Serie A... Come asterisco. L'eccezionalità dell'emergenza Covid-19 e l'imprevedibilità della sua durata nel tempo ha imposto ai protagonisti del pallone nostrano di pensare allo scenario in cui potrebbe essere inevitabile inserire una stelletta a piè di pagina sull'almanacco del calcio italiano per segnalare il game over anticipato sulla stagione 2019-2020.

Come al sopraggiungere di una guerra che lascia dietro di sé la sua tragica scia di morte, è bene che i venti presidenti dei club che militano nel massimo campionato tricolore comincino a entrare nell'ordine di idee di deporre le armi preso atto che il football non è il mezzo adatto per combattere una pandemia mondiale. Anzi, secondo gli esperti, in un caso specifico può essere stata l'occasione per accelerare il contagio che sta mettendo in ginocchio la Lombardia e parte della Spagna: "Credo che abbia giocato un ruolo importante la partita del 19 febbraio, Atalanta-Valencia – ha detto Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e consigliere Oms, a Rai News 24 -. Un terzo della popolazione di Bergamo si è concentrata in uno stadio, poi ha festeggiato. Non è un caso che Bergamo sia la zona più colpita, e non è un caso che Valencia, cioè i cittadini che sono passati dall’Italia alla Spagna, abbiano fatto da trasmettitore nel loro Paese".

La famigerata 'partita zero', come è stata ribattezzata col senno di poi da qualcuno, all'epoca non era altro che un appuntamento storico per i tifosi della Dea, partiti in massa alla volta di San Siro per celebrare una festa di sport a qualche chilometro dalla loro città nativa. Un momento di gioia corale che, rivisto sotto una nuova luce con gli occhi del capitano dei bergamaschi Gomez, fa riflettere: "Aver giocato queste partite è stato terribile – ha ammesso l'argentino parlando con Olé -. In quel momento non c'erano ancora molti casi e nessuno aveva idea di cosa stesse facendo questo virus, non sapevamo bene della gravità e del contagio". La presa di coscienza della pericolosità del virus – ha ragione il Papu – è maturata solo con il passare del tempo, dopo un abbaglio collettivo da cui nessuno può sentirsi escluso. Le responsabilità, ovviamente, sono diverse: l'ultimo dei cittadini meno informati ha meno 'colpe' del presidente dell'Oms o dei potenti del mondo che hanno il dovere di prendere delle decisioni che comportano la vita o la morte di una popolazione. Lo sport, in questo senso, si colloca a metà strada perché non ha potuto anticipare la Storia come accaduto in passato, ma si è dovuto adeguare ai tempi che corrono nel mondo reale. Ecco perché, dopo un tira e molla un po' grottesco, alla fine anche il Cio ha dovuto prendere atto del corso drammatico degli eventi posticipando i Giochi Olimpici al 2021, eccezionalmente a un anno dispari. Come successo agli Europei, proprio nella ricorrenza del 60esimo anniversario, e alla Coppa America. Orologio spostato in avanti di dodici mesi per eventi che, data la loro unicità, hanno scandito i tempi della nostra vita e scandiranno i tempi che verranno. Una cadenza messa in standby che forse aumenterà l'attesa del piacere, di certo non applicabile al carattere routinario dei tornei nazionali per club.

Qui non si respira l'importanza dell'evento, si è immersi in un flusso continuo che è delittuoso interrompere (si pensi alle fastidiose soste per le Nazionali). E' un ciclo in cui le speranze di successo della propria squadra si spengono ma rinascono senza soluzione di continuità da una settimana all'altra. Che si autoalimentano pure quando il pallone non rotola, grazie alla fabbrica dei sogni del calciomercato. Uno stato dell'anima appartenente a ogni appassionato di calcio, che è stato fotografato sapientemente dallo scrittore Nick Hornby in 'Fever pitch' (Febbre a 90'): "E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi". 

Adesso quel sentimento è sepolto sotto tanti strati di paura e preoccupazione, anche se non vede l'ora di rivedere la luce per godere del calcio vero. Quello che fa cambiare l'umore e che si intreccia inestricabilmente con le fortune della nostra esistenza. Una ruota da girare per pescare il jolly quando le non vanno come dovrebbero. Non è questo il caso, la ruota si è fermata in segno di rispetto di fronte a un dramma che ha stabilito con crudele realismo le vere priorità. Il calcio è in standby, riprenderà solo nel momento in cui ritornerà a essere un gioco. Il Gioco. 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 26 marzo 2020 alle 00:00
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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