Si fa presto a parlare di approccio, un termine che diventa un contenitore di molteplici significati quando viene usato nei discorsi sul calcio. Lo sa bene chi, negli ultimi tempi, sta cercando di capire quello che succede all’Inter nella primissima parte di una qualsiasi partita. Tutte queste analisi si concentrano praticamente solo sull’aspetto mentale, come se non esistesse, nella preparazione di una gara, la strategia da adottare per ottenere, tramite uno stile di gioco specifico, più benefici che costi. Si parla spesso di ‘cattiveria’ o, per contro, di 'superficialità', spesso per non dare peso alla parte tattica, che resta quella che condiziona l’atteggiamento di una determinata squadra. Poi, certo, entrano in gioco tanti altri elementi che concorrono a indirizzare l’andamento di una sfida - come gli episodi o la forza dell’avversario - ma l’identità di gioco deve restare il principio base sul quale si fondano le varie analisi. Non si può ridurre tutto semplicisticamente all’atteggiamento morale tenuto nel corso dei novanta minuti o alle emozioni che scaturiscono da un gol fatto o subito.

Questi concetti devono essere inseriti in un discorso più ampio che includa anche il modo in cui una squadra prepara sulla carta la partita e poi la interpreta in campo. Martedì, per esempio, l’Inter aveva ben chiaro il piano partita: aggredire il Feyenoord per non farsi aggredire, insomma abbassare la temperatura dell’acqua che di solito ribolle nel catino di Rotterdam quando la formazione di casa spinge. Il gol del primo vantaggio, arrivato all’ottavo minuto, ha consentito a Thuram e compagni di gestire una situazione che si è presentata poche volte in questa stagione: attaccare un avversario che lascia spazi alle proprie spalle. Una situazione determinata dal vantaggio lampo, nato da una lettura coraggiosa della sfida: recuperi alti del pallone che hanno determinato più occasioni e meno rischi difensivi. L’Inter ha saputo sfruttare un inizio migliore grazie a una prodezza di Bisseck, un gol tanto difficile nella sua esecuzione quanto inevitabile per la sua costruzione. E’ stato proprio il tedesco a promuovere l’azione dell’1-0 con un pressing praticamente dopo la metà campo. L’Inter ha deciso di agire, non aspettando gli eventi della partita per reagire. Un copione contrario a quello che sembrava potersi materializzare pensando a questa partita il giorno della vigilia. "Loro cominceranno forte, attaccheranno moltissimo, spinti dal loro pubblico. Noi dovremo reagire bene, resistere ed essere bravi a gestire la palla”, aveva detto Thuram lunedì sera, proiettandosi alle 21 del giorno dopo. Lo scenario dipinto dal francese si è verificato con ritardo, verso la mezzora, con i padroni di casa incapaci di produrre qualcosa di credibile, confezionando giusto un tiro di Hadji Moussa respinto da Pepo Martinez. In più, nel loro momento migliore, gli olandesi sono stati puniti da una ripartenza guidata da Djed Spence, il migliore in campo al de Kuip, guarda caso quando ha avuto strada libera senza l’ingombro di Andy Diouf come nel derby. Sarebbe stato meglio parlare di quella scelta discutibile di Chivu, al netto dell’emergenza nel reparto d’attacco che lo ha costretto a ridisegnare il modulo, anziché continuare ad alimentare la narrazione dell’Inter che sottovaluta gli avversari o prende gol solo per errori individuali dettati dalla distrazione.

Il primo passo per capire che creatura stia diventando l’Inter, il cui percorso stagionale rimane positivo, è cercare di non banalizzare i discorsi che si fanno attorno alle sue prestazioni, spesso condizionati dal risultato finale. Sentenze è impossibile darne a questo punto della storia, a maggior ragione se all’orizzonte si staglia uno sfidante difficile da maneggiare come il Como, reduce da un 9-1 storico sul campo del Lens. Se la performance contro il Milan era stata figlia di una vittoria fortunata a Venezia, e quella col Feyenoord è nata sulle ceneri della stracittadina, domenica prossima cosa bisogna aspettarsi? Non abbiamo la palla di vetro, ma invitiamo chi commenterà la partita a parlare di calcio, senza fare trattati di psicologia.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 05 novembre 2026 alle 00:00
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.