Nemmeno Andy Diouf poteva immaginarsi quanto gli è accaduto negli ultimi mesi della sua carriera: oggi è titolare dell'Inter e una risorsa anche per la nazionale francese di Zinedine Zidane, in un ruolo che sta imparando a fare dopo essere arrivato a Milano nell'estate del 2025 come mezzala. "A essere sincero, se me l'avessero detto un anno fa non ci avrei creduto - ammette candidamente il francese a DAZN -. Nel calcio va tutto in fretta, sono contento di questo inizio di stagione".

Zidane ti ha contattato prima di convocarti? Quando lo hai scoperto?
"Quando è stata diramata la lista ero sull'aereo per Roma. Ho visto la notizia quando siamo atterrati e i miei compagni me l'hanno mostrata e si sono congratulati con me. E' stato bello". 

Cosa vi siete detti con Zidane?
"E' un allenatore molto vicino ai giocatori, fa un certo effetto averlo come allenatore perché rappresenta qualcosa di grande. Le sue parole sono state gentili, mi ha detto che era contento di vedermi e che dovevo mostrare le mie qualità". 

Non hai mai visto giocare Zidane.
"No, no, in tv no. Ma oggi abbiamo Youtube. Ho guardato le sue partite e quello che facevamo".

Il primo confronto tattico con Zidane.
"Già durante il primo o secondo allenamento mi ha detto che voleva schierarmi, che aveva visto le cose buone che stavo facendo all'Inter. E' successo tutto in fretta".

L'ambientamento nel gruppo della nazionale.
"C'erano diversi nuovi arrivati, molti giovani della mia generazione, tra cui molti giocatori del Rennes. Questo mi ha aiutato. Ho tanti amici: Jaquet, Doué. Camavinga, Koné e tanti altri". 

Il bilancio delle prime due partite giocate con i Bleus.
"E' un percorso di apprendimento internazionale, bisogna essere seri e concentrati. Ci sono state cose positive".

Come ti sei sentito al ritorno a Milano dopo questa esperienza?
"Hai uno status diverso, hai più fiducia. Mi viene ancora più voglia di fare di più per la squadra per essere convocato di nuovo".

Al Lens avevi chiuso la tua esperienza giocando in posizione offensive.
"Non ho mai giocato sulla fascia, ho ricoperto diverse posizioni del centrocampo. Al Lens ho fatto anche l'attaccante. So di avere le qualità per giocare come esterno, quindi cerco di dimostrarlo ogni settimana". 

Il nuovo ruolo all'Inter.
"Essendo una cosa nuova, Chivu mi segue durante gli allenamenti e mi dà dei consigli. E' il ruolo in cui posso trovare spazio, avere la possibilità di esprimermi. Sono entrato bene a partita in corso in un derby, questo mi ha dato fiducia. Per un avversario è difficile difendere contro un mancino che parte da destra, ho molte opzioni. Posso combinare con un compagno o entrare dentro il campo. Posso calciare o andare sul fondo e crossare. Cerco di adattarmi".

Sulle difficoltà di avere una sola soluzione in fase di costruzione essendo mancino.
"Nella situazione del gol del Napoli mi ero abbassato, quindi avrei dovuto 'aprirmi' poter poter ricevere fronte al gioco. In attacco è un punto di forza. Devo leggere bene le situazioni. Ora mi sento più a mio agio in questo ruolo perché ci sto lavorando da tempo. Con la palla lavoro da ala, quando resto largo posso attaccare la profondità se ho spazio davanti a me. Così posso diventare decisivo per la squadra".

Bielsa diceva che un giocatore deve imparare a fare tre ruoli diversi per essere completo.
"Ho imparato tantissime cose, è una cosa positiva. Prima ero un centrocampista orientato al gioco offensivo, quindi avevo molto margine di miglioramento a livello difensivo. Ora tocca a me creare qualcosa, mentre quando giocavo in mezzo al campo avevo meno spazio per farlo". 

Sei felice di giocare sulla fascia?
"Certo, sono felice finché posso giocare: amo giocare a calcio. Ho bisogno di stare in campo".

I primi mesi in Italia sono stati complicati per te.
"E' cambiato tutto: campionato, cultura, lingua. Sono arrivato praticamente a fine mercato, non ho fatto la preparazione estiva. Mi sono ritrovato in campo senza avere i giusti riferimenti. Per questo le prime volte sono state complicate, ma è in questi casi che non bisogna perdere la calma e la fiducia".

In Italia si lavora in maniera diversa.
"E' così, ho fatto cose che non ero abituato a fare, ma è positivo uscire dalla propria comfort zone. Ti spinge ad andare oltre".

Ti ha aiutato avere allenatori che sono stati giocatori internazionali?
"Per me cambia molto, è diverso lavorare con grandi calciatori che hanno avuto carriere importanti. Quando ti spiegano una cosa, li ascolti. Succede con tutti gli allenatori, ma se uno ha vissuto quelle stesse cose in campo in passato è diverso. Il messaggio arriva più forte. Per esempio, quando lavoro sulle conclusioni, fa effetto vedere all'opera Zidane".

Cosa significa giocare a San Siro?
"Davvero incredibile, per abituarsi servono diverse partite. Sembra tutto enorme, quando scendo in campo in quello stadio cerco di godermela al massimo. E' un sogno".

Il derby di Milano.
"Non ne ho ancora vinto uno da quando sono arrivato all'Inter. Conta la vittoria, è quella la cosa importante. Rappresenta tanto per i nostri tifosi, faremo di tutto per vincere". 

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 11:57
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
autore
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.