Se non si fosse messa di mezzo l'Atalanta, forse avrebbe potuto vincere il Triplete con l'Inter dove José Mourinho lo aspettava a braccia aperte. Fedele scudiero dello Special One, con cui ha vinto una Coppa UEFA e una Champions League ai tempi del Porto, nonché punto di riferimento nel centrocampo del Portogallo, Costinha riavvolge il nastro della sua carriera in un'intervista alla Gazzetta dello Sport, con la scusa della partita di stasera tra i Dragoes e il Napoli: 

Costinha, intanto la partita. Che Porto dobbiamo aspettarci?
​"Una squadra forte, agguerrita, che vuole giocare a calcio. Diversa dal Napoli di Allegri, sia come approccio che come filosofia. Si prendono dei rischi, non buttano mai il pallone, anche in uscita. Si vede la mano di Farioli: conosco Francesco molto bene e mi ha stregato fin dai primi giorni. E poi davanti sono micidiali".

Citava lei Farioli, ce lo racconta in tre parole?
"Moderno, stakanovista, maniacale. Vado spesso allo stadio, parlo con la gente che vive il Porto e il centro sportivo quotidianamente e tutti mi dicono le stesse cose. È molto giovane, farà una grande carriera".

Un po' come era giovane Mourinho quando vinse con voi tra il 2003 e il 2004... 
"Calma... José è unico. Diverso dagli altri. Non me ne voglia Francesco, so che capirà. Sa anche che sono di parte. Ma Mourinho allora era vent'anni avanti tutti, sia dal punto di vista della comunicazione che nella gestione dello spogliatoio. Ci diceva: quell'avversario si innervosisce se fai quella determinata cosa, quell'altro si muove così in quella circostanza e così via. Non c'erano gli strumenti che ci sono oggi, eppure già lavoravamo sulla testa e la psicologia. Nel suo staff c'era anche Villas-Boas, oggi presidente del Porto. Vedi che giri immensi fa la vita a volte...".

Facciamo un salto in avanti: tre anni dopo, sbarca in Serie A a Bergamo. Purtroppo, però le cose andranno malissimo. Cos'è successo?
"Io a Bergamo ero arrivato con grandi aspettative. Giocare in Serie A era il mio sogno, sono cresciuto guardando il Milan degli olandesi e l'Udinese di Zico. Così, anche se ero il vicecapitano dell'Atletico decisi di accettare. Mi voleva Delneri che mi aveva avuto al Porto per un paio di mesi. Giocai la prima, poi mi feci male e da lì... non mi hanno più preso in considerazione. Non mi facevano nemmeno allenare con la squadra".

Per quello siete finiti in causa?
"Si, è una storiaccia, ma siamo al paradosso. Le racconto questa: io nel 2009 mi accordo con Mourinho per andare all'Inter. Tanto all'Atalanta non giocavo, passavo le domeniche in tribuna, e José pensava che uno con la mia esperienza avrebbe fatto comodo nel suo spogliatoio. Sarei dovuto andare a Milano in uno scambio con Dacourt. Poi all'improvviso l'Atalanta bloccò tutto. Ma come, non gioco mai, parlate male di me e volete tenermi qui a marcire regalandomi lo stipendio? Credo che se fossi andato via e avessi fatto bene qualcuno avrebbe perso la faccia. Magari sarei passato dallo stare in tribuna alla vittoria del Triplete".

Mourinho come la prese?
"Mi chiamò dicendomi che era assurdo, ancora me lo ricordo. Io quindi andavo lo stesso ad Appiano a vedere i suoi allenamenti. Tanto a Bergamo mi facevano correre da solo, in orari diversi. Quindi scappavo... e andavo da José".

Anche quando è arrivato poi Conte non è cambiato nulla?
"No, anche se so che Antonio mi voleva. Mi prese da parte e mi disse che sarei stato importante. Ma scoprii pure lui di avere le mani legate. Purtroppo, due dirigenti che erano ancora lì decidevano e mi hanno fatto vivere una vita infernale. Poi mi dispiace perché la città è bellissima, così come la tifoseria e i compagni. Pensi che abbiamo ancora un gruppo Whatsapp io, Doni, Floccari, Talamonti e tutti gli altri. Sono triste di non aver potuto dare il mio contributo per colpa di due incompetenti".

Sezione: Focus / Data: Mer 04 novembre 2026 alle 13:59
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
autore
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.