apre le porte, a chi mi tratta in maniera incredibile. Sono responsabile nei confronti del mio lavoro, perché lo sento dentro di me. In quel momento sentivo che non potevo abbandonare la nave e quindi ho continuato a giocare". Lautaro ha anche sottolineato che il tempo supplementare, la pressione di dover rimontare e le grandi aspettative riposte sull'Argentina sono stati fattori che hanno logorato la squadra.

"C'era chi non camminava"

Nella sua analisi, Martínez ha menzionato in particolare la partita contro l'Inghilterra, che – come ha ricordato – è stata molto estenuante. Ha spiegato che la partita aveva un peso particolare a causa della storia tra i due paesi e del riferimento alla guerra delle Falkland/Malvinas. Ciononostante, l'obiettivo calcistico era chiaro: vincere e tornare in finale ai Mondiali, un obiettivo che la squadra ha raggiunto: “Anche in finale, vedere giocatori come Nico (Otamendi, ndr), come Cuti (Romero, ndr), come Licha (Martínez, ndr), che sono dovuti uscire, ma che hanno dato tutto quello che avevano, anche quello che non avevano più, come Gonzalo, Leo, Julián, e potrei continuare all'infinito, perché alla fine abbiamo dato tutto, anche quello che non avevamo più, e si è visto. C'erano persone che non riuscivano a camminare e hanno continuato a correre, e fino all'ultimo secondo abbiamo avuto la possibilità di vincere. Quindi quando la gente parla di queste teorie, è fastidioso, ma fastidioso nel senso che è chiaro che abbiamo dato tutto, ed è questo che ci dà tranquillità. Semplicemente non è successo. L'avversario era superiore, ed era inevitabile che succedesse prima o poi”.

Il gol e la rivincita sportiva

El Toro ha spiegato come ricorda la prestazione della squadra nel torneo. "La vedo e la vivo in questo modo, e l'ho vissuta in prima persona. Una squadra che si difende dentro e fuori dal campo, una squadra che non molla mai, una squadra che si identifica con questo, con le persone , con coloro che vogliono sempre di più, con un leader come Leo che ci ha insegnato a non mollare mai, a puntare sempre più in alto, e alla fine, la sua prestazione ai Mondiali dimostra che ogni volta che indossa questa maglia, vuole di più, vuole di più, e beh, questo è stato un po' il riassunto che ci ha segnato", ha aggiunto. Infine, Martínez ha ammesso che perdere una finale "fa il doppio male" e lascia una ferita, ma ha sottolineato l'importanza di rialzarsi. Ha assicurato che la squadra è desiderosa di continuare a competere ai massimi livelli e di portare l'Argentina al vertice.

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 16 ottobre 2026 alle 10:34
Autore: Antonio Di Chiara
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