Alla vigilia del derby di Milano e il giorno dopo la presentazione del progetto del nuovo San Siro, il doppio ex Cristian Brocchi analizza per Sitiscommesse.com entrambi i temi di stretta attualità che riguardano entrambi i club.

Lato Milan

"Il Milan stava vincendo nei primi 45 minuti con il Bologna, poi ha giocato un secondo tempo da dimenticare. Per resettare la squadra dopo quel crollo, un derby non ha bisogno dell’intervento dell’allenatore: ci sono partite che si preparano da sole dal punto di vista emotivo e nervoso, e questa è una di quelle. Il lavoro degli allenatori pesa soprattutto quando le partite richiedono un’attenzione e una preparazione diverse, quindi sul piano mentale non sarà un problema. La cosa più importante sarà capire se il Milan riuscirà a recuperare qualche giocatore importante: nel secondo tempo con il Bologna il problema è stato proprio non poter contare su alcuni giocatori chiave nello scacchiere di Amorim, che in un momento di difficoltà avrebbero permesso di venirne fuori in maniera diversa. Dopo il 2-4 con il Bologna Amorim ha detto di aver sentito mancare energia e lucidità fin dal primo minuto. Per me è vero che il Bologna è partito meglio: è stato più incisivo e ha messo in difficoltà il Milan in alcune zone di campo. Poi però il Milan ha avuto una grande reazione di squadra, quella che chiedeva Amorim: appena i giocatori hanno iniziato ad aggredire il Bologna nella sua metà campo, con il pressing ultra offensivo richiesto, hanno ribaltato la partita. Le due indicazioni tattiche, quelle sul posizionamento di alcuni giocatori, hanno portato dei risultati. Il problema c’è stato nel secondo tempo, quando il Milan non è più riuscito ad aggredire e si è abbassato, sia per la bravura del Bologna sia per la poca freschezza atletica di un paio di giocatori, che nei primi minuti hanno faticato ad andare ad aggredire in avanti. Il Bologna ha preso il sopravvento e, nel momento in cui Amorim ha fatto un cambio tattico, il Milan ha preso il gol dell’1-1, pochi minuti dopo quello del 2-2 e poi quello del 3-2. Quella modifica tattica non ha fatto quasi in tempo a farsi notare, perché è arrivato un uno-due terrificante, e Amorim ha cambiato subito di nuovo, tornando a un sistema di gioco diverso, con interpreti più offensivi, che però non sono più riusciti a cambiare le sorti della gara".

Lato Inter

"Dall’altra parte l’Inter schiera un reparto offensivo con Lautaro, Thuram, Bonny e Pio Esposito, che per me è il più forte della Serie A: sono giocatori fortissimi. In campo ci deve sempre essere almeno un attaccante, ma se ce ne sono due è molto meglio: mi piacciono le squadre che giocano con due attaccanti, perché mettono in apprensione e in difficoltà le difese avversarie. L’Inter ha quattro giocatori fortissimi e i due più titolari sono Lautaro e Thuram. Pio Esposito lo considero un altro titolare e Bonny è il meno titolare di tutti, ma quando sta bene fa male: è un reparto che crea problemi alle squadre avversarie. Prima del derby nessuna delle due squadre è al meglio: Chivu ha detto che l’Inter con il Venezia non gli è piaciuta e che avrebbe cambiato tutti, mentre il Milan è crollato con il Bologna proprio quando sembrava aver trovato uomini e gioco. Le due squadre arrivano però con situazioni diverse: l’Inter ha uno zoccolo duro che gioca insieme da tempo, con giocate che ormai vengono in maniera semplice perché la squadra si conosce e non è un cantiere aperto. Il Milan invece ha cambiato radicalmente il suo modo di giocare e allenatore, ha tanti infortuni e, nel momento in cui ha fatto uno step in avanti, ha subìto questa battuta d’arresto. Questa differenza, però, non cambierà l’approccio: penso che né Amorim snaturi il suo modo di fare calcio né, tanto meno, Chivu. Sarà quindi una partita non chiusa, in cui qualche gol verrà fuori".

Lo stadio

"Il derby si gioca ancora a San Siro, destinato a lasciare il posto al nuovo stadio di cui è stato presentato il progetto, e io ci ho giocato da giocatore e da allenatore. Giocare a San Siro è per un giocatore la cosa più bella in assoluto: è uno stadio meraviglioso, che emoziona e ha regalato al calcio pezzi di storia. È molto difficile lasciarlo, soprattutto per quelli come me o come quelli prima di me, che hanno vissuto qualcosa di estremamente grande. È altrettanto vero però che il calcio va avanti: le dinamiche finanziarie incidono in maniera esponenziale e, se non si sta al passo con i tempi, si rimane troppo indietro. In Italia, ahimè, per colpa degli stadi siamo già tanto indietro, a differenza di altri paesi in cui le strutture di allenamento e gli stadi portano introiti molto importanti".

Sezione: News / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 16:46
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
autore
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.