L'Inter attuale, quella sconfitta nel derby e sempre un po' così anche quando vince, vive di languori del momento, non di fame primordiale. La squadra nerazzurra raddrizza partite in modo spettacolare, ma le comincia quasi sempre male. Ha funzionato con il Venezia, con l'Udinese, con la Roma e persino nella grande rimonta con il Napoli. Ma vivere di reazioni, di folate d'orgoglio non può essere un progetto, una consuetudine strutturale. Ancora di più se trovi squadre come il Milan, che negli due anni di confusione tecnica e mentale ha trovato il meglio di sé proprio contro i nerazzurri, che un derby non lo vincono dal 22 aprile 2024 (1-2), quello della conquista della seconda stella.

L'Inter che sprofonda nel primo crollo in campionato, ha perso la stracittadina non di forza, ma di voglia. Non per una differenza di valori, esclusivamente per una differente predisposizione psicologica. Senza garra l'insuccesso diventa probabile, quasi scontato se gli avversari ne traggono vantaggio e questo vuoto lo sanno capitalizzare. I rossoneri un agonismo tenace l'hanno invece espresso da subito, già nei primi minuti. La squadra di Chivu solo dopo il doppio svantaggio (limpide occasioni di Spence e Calhanoglu), ma assai poco, in modo approssimativo, dopo il terzo gol di Moreira.

Con il Milan è stata una caduta amara, nel match più sentito. Ora si dirà che un piccolo zampino nella sconfitta ce l'abbia messo anche l'allenatore, sperimentale nell'inedito modulo 3-5-1-1 a mono punta (Thuram), per poi terminare la gara là davanti con un trio offensivo a metà tra il convinto ed il disperato. E si osserverà pure che sul 3-1 per il Diavolo i cambi sono arrivati un po' tardi, quando mezza squadra non aveva più molto da dare e qualcosa andava forse modificato già all'intervallo. Tutte ipotesi valide ma secondarie, che svaniscono di fronte ai due grandi problemi di questo gruppo, anche oggi un po' incartato su stesso.

Il primo elemento critico resta l'insostenibile leggerezza dell'essere quando i ragazzi scendono in campo. Distratti, molli, impacchettati in un andamento lento. Tendenza che fa capire al contendente di turno che la strada è aperta, la concentrazione altrove. Il secondo problema è consequenziale al primo, ma non troppo. L'Inter barcolla in difesa, filtra poco in mezzo al campo. La causa sembra complessiva, non circoscritta ad alcune unità. In 10 gare di serie A ha incassato 13 reti, come il Bologna ottavo in classifica, tre meno della Roma e addirittura sei meno della sorprendente Lazio, attesa dalla gara con il Cagliari. I Chivu's fanno tanti gol (- 2 rispetto ai giallorossi di Gasperini), ma oggi sono un meccanismo troppo imperfetto per assomigliare a quello più quadrato e talvolta “ingiocabile” dello scorso anno. Quando le colonne (vedi Dimarco e Barella) erano solide e portanti, e tutte le travi beneficiavano di una solidità che si irradiava nelle fondamenta. Il tecnico dovrà ritrovare antiche certezze o trovarne altre. C'è tutto il tempo per riuscirci.

Non sarà una sconfitta nel derby ad alterare ambizioni e valori.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 01 novembre 2026 alle 00:00
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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Giulio Peroni
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Giornalista e opinionista sportivo. Canali TV Sportitalia e Telelombardia Top Calcio 24. Emittente radiofonica Giornale Radio FM