"I ritiri di una volta erano tutta un'altra cosa". È da questo ricordo che parte Nicola Berti, ex centrocampista di Parma, Fiorentina, Inter e Tottenham, ripercorrendo un calcio molto diverso da quello attuale. Per lui, il precampionato non era soltanto un periodo dedicato alla preparazione atletica, ma anche un'occasione per rafforzare il legame con i compagni e vivere momenti di spensieratezza. Le settimane trascorse nei ritiri estivi si dividevano tra allenamenti intensi, passeggiate, incontri con i tifosi e tanti scherzi nello spogliatoio, in un'atmosfera familiare che oggi sembra appartenere a un'altra epoca.
Rispetto ai ritiri moderni, organizzati in strutture riservate e caratterizzati da programmi rigorosi e accessi limitati, quelli degli anni Ottanta e Novanta offrivano un rapporto molto più diretto con l'ambiente che circondava la squadra. Gli spostamenti verso i campi di allenamento avvenivano spesso in pullman, le amichevoli si disputavano nei piccoli centri di montagna e i tifosi potevano avvicinarsi con facilità ai propri beniamini. Berti ricorda con particolare affetto anche gli immancabili scherzi tra compagni, dalle secchiate d'acqua ai piccoli dispetti nelle camere, episodi che contribuivano a creare uno spirito di gruppo destinato poi a riflettersi sul campo durante la stagione.

Le parole di Nicola Berti sui ritiri

L'ex calciatore di Inter e Fiorentina svela le differenze con i ritiri estivi odierni delle squadre di Serie A: "Era tutto più facile, più leggero. Adesso sono blindati e sono diventati di una noia mortale. La sera sceglievo un film in Vhs da guardare con la squadra". Oltre questo l'ex giocatore nerazzurro ha raccontato un aneddoto in questa intervista a SportWeek, magazine della Gazzetta Dello Sport: "In Trentino, dove andavo in ritiro con l’Inter di Trapattoni, di sera nelle camere, tutte dotate di filodiffusione, mettevamo un film. Era ancora l’epoca delle Vhs ed ero io l’incaricato di pescare tra le videocassette a disposizione nella hall dell’hotel. Il fatto è che ogni volta che la reception mi avvisava di una telefonata arrivata per il sottoscritto, prima di accettarla dicevo di stoppare il film, certe volte sul più bello. E i compagni si incazzavano. Li sentivo urlare, insultarmi, qualcuno veniva a picchiare contro la porta dicendomene di tutti i colori. Ma che dovevo fare, non rispondere al telefono? E d’altra parte, mica avevo voglia di perdermi il finale del film. Quando avevo finito di parlare, richiamavo in portineria e dicevo di far ripartire la cassetta". Nicola Berti poi si è soffermato anche su altri episodi di meritevole citazione: "Avevamo due o tre furgoni per spostarci. Uno lo guidavo io, coi compagni che si reggevano ai poggiatesta e ai sedili mentre io mi divertivo a sgasare lungo i pochi chilometri che separavano l’albergo dal campo di allenamento. Poi ricordo i classici gavettoni: io non li facevo, al limite li ho subiti, però col caldo non erano così sgradevoli. All’Inter pure Klinsmann, Matthaus e Brehme ogni tanto si divertivano a lanciare acqua: uno pensa che i tedeschi siano seriosi, tutti d’un pezzo, ma quelli che ho conosciuto io se la spassavano più degli italiani".

Sezione: News / Data: Sab 25 luglio 2026 alle 14:10
Autore: Giammarco Probo
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