"In futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti", diceva Andy Warhol. Bene. L'Inter, invece, quei 15 minuti li ha utilizzati per continuare a riposare, letteralmente dimenticandosi di scendere in campo. E l'Udinese ne ha approfittato, portandosi sul 2-0 a San Siro. Poi la sveglia e la valanga nerazzurra.

Ancora una volta - terza nelle ultime tre partite - l'Inter si è trovata sullo 0-2. Una settimana fa con il Napoli, poi a Madrid e ieri sera con l'Udinese. Tre partite differenti, tre avversarie profondamente diverse, ma stesso risultato da dover ribaltare. Se in Champions la rincorsa si è fermata a metà anche per "colpa" della bravura di Courtois, in Serie A i campioni d'Italia hanno saputo portare a casa 6 punti pesantissimi.

Indiscutibile la qualità della rosa di Chivu, che contro Runjaic ha lasciato fuori Lautaro, Bisseck, Sucic e, almeno inizialmente, Jones, Pavard e Dimarco, senza contare gli infortunati Calhanoglu e Spence. Quando l'Inter gira e alza il ritmo, la sensazione è che possa segnare in qualunque momento. Non avrà l'uomo di fantasia, quello della giocata risolutiva, ma può disporre di un'organizzazione poderosa che asfissia e stritolare l'avversario.

Resta da capire quel quarto d'ora iniziale: chi voleva essere famoso?

Sezione: Editoriale / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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