La sosta dei campionati, per sua natura, impone una riflessione sul tempo, a maggior ragione in questa finestra internazionale FIFA insolitamente extralarge. Un esperimento inedito che non è piaciuto a tutti i ct, vedremo nei prossimi giorni cosa avranno da dire gli allenatori. Quanto ai giocatori, attori su più palcoscenici, questi ultimi hanno semplicemente preso atto del cambiamento e si sono adattati, senza fiatare più di tanto. Per loro si tratta di giocare e rigiocare, allenarsi poco e riposarsi praticamente mai. Il macrotema della loro salute interessa a giorni alterni ai potenti del Gioco, che pagano perché lo show vada avanti sempre e comunque. Ormai le rose si sono allargate, si parla costantemente di turnover, di riserve importanti tanto quanto i titolari e così via. E, allora, il discorso si sposta dal tempo alla gestione dello stesso in questo mondo che va continuamente più veloce.

Prendendo in analisi alcuni casi legati all’Inter, si può notare che queste tre settimane non sono state uguali per tutti. C’è chi come Djed Spence, ad esempio, ha sfruttato questo periodo dell’anno senza partite ufficiali per rimettersi in pari col gruppo dal punto di vista fisico con l’obiettivo di esordire nella gara contro il Parma di sabato prossimo. Sarebbe, nel caso, la sua prima presenza dopo lo scorso Mondiale, un’eternità in termini calcistici. Un'eternità paragonabile a quella attraversata con la maglia dell'Italia da Alessandro Bastoni che, dopo la notte di Zenica, è tornato in campo per tre volte di fila da titolare nel secondo mandato da ct di Roberto Mancini. Segnando due gol decisivi, l’acconto per sdebitarsi con i tifosi italiani. L’alto minutaggio fa del difensore di Casalmaggiore un perno della formazione azzurra, al contrario di Nicolò Barella, solo l’11esimo più impiegato nelle prime quattro uscite del selezionatore campione d’Europa nel 2021. Un non problema per il centrocampista sardo che ha spiegato di essere abbastanza maturo per ‘digerire’ qualche esclusione non così scontata. Barella ha anche aggiunto di ‘sentirsi importante, a prescindere da tutto’. Una consapevolezza che Petar Sucic, sei anni più giovane rispetto a Bare, forse non ha ancora raggiunto. Come si è notato dalla sua risposta un po’ enigmatica circa il suo utilizzo in questi primi due mesi di stagione. Il non detto di Sucic ruota attorno al concetto di ‘concorrenza’, un aspetto attualissimo in questo sport. Ormai è sempre più chiaro che chi parte dietro nelle gerarchie non debba contare i minuti a sua disposizione ma debba valorizzarli al meglio. Esattamente come sta facendo Francesco Pio Esposito, che pure avrebbe potuto demoralizzarsi trovandosi a lottare per un posto da titolare con gente del calibro di Lautaro Martinez e Thuram. Invece, l’attaccante di Castellammare di Stabia riesce sempre a risultare utile in qualsiasi modo venga impiegato. Non spreca mai la chance che gli viene concessa, all’Inter come in Nazionale, dove, senza proclami, è diventato il centravanti titolare, un ruolo che sta legittimando a suon di gol. Ispirandosi al suo capitano, devoto all’Inter quanto alla Seleccion. Non si è mai tirato indietro, il Toro, giocando anche sul dolore se la situazione lo richiedeva, che fosse in Champions o al Mondiale. Impossibile, quindi, privarlo dell’onore di esserci per l’ultima con l’Albiceleste di Lionel Messi, uno per il quale vale la pena quantomeno tirare in ballo l’argomento sul GOAT del football, il migliore di sempre del suo settore. Il diez più diez dopo Diego Armando Maradona ha deciso di ritirarsi dalle scene dell’Albiceleste nella notte tra martedì e mercoledì, ma anche lui, in tutta la sua grandezza, non ha potuto fermare il Tempo. Il calcio andrà avanti anche senza quel fenomeno che ci ha fatto innamorare ancora di più di questo Gioco.

Un gioco che cambia la prospettiva delle nostre vite. Per chi lo fa e per chi lo guarda dall'esterno. Come ha sottolineato Cristian Chivu nella sua considerazione a Cronache di Spogliatoio a proposito del ruolo di allenatore: “So che questo è un mondo che ti può togliere tanto dal punto di vista di come stai percependo determinate cose; il rischio di mettere determinate maschere in determinati momenti. Questa cosa non mi piace, quando verrò risucchiato da questa parte che non mi piace credo che dirò basta. Non penso di avere una vita davanti, vivo quello che sono oggi per preparare meglio il domani, ma non mi sono dato cinque, dieci o venti anni di mestiere perché prima o poi si casca nel momento in cui devi mettere la maschera per vari motivi. Io cercherò di non farlo", ha detto il romeno. Toccando il tema della qualità del tempo. Non c'è nulla di più importante al mondo, non solo nel calcio. 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 08 ottobre 2026 alle 00:00
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
vedi letture
Mattia Zangari
autore
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.