‘Se mi lasci, (non) ti cancello’ è il titolo della locandina di Parma-Inter, gara dove si sono intrecciate storie di ex che non hanno rinnegato il loro passato. Allo stadio ‘Ennio Tardini’, è tornato quel Cristian Chivu capace, alla prima esperienza da allenatore nel calcio professionistico, di evitare ai ducali la retrocessione in Serie B in una situazione tutt’altro che semplice. Un lavoro riconosciuto sin dal primo giorno dal suo successore, l’ancor più giovane Carlos Cuesta che, anche nella conferenza della vigilia, ha sottolineato che la sua squadra ha il privilegio di vivere notti come quella appena trascorsa grazie alla salvezza ottenuta dai gialloblu con il romeno in panchina. "Non ho il piacere di conoscerlo personalmente, a Parma ha fatto un grande lavoro che ci ha permesso di arrivare a giocare questa partita, raggiungendo l'obiettivo salvezza. Ho solo parole positive per lui, quando vedo giocare l'Inter vedo un'evoluzione, in continuità con il passato, ma con evoluzioni", ha detto lo spagnolo parlando dell’avversario. Il miglior complimento che potesse fare al collega, ma anche una sottolineatura sull’eredità calcistica lasciata in dote dal quadriennio targato Simone Inzaghi. Il passato che ritorna non con le sembianze di un fantasma, semmai come un aiuto per il presente e il futuro.
Una mano invisibile chiamata ‘gioco’ che Chivu ha ricevuto gratis e successivamente integrato con nuove idee, andando oltre un mercato non all’altezza di un club vice campione d’Europa. A parte l’aggiunta in difesa di Manuel Akanji, una sicurezza per la Serie A e non solo, il tecnico dell’Inter ha dovuto arrangiarsi con quello che gli è stato dato negli altri reparti. Luis Henrique, per citare il caso forse più emblematico, è diventato titolare per forza di cose e, pian piano, si sta trasformando quantomeno in un elemento su cui poter contare dopo che lo stesso tecnico lo aveva definito a ottobre, al pari di Andy Diouf, non pronto per il calcio italiano. Il brasiliano, visto il lungo forfait di Denzel Dumfries, le sta giocando praticamente tutte e, all’orizzonte, non si prevede possa riposare con certezza matematica. Anche alla luce delle ultime vicende di mercato, con Joao Cancelo che al ritorno in nerazzurro ha preferito quello al Barcellona. A centrocampo, con la situazione Davide Frattesi da sbrogliare, il vero acquisto è uno che era già in rosa: Piotr Zielinski, letteralmente rinato, nonché l’unico capace di mettere in dubbio l’intoccabilità del trio Barella-Calhanoglu-Mkhitaryan. In attacco comanda sempre la ThuLa, dietro alla quale mordono il freno due giovani che hanno in comune un’esperienza antecedente con il loro mentore. Francesco Pio Esposito in Primavera, Ange-Yoan Bonny proprio a Parma l’anno scorso. La famosa evoluzione sopracitata è stata resa possibile da risorse spesso inaspettate, emerse anche in virtù del coraggio di un allenatore alle prime armi, ma con un bagaglio pieno zeppo di esperienza da giocatore. Uno che non ha mezze misure: vince o perde. I pareggi non sono contemplati da Chivu, ma nemmeno da Cuesta che, nonostante l’abisso tecnico tra Parma e Inter, ha allontanato il foglio di chi ieri lo invitava a firmare per una X. Il rischio di perdere per la volontà di fare sempre tre punti guida le scelte di Chivu per l’insolito turno infrasettimanale del campionato in cui le rotazioni, con vista sul Napoli, coinvolgono i soli Marcus Thuram, Nicolò Barella e Alessandro Bastoni. Altro che turnover scientifico di inzaghiana memoria o quello stabilito dallo staff medico per Conte, fermato clamorosamente sul 2-2 dall’Hellas Verona.
Cambi che non modificano il solito copione di una partita dell’Inter: dopo dieci tiri totali in mezz’ora dei nerazzurri, con tanto di miracolo di Edoardo Corvi su Yann Bisseck, arriva la quasi beffa firmata da Jacob Ondrejka, già giustiziere l’anno scorso. L’incrocio dei pali colto dallo svedese è il fuoriprogramma di un primo tempo a senso unico, concluso meritatamente in vantaggio dagli ospiti grazie al colpo di biliardo di Federico Dimarco. A proposito di ex. Nella ripresa la musica non cambia: si gioca a una sola porta, quella del Parma, il bersaglio che gli interisti tendono a non centrare neanche da posizione privilegiata. Chiedere a Petar Sucic per avere maggiori delucidazioni. L’Inter deve aspettare l’ultimissimo minuto di recupero per trovare il raddoppio: segna Bonny, ma il VAR annulla, il gol buono lo mette a referto il nativo di Parma Marcus Thuram. Un copione sempre uguale a se stesso che non fa più notizia, così come l’Inter lassù, ora a +4 sui campioni d’Italia e sul Milan, domani impegnato contro il Genoa.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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