Fabio Ripert, storico preparatore atletico di Simone Inzaghi, che con lui ha vinto 10 trofei, risponde da Stegersbach, in Austria, dove si sta preparando l’Al-Hilal in vista della nuova stagione alle domande di Sportweek che ha dedicato un reportage ai ritiri estivi, Ma dove è preferibile farli: in montagna come da tradizione oppure nei propri centri sportivi? "Innanzitutto, bisogna sfatare un luogo comune: due settimane in montagna, dove la temperatura è più bassa e magari c’è vento, non aggiungono nulla sulla tenuta fisica. Per avere dei risultati di spessore, assimilabili a una preparazione dove la corsa e il fiato facciano davvero la differenza, bisognerebbe andare in posti oltre i 1.500 metri e rimanerci almeno un mese e mezzo. Andare in montagna, o in generale in un posto diverso dalla sede, ti aiuta a staccare mentalmente, a rilassarti, a fare gruppo la sera giocando a carte o a biliardo".

I calciatori preferiscono la comodità

Ripert non nega che i calciatori preferiscono lavorare nelle strutture a loro familiari: "In sede hai tutto ciò che usi durante l’anno. Quando vai fuori ti devi invece adattare al centro che trovi. Inoltre, i calciatori hanno la possibilità di tornare a casa e stare in famiglia. Il vecchio ritiro, quello di settimane di isolamento, è finito. La mentalità è cambiata. Se la montagna spezza la routine, il ritiro nel centro sportivo ti aiuta a stare più vicino alla famiglia. La differenza è tutta mentale, perché se parliamo di performance cambia davvero poco. Noi abbiamo sempre avuto un approccio più soft, senza forzare troppo coi carichi di lavoro e senza sfiancare i giocatori con sedute massacranti. Dobbiamo portarli tutti e 25 ad essere al cento per cento per la prima di campionato".

Lo Scudetto del Sol Levante

Ripert poi rivela un aneddoto, o meglio, un suo sentimento personale: "Nell’estate 2023 con l’Inter andammo in tournée in Giappone per una settimana, tra Tokyo e Osaka. A fine anno vincemmo lo Scudetto della seconda stella. Sono convinto tuttora che la magia di quell’annata si creò proprio lì, costruendo rapporti coi giocatori, parlando tra di noi, giocando a carte, scherzando, ridendo. Ed eravamo a diecimila chilometri da casa. Ricordo che chiacchieravamo di vita, non di calcio, parlando delle nostre famiglie. Si creò un’alchimia pazzesca. Nel 2014 invece, con la Primavera della Lazio, andammo addirittura a Corato, in Puglia, a una ventina di minuti dal mare. Anche lì, fu un trionfo: a fine stagione vincemmo la Coppa Italia Primavera in finale contro la Roma, all’Olimpico. Non esiste una ricetta vincente, ma solo un pensiero soggettivo. Con Inzaghi le abbiamo provate tutte, ma ci siamo trovati bene in ogni circostanza".

Sezione: Focus / Data: Sab 25 luglio 2026 alle 13:43
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.