Dopo la prestazione negativa di Venezia che, fortunatamente, è stata invece ampiamente positiva per quanto riguarda il risultato, Cristian Chivu è uscito allo scoperto. Al tecnico nerazzurro non erano affatto piaciute le solite amnesie in fase difensiva che avevano portato i lagunari per due volte a segno, anche se in fuorigioco e in entrambe le occasioni ci aveva pensato il VAR a dare una mano alla Beneamata. Nella sostanziosa e interessante conferenza stampa pre-derby di ieri alla Pinetina, il mister ha detto senza mezzi termini che la sua squadra debba iniziare ad avere PROVINCIALITÀ (testuale) quando la palla ce l'hanno gli avversari. Vuol dire che l'Inter deve iniziare a difendere con fame, umiltà e come blocco squadra senza pensare che i guai possano essere risolti solo dalle qualità individuali. Proprio come aveva fatto il Venezia di Davide Nicola.

È importante che Chivu inquadri lucidamente cosa non vada dopo otto vittorie e un pareggio che hanno comunque proiettato i nerazzurri a comandare la classifica, seppur in coabitazione con la sorprendente Lazio di Rino Gattuso. Da una parte il mister continua a lamentarsi per una critica che lui definisce pretestuosa solo per il gusto di colpire l'Inter, ma ieri, sollecitato sul tema, ha deciso di rendere pubblico quanto detto ai giocatori dopo lo scampato pericolo in quel di Venezia. Attenzione: provincialità non significa che da questa sera in poi vedremo un'Inter tutta dietro la linea della palla in attesa degli eventi. Chivu ha ribadito la bontà del modo di attaccare della squadra che trova sempre molte soluzioni per andare a dama e lo dimostrano i venticinque gol realizzati in nove giornate.

Ma a preoccupare sono le dieci reti incassate, che il più delle volte hanno costretto la squadra a rimontare per centrare alla fine il risultato desiderato. Il mister batte molto anche sul tasto energia, mancata in laguna, ma che a volte fatica ad emergere visti gli impegni così ravvicinati e tutti importanti e l'impossibilità di ricorrere alla rotazioni desiderate a causa degli inevitabili infortuni che, in questo inizio di stagione, stanno dando fastidio anche all'Inter.

Detto questo, non c'è tempo per allungare troppo l'analisi perchè questa sera sarà derby. L'Inter vanta sette punti di vantaggio sui dirimpettai, ma quando c'è la stracittadina la classifica non conta. In una città come Milano i due derby rimangono un campionato nel campionato anche se la gloriosa storia delle due squadre dice che i punti siano serviti a conquistare qualcosa di più importante della semplice supremazia territoriale. Ma sappiamo che oggi per i tifosi rossonerazzurri la marcia di avvicinamento a San Siro (il caro, vecchio, San Siro), non sarà uguale a quella di altre partite. La Beneamata non prevale dal 22 aprile 2024, quando la vittoria nel derby in casa Milan consegnò ai nerazzurri ventunesimo scudetto e seconda stella. Estasi totale per chi ha l'Inter nel cuore. Ma poi sono arrivate cinque sconfitte e due pareggi tra campionato, supercoppa e Coppa Italia.

È ora dunque di tornare a mettere la Chiesa al centro del villaggio come ai tempi dei sei successi consecutivi dell'era Inzaghi. All'Inter mancherà la leadership del suo Capitano e bomber Lautaro Martinez, ma Chivu e i tifosi nerazzurri confidano nell'ottimo stato di forma di Marcus Thuram, autore del gol che chiuse i giochi nell'indimenticabile derby di due anni fa. Al suo fianco agirà un Pio Esposito voglioso di tornare a far male all'avversario dopo un periodo di appannamento causato anche dalla febbre e dalla dolorosa scomparsa dell'amato nonno. Dopo il derby, martedì prossimo l'Inter tornerà a confrontarsi con l'Europa che conta nella difficile trasferta di Rotterdam contro il Feyenoord. E allora torna di moda la celebre frase: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Anche con provincialità, quando serve.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 31 ottobre 2026 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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