Era uno dei prospetti più interessanti di quell'Inter che nel 2012 conquistò la NextGen Series, torneo antesignano della Youth League, con Andrea Stramaccioni al timone. Andrea Romanò riuscì anche a debuttare in prima squadra in un match di di Europa League del 22 novembre 2012 contro il Rubin Kazan, per poi, come accade a tanti, essere protagonista di un autentico giro d'Italia che lo ha portato a Reggio Calabria, Prato, Renate, Monza, Cuneo e Sudtirol. Oggi, a 33 anni, Romanò gioca nel campionato di Promozione lombarda con la maglia dell'Universal Solaro, club dove milita ormai da cinque stagioni. Romanò parla di questa esperienza in un'intervista a VareseSport: "Dopo l’Inter è la società nella quale sono rimasti più anni. Ci sono tanti aspetti che mi hanno convinto, in primis parliamo di un ambiente dove ti fanno star bene, non ti manca mai niente e condito da persone con le quali puoi interagire senza problemi. È un ambiente sano, rispetto a tanti altri dove sono stato e dove non mi sono trovato benissimo. Qui alleno anche i ragazzi, faccio Scuola Calcio Inter, quindi sotto tutti gli aspetti mi trovo davvero bene. Fin quando non mi cacciano (ride, ndr), la mia priorità è Solaro”.

All'Inter tanti campioni. Ma anche tante persone utilissime

Nell'intervista, Romanò si lascia andare poi ai ricordi dei suoi anni nerazzurri: "Il mio rammarico più grande è che purtroppo ho avuto qualche mese prima del mio debutto da titolare un problema pesante con la pubalgia e quindi non sono riuscito a sfruttare al massimo quell’occasione. Però il ricordo è sempre emozionante, il fatto di esordire con la Prima Squadra in Russia e di giocare qualche settimana dopo a San Siro tutta la partita, sono emozioni che ti rimangono. Ci tengo a mandare un ringraziamento doveroso a chi mi ha dato questa possibilità. Un compagno che mi è rimasto impresso? Sono un po’ quelle domande a cui fai fatica a rispondere (ride, ndr), perché comunque in quegli anni ho avuto la fortuna, anche quando giocavo in Primavera, di salire in Prima ed allenarmi nell’anno del triplete e in quello successivo con giocatori come Zanetti, Cambiasso, Milito, Snejider, Eto’o, poi l’anno dopo è arrivato Antonio Cassano…Fare un nome sinceramente è complicato, però il livello di quei giocatori è talmente alto che è difficile dimenticarli. Come esempio, come professionalità e come aiuto da giocatore più grande ed esperto nei confronti di un calciatore giovane, penso appunto a Javier Zanetti, Esteban Cambiasso e Ivan Ramiro Cordoba. Parliamo poi soprattutto di persone umilissime, di un livello inarrivabile. Loro hanno tutto, eppure sono di un’umiltà da elogiare. Ad ogni modo, sono tutti ricordi bellissimi. Ho iniziato a 13 anni in nerazzurro, vivendo alcuni degli anni più belli della mia carriera, su tutti i due anni in Primavera dove ho vinto il Torneo di Viareggio, la Youth League e lo Scudetto. Sono stati anni in cui sono stato trattato sempre bene, in un ambiente sanissimo e dove ti facevano star bene. Poi la fortuna di arrivare in Prima Squadra e confrontarmi con giocatori di questo calibro è stato un qualcosa di unico. Purtroppo il rammarico di non aver giocato bene le mie carte rimane, avendo avuto quel problema fisico. Non sono riuscito, però coi se e con i ma alla fine non ci si fa nulla. È diventato un percorso abbastanza complicato, ma ad ogni modo non mi posso lamentare. Si poteva far meglio, ma poteva andare anche peggio”.

Sezione: Copertina / Data: Mer 04 novembre 2026 alle 18:14
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.