"Non c’è solo l’Inter in campo".  La frase l’ha pronunciata Marcus Thuram, dopo il pari spettacolare acciuffato dai campioni d’Italia a Roma con l’ormai classica rimonta, per provare a dare una spiegazione razionale al perché la squadra di Cristian Chivu stia mostrando due volti in questo inizio di stagione. E’ uno spunto utile da cui partire per permettere a chi guarda le cose da fuori, non potendo vivere lo spogliatoio nerazzurro, di abbozzare una prima analisi su certi difetti che si sono visti in ogni prestazione della squadra che, a detta di tutti, viene ritenuta la superfavorita per la vittoria finale. Un assioma accettato come vero dalla critica e dai tifosi senza il bisogno di alcuna dimostrazione pratica. Sulla falsariga degli 'ingiocabili', espressione coniata sempre per definire la strapotenza di Lautaro Martinez e compagni in ambito nazionale. Per confermare in entrambi casi la teoria che suona così: ‘lo scudetto lo può perdere solo l’Inter’. E le imperfezioni tecnico-tattiche che hanno contraddistinto l’inizio dei nerazzurri fanno comodo a coloro i quali sostengono questo assunto perché dà loro ragione due volte: se l’Inter farà il bis tricolore, è normale perché hanno sempre detto che è la più forte. Se, invece, per un motivo o per l’altro, mancherà il back to back, sarà perché si è complicata la vita da sola.

In questo scenario, ovviamente, non esiste il merito dell’avversario. Storia già vista e rivista quando il campionato lo hanno vinto prima il Milan di Pioli e poi il Napoli di Antonio Conte ai danni dell’Inter di Inzaghi. Tikus, invece, ci porta su un altro piano: quello della sportività. 'La Roma ha fatto una partita fantastica nel primo tempo', ha detto a proposito del match dell’Olimpico in cui si sono scontrate le prime due della classe. Riconoscendo il valore di chi sta facendo qualcosa di grande per rimanere sulla scia della squadra di riferimento per la Serie A da diversi anni a questa parte. Non c’è solo l’Inter, appunto, perché le inseguitrici hanno l’ambizione di voler accorciare il gap. Sapendo che nel calcio non conta nulla ciò che viene scritto sulla carta. Se chi giudica dall'esterno si è già arreso a un torneo a senso unico in vetta, Gian Piero Gasperini continua a guidare il treno delle inseguitrici che devono avere l’obiettivo di poter stare vicino ai battistrada per più tempo possibile. Nel caso, ma solo dopo la prova del campo, alzeranno bandiera bianca.

Ecco la lezione che può essere ricavata da questa prima parte di annata antecedente alla lunga sosta. Questa Inter ha qualcosa da sistemare, anche se in molti ad agosto sostenevano che fosse più forte della scorsa stagione. In base a quale criterio non si sa. L’Inter è cambiata molto col mercato, a oggi è impossibile dire che direzione voglia prendere. E’ vero che sta meglio rispetto a un anno fa a livello di classifica, ma la sensazione che restituisce è di non essere ancora fatta e finita. Chivu sta provando a plasmare una nuova creatura e non sempre l’operazione gli sta riuscendo perfettamente. Lo ha fatto notare parlando sabato sera, a margine di un match pareggiato che comunque soddisfa viste le premesse disastrose dei primi 45’: “Parto parlando del secondo tempo, del primo tempo ne ho parlato all’intervallo e rimane tra me e i giocatori. Loro sanno che è verità assoluta ciò che ho detto. Nel secondo tempo per grinta, atteggiamento, qualità e personalità abbiamo fatto una grande partita contro una grande squadra, che si sa cosa rappresenta. Nella ripresa abbiamo tirato fuori qualcosa in più rispetto a inizio stagione. Partirei da quello, lavoreremo per limare certe cose che rimangono tra me e loro. È un buon punto contro una squadra forte, su un campo non semplice".

Le cause di certe situazioni con cui la squadra si sta come auto-sabotando sono rimaste chiuse nello spogliatoio dell’Olimpico: "Quello che dico rimane lì, non vengo a dire determinate cose" ha precisato Chivu a chi, con comprensibile curiosità, voleva sapere il dietro le quinte. Prima di aggiungere un’ovvietà: "Nel calcio ci sono sempre due fasi. Bisogna migliorare quando non si ha la palla". 

Ecco la traccia da seguire in queste tre settimane di buio del campionato: la fase di non possesso dell’Inter che presenta due sfaccettature. Non è tanto un problema di ‘blocco’ alto, medio o basso, quanto di reazione alla perdita del pallone in fase di costruzione. Errori che l’Inter sta pagando molto caro: sono stati sei in Serie A quelli che hanno portato a un tiro dell'avversario (solo Venezia e Lecce hanno fatto peggio, secondo i dati di Math and Sport). Non c’è solo l’Inter, appunto. Ma l’Inter può, se non altro, curare meglio questo dettaglio per non agevolare l’avversario.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 24 settembre 2026 alle 00:00
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.