Cercasi, disperatamente, un po' di sana normalità. Passi per un pizzico di Pazza Inter, passi per la bellezza dei secondi tempi, mettiamoci pure certe attenuanti (inglesi assenti o non integrati) che rendono l'Inter una Cosa ancora evolvibile e transitoria, ma va da sé che l'attuale bipolarità nerazzurra alla lunga non possa che portare più problemi che soluzioni. Più insicurezze che certezze. Il che non è proprio l'ideale. Soprattutto l'idea generale è (davvero) quella di confermarsi in Italia ed attestarsi in Europa. Ma fino a quando vedremo questa Inter a due facce, assente ingiustificata per 45' ed irresistibile nella ripresa?

L'Olimpico di Roma ha sbattuto in faccia tutta l'essenza virtuosa ma calcisticamente psicolabile dei ragazzi di Chivu. Di tutti quanti loro, dal primo all'ultimo. Il rocambolesco 2-2 contro la squadra ad oggi più accreditata nel ruolo di anti Inter, è dimostrazione di forza e reattività ma anche di fragilità indubbia, sino a ieri inaspettata. Uno status che non può divenire uno spartito di stagione, specie se si nutrono ambizioni, se si pensa di essere sufficienti a sé stessi e non al vento degli eventi. Contro Napoli ed Udinese (e parzialmente con i giallorossi) si è sottolineata la grande reazione dopo il doppio svantaggio, nascondendo sotto il tappeto quello che sta diventando un vizietto.

Otto reti subite e quindici realizzate, in cinque gare, rappresentano un parziale campanello d'allarme. Una tendenza un po' naif pur dentro un epilogo di successo. La differenza reti resta un fedele indicatore di forza e di competitività. L'Inter non perde nella Capitale, resta in testa alla classifica,  in fondo è ancora una volta pregevole alla voce resurrezione. Ma è dai propri errori che deve ripartire. Per farlo deve smarcarsi dai pregi (tanti), dimenticarli e pensare ai difetti. La Nerazzurra non può sistematicamente dormire mezza gara, scendere in campo molliccia e spaesata, cedere metri e contrasti come fosse svuotata nel cuore e nella testa.

In questo quadro anche spettacolare, ma degno di un ciclo di auto-analisi, nel match di Roma si registra anche qualche non esaltante performance individuale. Thuram, Bastoni e Jones all'Olimpico non sono mai entrati in partita, nemmeno quando lo hanno fatto i loro compagni. Ma non è la giornata storta di qualcuno a determinare un quadro, è la tendenza dei colori a caratterizzare il suo complesso.  E' il come e non il cosa a preoccupare le notti di Chivu, capolista non per caso. Ma chiamato ad un corso accelerato di psicologia di gruppo.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 20 settembre 2026 alle 00:00
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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Giulio Peroni
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Giornalista e opinionista sportivo. Canali TV Sportitalia e Telelombardia Top Calcio 24. Emittente radiofonica Giornale Radio FM