La maglia nerazzurra con il numero 10 che vedete alle mie spalle nell'immagine di copertina non è quella di Lautaro, non è quella di Sneijder, non è quella di Ronaldo e non è neppure quella di Matthäus. No. Quella è la maglia di Sandro Mazzola, leggenda del calcio. Anzi: del Calcio, quello con la "C" maiuscola.

Parliamo di un uomo che ha scritto la storia dello sport più amato del mondo, oltre la fedeltà incrollabile al nerazzurro. Mazzola è leggenda universalmente riconosciuta. L'eredità di papà Valentino e le gesta con la casacca dell'Inter e della Nazionale italiana parlano per lui. Nella Grande Inter di Herrera, per la verità, indossava soprattutto il numero 8, con il 10 di proprietà di Suarez. Ma per qualche ragione nella mia famiglia c'era l'abbinamento Mazzola-10, forse per via di ricordi legati a qualche frangente della sua carriera quando davvero indossò la 10 oppure semplicemente per difetto di memoria.

Questo, però, fa capire come Mazzola abbia attraversato diverse generazioni di appassionati, come sia entrato nelle case della gente e quanto abbia contribuito a diffondere e abbellire il calcio. L'episodio di Juve-Atalanta è semplicemente raccapricciante. Ma bisogna chiarire una aspetto: lo sfregio non è stato fatto alla memoria di Sandro Mazzola, agli interisti e nemmeno agli appassionati di calcio. Quel gesto da mentecatti è stato un affronto all'essenza dell'essere umani. E alla stupidità non c'è rimedio. Anzi: alla Stupidità, quella con la "S" maiuscola.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
vedi letture